Il mondo di Assassin's Creed si trova al centro di una battaglia legale che potrebbe gettare nuova luce sulle dinamiche interne di Ubisoft. Marc-Alexis Côté, figura chiave nella gestione della celebre saga action-adventure per quasi vent'anni, ha intentato una causa contro il colosso francese chiedendo un risarcimento superiore a 1,3 milioni di dollari.
La vicenda solleva interrogativi sul futuro creativo della franchise e sui metodi con cui le grandi publisher gestiscono i propri talenti storici, mentre Ubisoft attraversa una fase di profonda riorganizzazione societaria.
Secondo quanto riportato da CBC Radio Canada, Côté accusa Ubisoft di licenziamento costruttivo, una pratica che si verifica quando un'azienda modifica sostanzialmente le condizioni lavorative di un dipendente per spingerlo alle dimissioni.
La richiesta di risarcimento include due anni di stipendio come liquidazione e 75.000 dollari per danni morali, legati a quello che l'ex dirigente definisce abuso di potere e danno reputazionale.
La carriera di Côté in Ubisoft attraversa l'intera evoluzione moderna della serie Assassin's Creed, dal suo lavoro come designer e director fino alla nomina a responsabile globale della franchise nel 2022.
In quel ruolo strategico, aveva il compito di coordinare i team internazionali e definire la direzione a lungo termine della saga, un incarico di prestigio che lo poneva come punto di riferimento per uno degli IP più redditizi dell'industria videoludica.
Il punto di rottura arriva nell'ottobre 2025, quando Ubisoft lancia Vantage Studios, una nuova sussidiaria sostenuta finanziariamente da Tencent con la missione di supervisionare i tre franchise di punta dell'azienda: Assassin's Creed, Far Cry e la serie Tom Clancy's Rainbow Six.
Questa ristrutturazione organizzativa rappresenta una delle mosse più significative di Ubisoft per centralizzare la gestione delle sue proprietà intellettuali di maggior valore commerciale.
Appena due settimane dopo l'avvio operativo di Vantage, i co-CEO Charlie Guillemot e Christophe Derennes comunicano al personale tramite email e comunicato stampa che Côté avrebbe rifiutato una posizione di leadership nella nuova sussidiaria, scegliendo di lasciare l'azienda.
La versione di Côté è radicalmente diversa: in una dichiarazione rilasciata pochi giorni dopo, sostiene di non essersi dimesso ma di essere stato "invitato a farsi da parte", con Ubisoft che aveva deciso di trasferire la guida creativa di Assassin's Creed a qualcuno più allineato con la struttura di Vantage.
La documentazione legale presentata da Côté rivela ulteriori dettagli sulle tensioni interne. Durante un incontro manageriale nell'estate 2025, Ubisoft avrebbe manifestato l'intenzione di creare la figura di Head of Franchise, un ruolo che avrebbe assorbito gran parte delle responsabilità di Côté supervisionando i tre IP gestiti da Vantage.
L'alternativa proposta a Côté era la posizione di Head of Production, che però avrebbe riportato gerarchicamente all'Head of Franchise, privandolo di fatto del prestigio e dell'autorità decisionale che aveva costruito negli anni.
Particolarmente significativa per un dirigente del suo livello era la perdita della capacità di condurre direttamente negoziazioni con partner strategici come Netflix, che ha già collaborato con Ubisoft su diverse produzioni legate alle sue franchise videoludiche.
A settembre, secondo la ricostruzione di Côté, gli sarebbe stata proposta una posizione di leadership presso una potenziale "Creative House" dedicata alle serie di secondo livello di Ubisoft, una proposta che l'ex dirigente ha interpretato come un chiaro declassamento per chi si considerava il "guardiano della serie Assassin's Creed".
La situazione precipita quando Côté, dopo due settimane di riflessione per elaborare quella che descrive come una situazione "disorientante e carica di ansia", riceve un ultimatum da Ubisoft per decidere se accettare la nuova posizione.
Valutandola come una "retrocessione inaccettabile" e un "licenziamento mascherato", Côté richiede formalmente il pagamento della liquidazione. Il 13 ottobre gli viene comunicato di non presentarsi al lavoro, e il giorno successivo Ubisoft annuncia ufficialmente la sua uscita dall'azienda.
Il cuore della disputa legale riguarda proprio il modo in cui è stata comunicata la separazione. Secondo Côté, presentando la vicenda come una "partenza volontaria", Ubisoft avrebbe tentato di evitare il pagamento della liquidazione e di mantenere attiva la clausola di non concorrenza presente nel suo contratto.
Questo dettaglio è cruciale nell'industria videoludica, dove i dirigenti di alto livello spesso hanno vincoli che impediscono loro di lavorare per competitor per un periodo determinato dopo l'uscita dall'azienda, clausole che tipicamente decadono in caso di licenziamento ma non di dimissioni volontarie.