Indivisible: La grande avventura di Ajna – Recensione

Il mix dei mix dai creatori di Skullgirls sarà all'altezza con le alte aspettative che lo circondavano?

Recensione
A cura di DottorKillex - 7 Ottobre 2019 - 15:00

Siamo finalmente giunti al momento della verità per Indivisible, ibrido tra un gioco di ruolo ed un action platformer partorito dalle menti dei ragazzi di Lab Zero Games e pubblicato da 505 Games. Dopo averlo giocato nelle sue versioni preliminari (qui trovate l’anteprima più recente del nostro Buddybar), ci siamo immersi completamente nel suo mondo, per testare la bontà dell’esplorazione e dei combattimenti. Quella che segue è la nostra recensione della versione Playstation 4, sebbene il gioco giungerà a breve anche su PC ed Xbox One, con una versione Switch prevista per il mese prossimo.

Indivisible: La grande avventura di Ajna – Recensione

Un abbozzo di trama

Un villaggio rurale, dove ogni mattina ci si sveglia con i raggi del sole negli occhi e gli uccellini che cinguettano sugli alberi. Una ragazza all’apparenza assai poco femminile, assai dotata nell’arte del combattimento ma, nel contempo amata da tutto il villaggio, di nome Ajna, figlia del vecchio saggio. Un attacco improvviso e violento da parte di truppe armate fino ai denti, che radono al suolo il villaggio ed uccidono la quasi totalità dei suoi abitanti, compreso il padre di Ajna, la quale, colma di rabbia, affronta in combattimento Dhar, il comandante delle truppe nemiche. La scoperta di Ajna, estemporanea e sorprendente, di poter inglobare nella sua mente gli alleati incontrati lungo il cammino, per poi evocarli nel momento del bisogno durante le battaglie.

Queste sono le premesse della storia narrata in Indivisible, che porterà la protagonista ad imbarcarsi nel più classico dei viaggi alla ricerca di vendetta nei confronti dell’oscuro signore che sembra aver ordinato il massacro, tale Ravannavar. Nonostante qualche scambio divertente e un gran numero di personaggi secondari, l’incedere della trama e la sua originalità lasciano un po’ a desiderare, tra clichè narrativi, nemici bidimensionali e lunghi periodi in cui non succede nulla di davvero rilevante. Cionondimeno, sebbene il buon livello di sfida proposto smentisca in parte questo assunto, l’impressione è che i ragazzi di Lab Zero Games abbiano optato per una storia semplice da seguire e priva di chissà quali risvolti psicologici, in linea con il rating PEGI della produzione, che è di sette anni.

Traendo ispirazione da numerose leggende folkloristiche provenienti da culture assai differenti tra loro (dal sud-est asiatico fino al nord-Europa), gli sviluppatori hanno confezionato così una fiaba moderna, con qualche venatura dark ma fondamentalmente adatta a tutta la famiglia, guadagnando in accessibilità quello che è andato inetivabilmente perso in termini di profondità e caratterizzazione dei personaggi. A meno di non giocare insieme ai vostri figli o a fratellini/sorelline più piccoli, insomma, difficilmente sceglierete l’ibrido distribuito da 505 Games per la narrativa in sè: è più facile che siate attratti dal look cartoonesco o dall’adrenalinico battle system.

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Mix inatteso

E proprio il combat system è al centro della produzione, ed è, a nostro avviso, uno degli elementi più riusciti per alcuni versi e, nel contempo, uno di quelli che necessiterebbero maggiormente di una revisione. Può sembrare un paradosso, ma ci spieghiamo meglio: Indivisible alterna due meccaniche di gioco, l’esplorazione in due dimensioni, con controllo diretto dei personaggi e fasi di platforming puro, in maniera non dissimile dai cosiddetti metroidvania, a combattimenti in stile JRPG, dove i turni sono regolati da una sorta di active time battle sulla falsariga di molti dei capitoli di Final Fantasy.

Una volta incontrato un nemico a schermo, lo si può attaccare (o essere attaccati se incauti) per iniziare un combattimento, con ognuno dei quattro personaggi che compongono il nostro party comandato direttamente da uno dei quattro tasti frontali del pad. Sebbene sia necessario attendere che una barra temporale si riempia, una volta piena si può lanciare all’attacco ognuno dei nostri personaggi in tempo reale, concatenando attacchi in maniera non dissimile da quanto visto nella mai dimenticata serie Valkyrie Profile di Square Enix. Dove, però Tri-Ace era diventata maestra, e cioè nel bilanciamento del combat system e nella gestione delle tempistiche, i ragazzi di Lab Zero Games hanno ancora molto da imparare: all’immediatezza e alla semplicità del sistema di combattimento fanno da contraltare una certa mancanza di profondità, con il gioco che mostra praticamente tutto ciò che ha in serbo per il giocatore già durante le prime quattro o cinque ore.

Ancora più grave, a nostro avviso, è la sensazione di non avere mai il pieno controllo della situazione, con i nemici che attaccano incessantemente e alcune hitbox che non sembrano connettersi in maniera precisa: soprattutto i nemici dotati di scudo, capaci di annullare ogni attacco, diventano presto una spina nel fianco, perchè l’unico modo per abbatterne (temporaneamente, peraltro) le difese è concatenare un attacco alto ed uno basso in rapida sequenza.

