Hearthstone: La Discesa dei Draghi, l’ora dei giudizi – Recensione

Vediamo ai raggi X la più recente espansione di Hearthstone, che ha chiuso il 2019 per il gioco di carte di casa Blizzard

Recensione
A cura di Gianluca Arena - 13 Gennaio 2020 - 11:38

Blizzard ha affidato alla Discesa dei Draghi, ultima espansione in ordine di tempo per Hearthstone, la transizione tra il 2019 ed il 2020 per il suo famoso gioco di carte: abbiamo analizzato, all’indomani del rilascio della stessa, le carte che ci sembravano più interessanti, e adesso è il momento di valutare, per quanto possibile, l’impatto delle centoquaranta nuove carte sul metagame.

Vediamo, allora, come inizia il nuovo anno per chi ama questo card game e quali potrebbero essere le prospettive per i mesi che ci dividono dall’espansione conclusiva dell’Anno del Drago.
Ah, e poi c’è anche il voto.

Carta singola

Grazie all’introduzione della nuova carta dedicata ad Alexstraza (una leggendaria che, in caso si abbia una sola carta per mazzo, mette nella mano del giocatore due draghi casuali che costano zero mana), sono tornati in auge i mazzi a carta singola, nei quali, ovviamente, spopola Zefris il Grande, una delle carte più apprezzate del 2019 di Hearthstone.

Il mago Reno, variante a carta singola di un control classico del mago, è un mazzo basato sulla nuova leggendaria di classe Reno il Reliquiologo, che pulisce la board completamente al costo di soli sei mana, e rappresenta una delle nuove tipologie di mazzo che abbiamo preferito – e che stanno spopolando nel meta, seppure non ai livelli più alti.

Anche il Paladino, grazie all’introduzione di Ser Pinnus delle Sabbie, che conferisce un potere eroe aumentato a scelta tra tre casuali, si presta benissimo all’archetipo di mazzi a carta singola, che, soprattutto per quanti posseggano numerose leggendarie, può rivelarsi decisamente potente – un po’ come quelle squadre di calcio che, pur in assenza di uno schema di gioco consolidato, si affidano all’estro dei propri campioni.

hearthstone la discesa dei draghi

Eppure, La Discesa dei Draghi di strutture attorno alle quali costruire nuovi mazzi ne propone, eccome: le due nuove meccaniche inserite ci sono piaciute molto, sebbene nessuna delle due sia, di per sé, particolarmente originale.
Stiamo parlando della possibilità di invocare Galakrond, il drago oscuro, similmente a quanto si faceva con C’thun qualche annetto fa, e a quella di portare a termine missioni secondarie di vario tipo, per ottenere benefici nel breve e medio periodo.

Riguardo alla prima, le cinque classi coinvolte nell’evocazione (Sacerdote, Sciamano, Guerriero, Ladro e Stregone) dispongono tutte di un eroe sostitutivo rispetto all’originale, con un grido di battaglia estremamente potente che è possibile rinforzare ulteriormente invocando Galakrond.
Esistono carte apposite per farlo, e l’effetto dell’invocazione varia da classe a classe: se lo sciamano vince per distacco, tanto da aver attirato l’attenzione del team di sviluppo che ha già preannunciato una serie di nerf, con la possibilità di evocare un elemento 2/1 con assalto, le abilità delle altre classi si equivalgono, tra chi mette un lacchè nella mano del giocatore e chi guadagna istantaneamente tre punti attacco al proprio eroe.

A voler essere pignoli, se c’è una cosa che non ci ha soddisfatto, quantomeno al momento di redigere questo articolo, è il bilanciamento generale: a nostro avviso le cinque classi dei cattivi sono avvantaggiate rispetto alle altre quattro, e l’impatto della discesa del drago di turno sulle partite è devastante, capace di capovolgere da solo le sorti anche del più disperato dei match.
Come sempre, il metagame sarà il giudice più severo, e il team di sviluppo ha già dimostrato di essere molto attento ai trend di cui questo si fa latore, ma riteniamo che dover annunciare dei nerf a poche settimane dal rilascio di un’espansione equivalga a un’ammissione di colpevolezza da parte di Blizzard.

Hearthstone: La Discesa dei Draghi, l’ora dei giudizi – Recensione

I mazzi sciamano collegati alla quest introdotta con la scorsa espansione, già molto potenti di loro (grazie anche al redivivo Ciciazampa) anche prima de La Discesa dei Draghi, sono ora quasi imbattibili se all’equazione si aggiungono le carte di classe introdotte con quest’ultimo contenuto.

Draghi ovunque

Per il resto, sono state le missioni secondarie e l’avvento dei draghi a plasmare i mazzi nuovi visti nel metagame: uno del cacciatore, in particolare, sfrutta a fondo la missione secondaria che genera tre gnomi tossici per ridurre in un batter d’occhio i punti vita dell’avversario, finendo con il decimare i mazzi che non hanno carte di recupero nei propri ranghi.

