DreadOut 2, spiriti rancorosi e folklore indonesiano – Recensione

DreadOut 2 arriva 6 anni dopo il primo capitolo e racconta la vita di Linda dopo gli avvenimenti nefasti, tra misteri ineffabili e gli orrori inesplicabili del folklore occulto indonesiano. Ve lo raccontiamo nella nostra recensione.

Video Recensione
A cura di Domenico Musicò - 25 Marzo 2020 - 10:53

Nonostante la tiepida accoglienza riservata al primo capitolo, con DreadOut 2 gli indonesiani Digital Happiness tentano di rilanciare la propria serie horror sul mercato, consci del fatto che il genere ha nuovamente un altissimo picco di popolarità. Approfittando dell’onda lunga dei survival horror e di tutti quei titoli che in qualche modo stanno ribadendo quanto le tematiche cupe siano tra le più apprezzate, DreadOut 2 si unisce al già nutrito gruppo di opere del terrore con la volontà di eliminare gli evidenti problemi emersi in passato.

Asian Terror

Il primo DreadOut si presentava come un titolo chiaramente ispirato a Project Zero, con le meccaniche classiche della cattura dei fantasmi tramite macchina fotografica che, nel caso specifico analizzato, venivano quasi del tutto replicate da un più moderno smartphone. La protagonista era Linda, una giovane studentessa delle superiori che, assieme ad alcuni suoi compagni e alla professoressa, passava una giornata diversa dal solito, lontana dai banchi di scuola. Il piccolo gruppo scopriva suo malgrado di aver smarrito la via ed essere rimasto confinato in un remoto villaggio indonesiano, dove antiche usanze e avvenimenti paranormali finivano col risvegliare antiche presenze demoniache.

DreadOut 2, dopo i catastrofici avvenimenti del primo capitolo (su cui preferiamo non approfondire ulteriormente), continua a seguire le vicende della stessa protagonista. Linda deve adesso lottare con le conseguenze psicologiche di quella gita funesta che le ha cambiato per sempre la vita, affrontando inoltre una forza misteriosa dopo la rottura di un sacro sigillo: il serpente Blorong è adesso libero di scorrazzare assieme ai fantasmi che popolano le aree che la protagonista dovrà epurare, ma c’è una novità che cambia e rende più vario anche il sistema di gioco studiato per DreadOut 2. Stavolta le entità spiritiche si divideranno in due gruppi: intangibili e fisici. I primi vanno combattuti tramite l’utilizzo dell’IrisPhone, in maniera del tutto identica a quanto visto nel gioco precedente; le entità fisiche sono invece immuni all’influsso mistico degli scatti fotografici, pertanto vanno eliminati utilizzando delle vere e proprie armi, molte delle quali saranno di fortuna e non sempre equipaggiabili per lunghi periodi.

DreadOut 2, spiriti rancorosi e folklore indonesiano – Recensione

Per DreadOut 2, questa rappresenta una novità non da poco, perché dà alla serie una maggiore spinta verso quelle dinamiche action che ampliano maggiormente lo spettro decisionale del giocatore, anche in virtù di come gli scenari cambiano di fatto le disponibilità degli strumenti di offesa. Capiterà infatti di trovarsi a imbracciare una potente ascia, oppure di essere sprovvisti di armi proprio quando ce ne sarebbe più bisogno, obbligando l’utente a ingegnarsi con degli oggetti da scagliare addosso ai nemici per limitarne la corsa. Non mancano poi dei momenti in cui la fuga rimane la miglior decisione possibile, soprattutto se si considera che sfuggire dalle grinfie di certi avversari non è per nulla un atto così scontato e semplice. Oltretutto, durante alcune boss fight o combattimenti di sbarramento con avversari che presentano entrambe le forme, Linda deve alternare lo smartphone e le armi, capendo ben presto quali sono i momenti migliori per poter ottenere il massimo da situazioni che appaiono disperate.

DreadOut 2 e lo spiritismo d’oriente

Nonostante le gradevoli aggiunte, diversi problemi legati al combat system emergono già sin dalle prime battute. Il primo boss di DreadOut 2, per esempio, ha una seconda fase in cui uno spirito maligno si muove a una velocità talmente elevata da non permettere di inquadrarlo e fotografarlo per tempo, trasformando il combattimento in questione in un processo di trial & error dipendente in larga misura dalla fortuna di trovarsi nel punto giusto e al momento giusto. Complice la non elevata reattività di Linda, inoltre, non è sempre facile riuscire a fare esattamente ciò che si ha in mente nel lasso di tempo che serve per eseguire l’attacco perfetto. Altre volte, in situazioni differenti, è capitato di dover anticipare l’input d’attacco proprio per contravvenire all’endogena lentezza di un sistema di gioco che è purtroppo mutuato quasi dal tutto dal primo DreadOut, che ha sul groppone ben sei anni.

DreadOut 2, spiriti rancorosi e folklore indonesiano – Recensione

Ma DreadOut 2 ha anche un fascino tutto suo che lo allinea alle produzioni j-horror di tutti i media esistenti: richiama pellicole come Ju-On di Takashi Shimizu, romanzi come Estranei di Taichi Yamada e più in particolare le storie tradizionali del folklore occulto indonesiano. Vagando tra stradine di paesi semi-abbandonati, in edifici fatiscenti e avvolti dal buio, e in aree di un’altra dimensione che potrebbero essere frutto di una maledizione o dei terribili risvolti psicologici di Linda, in DreadOut 2 non mancano di certo gli ingredienti tipici dell’horror asiatico. Tuttavia DreadOut 2 appare come un’opera poco all’avanguardia, sia tecnicamente che strutturalmente. Sono stati quasi del tutto eliminati quegli enigmi incomprensibili del primo DreadOut, talmente strambi, illogici e senza appigli tangibili da risultare comprensibili solo a chi li aveva ideati.

DreadOut 2 è senz’altro più fruibile del primo gioco, anche se presenta ancora dei pantani insidiosi che fanno incappare nella frustrazione anche i giocatori più pazienti. Tecnicamente, invece, non ha fatto grandi passi da gigante rispetto a sei anni fa: la qualità delle texture è certamente migliorata, così come le animazioni e la modellazione poligonale, ma il passaggio all’Unreal Engine non ha dato i frutti sperati e relega DreadOut 2 a un prodotto poco soddisfacente da questo punto di vista. E purtroppo, anche da tutti gli altri.

+ Introduzione delle armi
+ Più dinamismo nei combattimenti, con nemici incorporei e altri fisici, da affrontare in modi differenti
+ Eliminati quasi del tutto gli enigmi privi di senso che flagellavano il capostipite
- Input poco reattivi
- Tecnicamente non è cambiato molto rispetto a più di un lustro fa
- Alcune scelte di game design continuano a causare non poca frustrazione

6.4

Nonostante le migliorie e le variazioni al gameplay classico, con l’introduzione delle armi e di più dinamismo per affrontare i combattimenti con le entità spiritiche della tradizione indonesiana, DreadOut 2 non riesce a far fare alla serie un decisivo passo in avanti, risultando in ultima battuta un moderato upgrade rispetto al capostipite. Frenato da balbuzie tecniche e inadeguatezze conclamate del sistema di gioco, il nuovo titolo di Digital Happiness non riesce ad emergere dal mare magnum dei survival horror.




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