Nel corso degli ultimi giorni è emerso che Sony avrebbe introdotto, in silenzio e senza alcun comunicato ufficiale, un nuovo sistema DRM applicato a tutti gli acquisti digitali su PlayStation Store effettuati dopo l'aggiornamento firmware PS5 di marzo 2026.
Il meccanismo è semplice nella sua brutalità: ogni gioco acquistato digitalmente richiede un check online ogni 30 giorni. Se la vostra console non si connette al PSN entro quel lasso di tempo, la licenza decade. Il gioco non si avvia. Fine.
Le prime interpretazioni parlavano di un bug, di un errore involontario introdotto durante operazioni di manutenzione al PlayStation Store. Una spiegazione comoda, quasi rassicurante. Poi è arrivata la risposta del supporto PlayStation a un utente che aveva chiesto chiarimenti, e l'ipotesi del bug è evaporata: "Il timer di 30 giorni viene applicato a tutti i nuovi acquisti. Se la console non si connette alla rete entro 30 giorni, la licenza perde validità e il gioco potrebbe non partire."
E, per chiudere ogni scappatoia: "Impostare la console come principale non aggira questo limite."
Fermiamoci un secondo su questa risposta, perché merita attenzione. Non è una nota stampa vaga, non è un "stiamo investigando", non è un "ci scusiamo per il disagio." È una risposta diretta, tecnica, che descrive il funzionamento di un sistema evidentemente già attivo e già documentato internamente. Qualcuno quel sistema lo ha progettato. Qualcuno lo ha approvato. Qualcuno ha deciso che poteva essere introdotto senza dire nulla.
E Sony, al momento, tace. Nessuna conferma ufficiale, nessuna comunicazione proattiva, nessuna spiegazione alle milioni di persone che acquistano giochi digitali ogni giorno fidandosi del fatto che quei giochi rimarranno accessibili. Questo silenzio è già di per sé una risposta.
Parliamoci chiaramente: il DRM esiste da decenni, e capisco le ragioni commerciali che spingono le aziende ad adottarlo. Ma c'è una differenza enorme tra un sistema di protezione trasparente, comunicato e ragionevole, e una misura introdotta sotto traccia che cambia retroattivamente le condizioni d'uso dei contenuti acquistati.
Perché sì, retroattivamente: non si parla di un avviso preventivo che avvisava gli acquirenti di questo vincolo prima di premere "acquista". Si parla di una modifica silenziosa che ha trasformato le regole del gioco dopo che i soldi erano già stati versati.
Fate il caso concreto: acquistate un gioco a marzo. Partite per lavoro, o vi ammalate, o semplicemente non accendete la console per un mese. Tornate a casa, vi sedete sul divano, premete "avvia" e il gioco non parte. Perché la vostra licenza è scaduta. Perché Sony ha deciso che la vostra connessione a internet è una condizione d'uso che non vi aveva comunicato.
Questo è il punto. Non il DRM in sé, non la tecnologia, non nemmeno il timer da 30 giorni considerato in astratto. È la mancanza totale di rispetto nei confronti di chi spende i propri soldi su quella piattaforma. È il presupposto che gli utenti non abbiano diritto a sapere come funzionano i prodotti che acquistano.
Sony negli ultimi anni ha abituato i suoi utenti a un rapporto sempre più asimmetrico: prezzi in aumento, servizi in abbonamento sempre più necessari, politiche che cambiano senza preavviso. Ogni volta qualcuno giustifica, qualcuno minimizza, qualcuno dice che è normale in questo settore.