Il gran numero di draghi introdotti, in ossequio all’Anno del Drago che volge al termine, ha poi inspessito i nuovi mazzi, composti ora da creature mediamente più grosse e potenti di prima, e ha, nel contempo, rallentato il metagame, se non per alcuni mazzi orda come quello dello stregone Galakrond.
Sono quindi tornati di moda mazzi control o tempo, in cui giocare un solo servitore a turno ed occuparsi piuttosto di mantenere il controllo della board invece che inondarla di servitori di piccolo taglio.
A seconda dei gusti e delle attitudini, questo può essere un bene o un male, ma riteniamo che alternare, tra espansioni che favoriscono i mazzi aggro e altre che, invece, puntano ad archetipi più lenti, sia la via giusta da percorrere per il card game di Blizzard.

Nel meta attuale, allora, riprendono importanza le carte di rimozione singole, le uniche capaci di abbattere creature di proporzioni ciclopiche (draghi ma non solo, tra elementali e carte neutrali) e quelle di recupero, che diventano un toccasana per salvarsi da situazioni pericolose, visto che certi archetipi sono capaci di infliggere anche venticinque punti danno in un singolo turno con un paio di draghi a terra.
In questo scenario, certe classi riguadagnano un po’ di dignità dopo essere state abbastanza bistrattate negli scorsi mesi, e ci riferiamo al mago, al guerriero (per cui è disponibile anche un nuovo archetipo Pirate) e al druido, dotati di carte che si adattano molto bene ai nuovi ritmi che il meta sembra aver preso in queste prime settimane di gioco.
Questa direzione, nel contempo, ha valorizzato nuovamente delle carte classiche un po’ accantonate negli ultimi anni, tornate adesso sulla cresta dell’onda: Ysera, Alexstraza, Alamorte e perfino Onyxia fanno di nuovo capolino, e con successo, in un buon numero di mazzi di tutte le classi, e, da giocatori della prima ora del card game targato Blizzard, non possiamo che compiacerci della cosa.

Tra i tanti mazzi che finiscono con il somigliarsi, allora, tra chi invoca Galakrond e chi gioca draghi come se non ci fosse un domani, ci piace segnalare un archetipo differente targato ladro, uno di quelli che più ci siamo divertiti a giocare in questi ultimi giorni.
Parliamo del mazzo che ruota intorno alla nuova leggendaria, Dragoboldo, un drago 7/5 che, al costo di cinque mana, mette una candela che lo evoca nuovamente a costo zero nel mazzo del giocatore: in sinergia con le carte giuste (pensiamo ad alcune rilasciate in questa espansione, come Ombre di Morte e Speziale del Necrium ma anche ad altre già disponibili, come Elekk Potenziato e Lama di Necrium) può non solo reggere il confronto con mazzi che giungono fino all’esaurimento delle carte da pescare, ma anche con altri che mirano a dominare la board.

Certo, come sempre, serve un po’ di fortuna nel pescare le carte giuste, ma, quando funziona, questo mazzo intasa la board di potenti cloni del Dragoboldo e garantisce una probabile vittoria, al netto dell’attuale strapotere dei mazzi dello Sciamano.

Immediato futuro

E non è finita qui: Blizzard ha già annunciato l’arrivo di una modalità avventura per giocatore singolo entro la fine del mese corrente, che non solo chiuderà l’arco narrativo (se così vogliamo chiamarlo) iniziato due espansioni fa, con i cattivoni dell’Alleanza del M.A.L.E., guidati da Rafaam, contrapposti ai Salvatori di Uldum, ma regalerà anche trentacinque nuove carte a tutti coloro che la porteranno a termine.

A detta del team di sviluppo, questa avventura somiglierà maggiormente alle prime pubblicate per Hearthstone e ne conserverà non solo l’importanza ai fini del metagame ma anche la quantità di contenuti, a tutto vantaggio dei giocatori.
Abbiamo gradito anche la maggiore generosità de La Discesa dei Draghi rispetto alle espansioni precedenti, con un maggior numero di carte incluse nei pacchetti preordinabili, che contengono, rispettivamente, sessanta per quello standard e cento per quello mega.
Qualcuno potrebbe vedere questa mossa come una semplice captatio benevolentiae di Blizzard nei confronti del suo pubblico, ma a noi sembra piuttosto un ennesimo messaggio riguardo alla nuova direzione che la casa di Anaheim intende imporre al proprio prodotto e, come tale, non ce ne lamentiamo affatto.

+ Centoquaranta nuove carte ed altre in arrivo
+ Alcune missioni secondarie decisamente interessanti...
+ Invocazione è una keyword che apre a nuovi mazzi nel meta
- Oggettivi problemi di bilanciamento (soprattutto riguardo allo Sciamano)
- ...altre meno ispirate

7.7

Non rappresenta la nostra preferita tra le espansioni dell’Anno del Drago e presenta notevoli problemi di bilanciamento al momento, eppure la Discesa dei Draghi centra quasi tutti gli obiettivi che gli sviluppatori si erano prefissati: rallenta e rivoluziona il metagame, riportando in auge delle vecchie classiche troppo a lungo dimenticate, e, al contempo, offre molto ai giocatori tra centoquaranta nuove carte, la modalità Battaglia e la ventura modalità single player in dirittura d’arrivo.

L’ultima fatica partorita dai team interni di Blizzard rappresenta, allora, un’altra tappa di avvicinamento alla completa trasformazione cui Hearthstone sta andando incontro nel corso dell’ultimo anno, e che porterà a risultati ancora migliori in questo 2020. O almeno così speriamo.




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