Recensione 5 min

Lost at Sea | Recensione – Il misero valore della vita di tutti

Lost at Sea è il classico indie che punta dritto a emozionare, ma stavolta qualcosa è andato storto.

La conta interminabile di titoli indipendenti che puntano tutto sulla volontà di emozionare, toccare le corde più intime e lasciare un segno tangibile nelle coscienze dei giocatori fa capire con chiarezza verso quale direzione si spingano molte produzioni.

Lost at Sea

Piattaforma:
PC, PS5, XONE
Genere:
avventura
Data di uscita:
15 Luglio 2021
Sviluppatore:
Studio Fizbin
Distributore:
Headup

Lost at Sea segue quella scia, forse perdendo di vista un dato incontrovertibile: oggi, per svettare tra le avventure di questo genere, bisogna sapersi distinguere; c’è bisogno di proporre qualcosa di diverso, o che provi quantomeno a colpire nel segno senza banalizzare i soliti temi e l’impianto ludico su cui poggiano.

Diventa estremamente complicato quando, per rendere la propria opera memorabile, si ha la convinzione che basti rappresentare le gioie e i drammi della vita condivisi da tutti. E diventa proibitivo quando lo si fa in modo sommario, mai ficcante e con un sistema di gioco che non riesce mai a coinvolgere, sfociando per larghi tratti nella noia più totale. Lost at Sea è dunque un buco nell’acqua?

Anche per chi è amante delle tematiche delicate e delle interazioni minimali, l’opera dei tedeschi Fizbin non rappresenterà un degno esponente capace di rivaleggiare con altre produzioni con gli stessi obiettivi. E le motivazioni sono legate principalmente alle scarse ambizioni e all’incapacità di narrare con trasporto e coi giusti approfondimenti.

Lost at Sea, un mare di gioie e dolori

Lost at Sea si apre con la protagonista, Anna, intenta ad approdare su un isolotto dopo una complicata navigazione in mare aperto. Quell’isola non è un vero luogo fisico, ma rappresenta piuttosto l’agglomerato dei ricordi di una vita intera. Opportunamente sparsi in un ambiente a mondo aperto composto da minuscoli biomi, i momenti focali dell’esistenza di Anna, ormai rimasta da sola, verranno ripercorsi per dare forma al vissuto della donna.

Tra rimpianti, occasioni sprecate, momenti di felicità, disgrazie e i crucci dell’età che avanza, Lost at Sea tenta in effetti di tratteggiare una storia vibrante e coesa, ma purtroppo ci riesce solo in minima parte. I motivi sono da ricercare in una narrazione estremamente generica e scialba, e nelle frasi lapidarie e striminzite, che lasciano piuttosto freddi e non riescono a far empatizzare il giocatore con la protagonista e i suoi sentimenti.

Non aspettatevi grandi spazi in cui muovervi e tangibili diversificazioni del mondo di gioco, perché Lost at Sea è in verità poco più di un sandbox in cui si fa continuamente la spola da un punto all’altro, con lunghe camminate in cui non succede assolutamente nulla. Sin dall’inizio, il gioco vi avvertirà che dovrete affrontare le vostre paure, superare il terrore della morte che attanaglia qualunque persona in età avanzata.

Anna non è più nel fiore dei suoi anni già da molto tempo e, nella ricerca di una serena senilità, l’accettazione diventa un obbligo al quale non si può sottrarre. Il giocatore dovrà dunque scoprire delle micro aree che punteggiano il grande deserto che è quell’isola, dove mare e sabbia non lasciano esplorazioni alternative né momenti che vi resteranno realmente impressi nella mente.

Dato che i biomi (che preferiamo chiamare micro ambienti) rappresentano delle specifiche fasi della vita, era lecito aspettarsi un approfondimento maggiore sia dei luoghi, sia dei momenti salienti che gli oggetti al loro interno rappresentano. Al contrario, quei posti che hanno certamente un valore simbolico appaiono come ammassi di roba ammonticchiata in mezzo al nulla, e quando interagirete con mobilia o giocattoli otterrete al massimo un paio di frasi di poco conto.

Ne esce fuori un racconto frammentato, senza dubbio molto chiaro ma dilatato in un tempo che vorreste fosse inferiore alla scarsa mezza dozzina di ore che impiegherete per sapere tutto ciò che ha vissuto la donna. Complice di questa grande noia è anche il gameplay, che non sa adottare scorciatoie per diminuire i troppi tempi morti.

