Su SpazioGames è da poco disponibile una nuova galleria che farà felici tutti gli appassionati di survival horror e, in particolare, chi continua a considerare Resident Evil una pietra miliare insuperata. Il focus, questa volta, è su dieci curiosità che forse non tutti conoscono sul primo capitolo della saga (che ha da poco compiuto ben 30 anni), un viaggio tra retroscena di sviluppo, scelte creative e piccoli dettagli che hanno contribuito a costruire un mito.
Per capire davvero la portata del progetto bisogna partire da un presupposto spesso dimenticato: Resident Evil non nasce come idea completamente originale, ma come evoluzione di Sweet Home, un titolo horror per NES sviluppato sempre da Capcom. Quel gioco, rimasto confinato al Giappone, conteneva già in embrione molti elementi che sarebbero poi diventati fondamentali, dalla gestione limitata dell’inventario alla tensione costante durante l’esplorazione. È affascinante pensare che uno dei generi più iconici della storia videoludica affondi le sue radici in un progetto quasi dimenticato.
Ma non solo: anche il nome racconta una storia curiosa. In patria il titolo è ancora oggi Biohazard, ma in Occidente si rese necessario un cambio a causa di problemi di diritti. Resident Evil nacque quasi come soluzione di compromesso, eppure si è rivelato incredibilmente efficace, contribuendo a costruire un’identità forte e riconoscibile.
Ci sono poi dettagli più curiosi, quasi da intenditori. L’uomo raffigurato sulla copertina occidentale, per esempio, non è Chris Redfield come molti hanno sempre creduto, ma Richard Aiken, membro della squadra Bravo degli S.T.A.R.S., legato anche a un fumetto promozionale realizzato in collaborazione con Marvel Comics. Un piccolo inganno visivo che nel tempo è diventato leggenda.
La galleria pubblicata da SpazioGames è dunque l’occasione perfetta per riscoprire un classico sotto una nuova luce, ricordando quanto Resident Evil sia stato non solo un grande gioco, ma un punto di svolta capace di ridefinire le regole della paura.