A volte il PC gaming smette di essere una questione di prestazioni e diventa quasi una forma di ostinazione pura. La storia di questo giocatore danese, diventata virale in pochi giorni, è l’esempio perfetto di quanto ci si possa spingere oltre il limite pur di far girare un titolo mastodontico come Red Dead Redemption 2.
La configurazione in questione non è nemmeno così assurda per gli standard di qualche anno fa: un i5-8300H accompagnato da una GTX 1050 Ti da 4GB, una GPU che per anni è stata il minimo sindacale per il gaming su laptop. Il problema è che Red Dead Redemption 2 non è un gioco “normale”. È uno dei titoli più pesanti e complessi mai realizzati, un open world che ancora oggi mette in difficoltà hardware ben più recenti.
Il risultato è qualcosa che sfiora il surreale: circa 4 FPS costanti. Non si tratta più di giocare, ma di sopravvivere a un’esperienza quasi statica, dove ogni movimento richiede pazienza e ogni azione sembra avvenire al rallentatore.
Eppure, nonostante tutto, il giocatore è andato avanti. Il solo primo capitolo gli ha richiesto circa 12 ore reali. Una durata che, normalmente, coprirebbe una fetta ben più ampia dell’avventura. Qui invece diventa un test di resistenza, mentale prima ancora che tecnica.
Facendo una proiezione su queste prestazioni, completare l’intero gioco richiederebbe circa 471 ore. Una cifra folle, che trasforma un’esperienza narrativa già lunga in qualcosa di quasi infinito. Per fare un paragone, si tratta di un tempo sufficiente per completare più volte giochi enormi o affrontare intere saghe RPG.
Questa storia, al di là della curiosità, mette in luce due aspetti fondamentali. Da un lato, la straordinaria ambizione tecnica di Red Dead Redemption 2, un titolo che continua a rappresentare uno standard altissimo per l’industria. Dall’altro, la mentalità dei giocatori PC, spesso disposti a tutto pur di far girare un gioco, anche quando l’esperienza è tutt’altro che ideale.
Perché alla fine non è solo una questione di frame rate. È una questione di volontà. E, in questo caso, anche di una buona dose di follia.