Arctic, produttore conosciuto per i sistemi di raffreddamento ad aria e a liquido per PC, ha deciso di utilizzare i rimborsi sui dazi ricevuti dal governo statunitense per ridurre i prezzi dei propri prodotti. L’intervento descritto riguarda il mercato statunitense e l’azienda non ha comunicato listini o disponibilità specifici per l’Italia e il resto d’Europa.
La società applicherà le riduzioni alla propria intera gamma, anziché limitarle agli articoli che avevano subito rincari collegati alle tariffe. L’obiettivo dichiarato è restituire al mercato tutte le somme recuperate attraverso tagli generalizzati, destinati a rimanere attivi finché l’intero rimborso ricevuto non sarà stato trasferito ai clienti.
Arctic ha spiegato di avere assorbito quanto più possibile l’aumento dei costi quando le tariffe commerciali statunitensi erano cresciute. La maggior parte dei prodotti non aveva subito variazioni, mentre gli adeguamenti erano diventati necessari per un numero limitato di articoli venduti nel mercato statunitense. In quella fase, il produttore aveva promesso di annullare gli aumenti qualora le condizioni lo avessero consentito.
Una parte delle risorse sarà inoltre destinata a iniziative comunitarie negli Stati Uniti, concentrate sull’educazione tecnologica e sulle realtà locali legate all’assemblaggio dei PC. La società ha collegato questa scelta al proprio impegno per prezzi considerati equi e al sostegno delle comunità di appassionati che utilizzano i suoi componenti.
Il provvedimento nasce dalle conseguenze dei dazi sulle importazioni introdotti nel 2025 dall’amministrazione del presidente Donald Trump. Le tariffe avevano interessato un’ampia quantità di beni dotati di componenti fabbricati fuori dagli Stati Uniti. Diverse aziende avevano trasferito almeno parte dei costi sui consumatori, mentre altre avevano scelto di assorbirli.
Anche l’industria dei videogiochi era stata coinvolta: Nintendo, Sony e Microsoft avevano aumentato il costo di alcuni prodotti senza indicare direttamente i dazi come motivazione. Nel febbraio 2026, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha annullato le tariffe giudicandole incostituzionali, aprendo la strada alle richieste di rimborso da parte delle società interessate. Nintendo ha anche avviato una causa contro l’amministrazione Trump.
La gestione di questi rimborsi ha generato ulteriori azioni legali. Alcuni consumatori chiedono che le somme recuperate vengano restituite a chi aveva acquistato prodotti rincarati, con cause che coinvolgono Nintendo e Sony. La prima sostiene di non avere l’obbligo di trasferire i rimborsi ai clienti, mentre Sony è chiamata a rispondere nel corso di agosto alle contestazioni consolidate nei suoi confronti.