Quando un videogioco atteso viene finalmente pubblicato, i giocatori più attenti scrutano ogni angolo dell'esperienza di gioco, spesso scoprendo dettagli che gli stessi sviluppatori avrebbero preferito correggere prima del lancio. È esattamente quello che è successo con Crimson Desert, il GDR open-world sviluppato da Pearl Abyss, finito al centro di una polemica appena ventiquattro ore dopo la sua uscita sul mercato.
La community ha individuato sui social media diversi elementi visivi sospetti, riconducibili all'uso di strumenti di intelligenza artificiale generativa, costringendo il team di sviluppo a una pubblica ammissione di responsabilità.
Pearl Abyss ha diffuso un comunicato ufficiale sulla piattaforma X in cui ha riconosciuto che alcune risorse grafiche bidimensional erano state create attraverso strumenti di AI generativa in fase sperimentale. La spiegazione fornita è quella di una svista: tali asset avrebbero dovuto essere sostituiti prima della pubblicazione finale, ma qualcosa nel processo interno è andato storto e il materiale è rimasto nel gioco commerciale.
"A seguito delle segnalazioni della nostra community, abbiamo identificato che alcuni di questi asset sono stati inclusi involontariamente nella versione finale", hanno scritto i responsabili dell'azienda.
We would like to address questions regarding the use of AI in Crimson Desert.
— Crimson Desert (@CrimsonDesert_) March 22, 2026
During development, some 2D visual props were created as part of early-stage iteration using experimental AI generative tools. These assets helped us rapidly explore tone and atmosphere in the earlier…
In risposta alle critiche, la pagina Steam di Crimson Desert è stata aggiornata con una dichiarazione esplicita sull'uso di contenuti generati dall'intelligenza artificiale, specificando che la tecnologia è impiegata "in modo supplementare" durante la creazione di alcuni elementi grafici 2D, che vengono poi sostituiti.
Pearl Abyss ha inoltre annunciato un audit completo di tutte le risorse presenti nel gioco, con l'impegno di sostituire i contenuti interessati attraverso aggiornamenti futuri. Il team ha anche promesso una revisione interna delle proprie pratiche comunicative, per garantire maggiore trasparenza nei confronti della propria base di utenti.
Il caso Pearl Abyss non è isolato nel panorama videoludico recente. Verso la fine dello scorso anno, Sandfall Interactive aveva perso i premi Game of the Year e Debut Game agli Indie Game Awards a causa dell'uso di texture placeholder generate dall'AI nel titolo Clair Obscur: Expedition 33.
Una dinamica che si ripete con preoccupante regolarità, suggerendo che il ricorso all'intelligenza artificiale durante le fasi intermedie dello sviluppo sia diventato più diffuso di quanto le aziende ammettano pubblicamente.
Analogamente, Embark Studios, il team dietro Arc Raiders, si trova nella stessa situazione: dopo le proteste dei giocatori, anche questo sviluppatore ha avviato un processo di sostituzione del materiale generato dall'AI precedentemente incluso nel titolo.
Il pattern che emerge da questi episodi è chiaro: gli strumenti di intelligenza artificiale vengono usati internamente come soluzione rapida o temporanea, ma il confine tra materiale provvisorio e contenuto definitivo si rivela più labile di quanto previsto.
Quello che accomuna questi casi non è tanto l'uso dell'AI in sé (pratica ormai diffusa in molti settori creativi quanto la mancanza di comunicazione preventiva con il pubblico). I giocatori mostrano di non accettare di buon grado la scoperta a posteriori di tali pratiche, specialmente quando le aziende non ne fanno cenno prima del lancio. La trasparenza, come Pearl Abyss ha ora promesso di adottare, si conferma una necessità e non una scelta facoltativa.