Gameplay

Lost at Sea non vi dice esattamente cosa dobbiate fare, né vi spiega in modo comprensibile quali siano gli elementi principali di gioco. Quando dovrete affrontare le vostre paure, che si sostanziano in singoli globi luminosi che si formano da fronde nere che possono fioccare ovunque, dovrete semplicemente inquadrarli prima che vi arrivino addosso. In questo modo li smaterializzerete e non dovrete ricominciare dai soliti checkpoint, comunque ben distribuiti. Questa è l’unica minaccia che dovrete affrontare in Lost at Sea, che è di una banalità davvero disarmante.

Non va meglio con l’esplorazione, che è l’elemento cardine su cui ruota l’intera esperienza di gioco. Si consideri che Lost at Sea vi mette sin dall’inizio a disposizione una bussola, ma la necessità di orientarsi è legata solo al reperimento degli oggetti utili allo sblocco dei ricordi. In sostanza, dopo aver scoperto i punti con cui interagire, dovrete trovare la parte mancante che si trova in giro sull’isola: ecco dunque che ruotando una particolare ghiera del quadrante potrete di fatto selezionare uno specifico momento temporale, mentre sulla parte superiore vedrete uno degli oggetti in questione. Attorno al perimetro della bussola si illumineranno allora dei puntini bianchi, che corrispondono grossomodo alle coordinate da seguire mentre terrete al centro la lancetta per non perdervi.

Cosa è successo nella vita di Anna?

Capirete l’esatto funzionamento della bussola da soli e non subito, perché Lost at Sea non sa sfruttare bene questo elemento, creando addirittura un senso di smarrimento iniziale; ve ne accorgerete quando vi renderete conto che non c’è bisogno di selezionare l’oggetto per metterlo lì dove manca. Se avrete l’oggetto giusto e sarete nel punto richiesto, vi basterà premere il tasto per interagire e tutto andrà al proprio posto, lasciandovi concludere di fatto quella sezione.

Ciò che dovrete raccogliere di volta in volta si concretizzerà solo dopo essere entrati in contatto con quelle che sembrano delle minuscole stelle luminose, disposte in modo tale da farvi muovere da una piattaforma all’altra in modo davvero semplicistico.

Lost at Sea è davvero tutto qui, e non bastano i riferimenti ai drammi più profondi per risollevare le sorti di un progetto troppo pigro e mai ispirato per far breccia nei cuori degli utenti. Ci sono elementi d’interesse e temi che vengono appena lambiti, come la sindrome del nido vuoto che ha colpito la protagonista, il cui impatto e le conseguenze nel lungo periodo non sono mai da sottovalutare nella vita genitoriale. O la presa di coscienza che le ferite non si rimargineranno mai, e anche quando smetteranno di sanguinare, rimarrà per sempre una cicatrice pronta a ricordarvi i dissesti di un percorso personale che nessuno potrà mai davvero capire fino in fondo all’infuori di voi.

Il gioco tocca alcuni temi delicati, ma non ci crede abbastanza.

Lost at Sea, sebbene non abbia grossi bug che inficiano la godibilità del gioco, non cattura nemmeno l’occhio: graficamente è sotto la media, gli ambienti sono disadorni, la modellazione poligonale è basilare e in generale non c’è davvero nulla che possa rappresentare un carattere distintivo per l’opera, costretta ad annegare nel mare magnum in cui si sono persi in troppi.

Di storie emozionati ce ne sono state molte e le abbiamo raccontate a tempo debito su queste pagine, tessendone le lodi a più riprese; e sì, dobbiamo dire che sono senz’altro più meritevoli della vostra attenzione, rispetto a questo timido esperimento sin troppo acerbo negli intenti e nella realizzazione. Lost at Sea, non sapendo bene dove dirigersi, ha deciso di andare alla deriva e allontanarsi all’orizzonte fino a perdersi tra i marosi.

Versione recensita: PC

Se volete godervi i prossimi giochi al massimo della qualità, vi consigliamo di acquistare uno tra questi monitor consigliati, adatti davvero a tutte le tasche.

6,0

Lost at Sea

Piattaforme: pc, ps5, xone
Lost at Sea è un progetto indipendente che, come tanti altri, tenta di giocarsi le sue possibilità puntando tutto sulla volontà di suscitare emozioni forti nel giocatore. La storia blanda e generica, assieme a un sistema di gioco banale, pieno di tempi morti e sin troppo semplicistico, non riescono a far fare il salto che gli sviluppatori tedeschi evidentemente si auspicavano. Il progetto ha un paio di buoni riferimenti narrativi, ma non possono bastare per un titolo che è davvero troppo indietro persino rispetto ad altri indie coinvolti nello stesso genere.

Pro

  • Alcuni buoni spunti narrativi...

Contro

  • ... Ma la storia è striminzita e mai davvero profonda
  • Sistema di gioco banale, troppi tempi morti, troppi elementi appena abbozzati
  • Ambienti poveri e disadorni
6,0