Indivisible: La grande avventura di Ajna – Recensione

Questo procedimento, in sè, non sarebbe un problema, se non fosse che, almeno per la metà delle volte, il gioco non riconosce l’input correttamente, costringendo a ripetere la procedura più e più volte prima di poter infliggere danni degni di questo nome. Il risultato è che il sistema di combattimento di Indivisible offre il meglio di sè negli scontri regolari, quando l’opposizione dei nemici è meno intensa e ci sono maggiori margini di manovra. Al cospetto dei boss, invece, e qui veniamo anche al secondo problema della produzione, l’estrema difficoltà degli scontri richiede tempismo e precisione massimi, con margini di errore quasi inesistenti: oltre a provocare frustrazione, questa scelta di design costringe il giocatore a dedicarsi ad un po’ di sano grinding, che, però, in Indivisible è parzialmente limitato dal respawn irregolare dei nemici, molti dei quali non tornano in vita una volta sconfitti.

Alla luce di questa situazione, i picchi di difficoltà di cui la campagna principale è costellata (ne abbiamo incontrati tre, di cui uno in particolare da crisi isterica) possono rappresentare un problema, soprattutto in assenza di un selettore per la difficoltà. Al netto di queste sbavature, comunque, l’inedito miscuglio tra esplorazione e fasi platform anche piuttosto impegnative e combattimenti a turni funziona degnamente, soprattutto grazie al gran numero di personaggi secondari reclutabili, con la possibilità di comporre il proprio party a piacimento e variare consistentemente approccio alle battaglie. Discreto ma comunque migliorabile anche il level design, sì intricato e labirintico ma comunque distante dalla bontà di prodotti che hanno settato standard piuttosto alti a riguardo, come Hollow Knight o il più recente Bloodstained firmato da Koji Igarashi.

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Arte in movimento

Sin dai primi trailer di qualche mese fa, la direzione artistica di Indivisible ci aveva colpiti, e la versione finale non è assolutamente da meno: giocato su una PS4 standard, il titolo Lab Zero Games conferma tutte le sue qualità, con una pixel art ispiratissima e grande maestria nel comparto animazioni. La collaborazione con Studio Trigger, uno dei più apprezzati studi di animazione nipponici, autore, tra gli altri, di Kill la Kill e Little Witch Academia, assicura sequenze anime di grande impatto visivo, a partire da quella iniziale, diretta da Yoh Yoshinari. Aldilà della bontà dello spritework e della ricchissima palette di colori, stupiscono anche il chara design, variegato e raramente banale, e la fluidità con cui Ajna si muove a schermo, che per qualità e naturalezza ricorda moltissimi film di animazione giapponesi piuttosto che un videogioco. Molto bene anche la colonna sonora, che si candida a diventare uno dei lavori migliori di Hiroki Kikuta (Secret of Mana, Trials of Mana, Soul Calibur V): tra flauti, motivi prettamente orientali e ballate che strizzano l’occhio alla tradizione giapponese, raramente l’azione a schermo non sarà accompagnata dal giusto ritmo.

Bene, anche se non al livello del resto della produzione, il doppiaggio in lingua inglese, che alterna punte di eccellenza (Tania Gunadi nei panni della protagonista su tutti) ad altre prove un po’ più sciatte. Cotanto splendore artistico dimostra che anche progetti inizialmente molto piccoli, passati per il crowdfunding come questo, possono dire la loro a livello audiovisivo pur in un mercato estremamente affollato e ricco di produzioni dai budget infinitamente più elevati.

Nonostante una longevità complessivamente inferiore a quella di molti congeneri (tenendo come riferimento i giochi di ruolo d’azione), Indivisible si presta molto bene ad essere rigiocato almeno una seconda volta, grazie al gran numero di personaggi reclutabili, le cui abilità influiscono notevolmente sul combat system, rendendo una eventuale run successiva alla prima sufficientemente diversificata.

+ Coniuga bene due generi apparentemente inconciliabili
+ Direzione artistica incantevole
+ Combat system rapido ed intuitivo...
+ Impegnativo...
- ...ma spesso troppo caotico
- ...a tratti anche troppo, con picchi di difficoltà eccessivi

7.6

Indivisible è un concentrato di stile, rapidità ed immediatezza, capace di mescolare sapientemente fasi platform discretamente impegnative con combattimenti a turni anche più severi, creando un amalgama gradevole ed accessibile.
Urgono, però, modifiche al bilanciamento: il combat system è frenetico ma anche (troppo) caotico, e il livello di sfida è troppo incostante, con nemici regolari che non rappresentano mai una vera minaccia per Ajna e compagnia e boss che, invece, sono capaci di azzerare il party nel breve volgere di due o tre turni di gioco.
Il prodotto 505 Games rappresenta, insomma, il primo passo dei ragazzi di Lab Zero Games sulla strada tracciata e poi abbandonata da Tri-Ace e Tri-Crescendo con la saga Valkyrie Profile.




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