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Dragon’s Dogma | Recensione – La serie Netflix che omaggia (male) Capcom

Netflix propone una nuova serie animata ispirata a un videogioco di successo, questa volta targato Capcom.

Nell’ormai lontano 2012, Capcom pubblicò sulle allora popolari PS3 e Xbox 360 un videogioco dalle tinte fantasy molto particolare: Dragon’s Dogma. Erroneamente inquadrato da molti come “uno Skyrim in salsa giapponese”, il gioco dai creatori di Mega Man era piuttosto un’avventura a mondo “aperto ma non troppo”, con svariati elementi da gioco di ruolo e meccaniche action che strizzavano l’occhio a classici del passato come The King of Dragons, un hack ‘n’ slash, pubblicato in sala giochi nel 1991 dalla stessa Capcom.

Il successo – in parte inaspettato – fu tale che la casa di sviluppo giapponese fece uscire successivamente una versione più ricca e completa (e venduta come un vero e proprio gioco a parte) chiamata Dragon’s Dogma – Dark Arisen, contenente un’avventura aggiuntiva dai toni decisamente oscuri e appassionanti.

Un'immagine dalla serie Dragon's Dogma.

L’avvento dell’Arisen

Ora, forse anche a seguito del successo della serie animata dedicata a Castlevania (arrivata alla sua terza stagione), Netflix ha colto la proverbiale palla al balzo annunciando pochi mesi fa la lavorazione di uno show ambientata nel mondo di Dragon’s Dogma, diretto da Shinya Sugai e con il character design di Iku Nishimura.

Prodotta da Taiki Sakurai in collaborazione con Capcom, la serie è stata realizzata dallo studio di animazione Sublimation (già autori di Hero Mask, Tokyo Ghoul e 009 Re: Cyborg movie) ed è ora disponibile sul catalogo streaming nella sua completezza.

 

La trama della serie ripercorre abbastanza fedelmente la storia del videogioco omonimo: la vita del giovane e coraggioso Ethan scorre serena assieme a sua moglie Olivia tra i vicoli di Cassardis, un piccolo villaggio a ridosso del mare. Un giorno, però, la terra degli uomini viene attaccata da un Drago tornato in circolazione dopo oltre cento anni di assenza: dopo aver distrutto tutto ogni cosa, la bestia strappa letteralmente il cuore di Ethan, portandolo via con sé.

Risuscitato da una Pedina magica di nome Hannah, Ethan/Arisen – ossia il prescelto destinato a cambiare il corso della storia uccidendo il Drago – sarà chiamato a compiere il suo destino, nonostante più demoni lui decida di annientare e più la sua umanità vada perdendosi per sempre. Ethan dovrà quindi fare una scelta estremamente delicata: riprendersi il cuore che gli è stato rubato o perire nell’impresa.

La CGI non è proprio lo stato dell'arte.

Fondendo l’animazione classica 2D con una CGI decisamente più grezza, Dragon’s Dogma cerca di ricreare a schermo gli epici scontri fantasy vissuti nel videogame fantasy targato Capcom, restituendo dove possibile la sensazione di “viaggio” vissuta dal protagonista principale, attraverso le vallate, i monti e le foreste piene zeppe di mostri di ogni genere, dai goblin ai lupi, passando per i briganti ai ben più coriacei troll.

La narrazione si lega a doppio filo alla trama specifica di ogni episodio – per un totale di sette, come i peccati capitali – una scelta che si traduce inevitabilmente in una sorta di “divisione a livelli” di ogni puntata dello show: c’è la quest principale, lo svolgimento e il mostro finale da sconfiggere.

Se la cosa può risultare intrigante in prima battuta, alla lunga porta solo noia e spossatezza: la durata di ogni episodio – circa mezz’ora – è davvero troppo poco per poter approfondire alcunché, cosa questa che si traduce in un avanzamento della storia farraginoso e senza particolari guizzi narrativi (escluso il rush finale).

I ritmi narrativi del videogioco si muovo in maniera estremamente dilatata e lo stesso meccanismo applicato a una serie TV finisce purtroppo per fare più danni che altro. A ciò, va ad accostarsi un comparto tecnico ed estetico caratterizzato da alti (pochi) e bassi (tanti): la computer grafica è davvero troppo invasiva, oltre a sembrare uscita da una cutscene dell’era a 128-bit di PlayStation 2 (e oggigiorno, anno 2020, una cosa del genere è piuttosto imbarazzante).

Le animazioni in due dimensioni, proprio per il massiccio uso della CGI, risultano “scollate” dall’ambientazione principale e spesso poco fluide, specie nei frequentissimi combattimenti e nelle scene d’azione. Forse, se si fosse optato per qualcosa di più vicino alla serie animata dedicata alle gesta dei Belmont prodotta da Frederator Studios e Adi Shankar, il risultato finale avrebbe potuto essere ben migliore di quanto ottenuto con lo show di Shinya Sugai.

A tentare di salvare il tutto troviamo però i suggestivi titoli di testa, che non vi faranno mai venire voglia di premere il fatidico tasto “salta intro”, come spesso accade in questi casi.

La serie Netflix vi ha fatto venire voglia di recuperare il gioco Capcom? Nessun problema: a questo indirizzo trovate Dragon’s Dogma – Dark Arisen su PS4 a un prezzo davvero molto basso!

6,5

Dragon's Dogma

Al netto delle buone intenzioni, Dragon's Dogma su Netflix non riesce a scrollarsi di dosso l'etichetta di semplice anime pensato solo ed esclusivamente per i fan sfegatati del videogioco Capcom. Tutti gli altri si troveranno una serie estremamente edulcorata, con qualche buona idea vanificata da una resa tecnica ed estetica decisamente poco al passo coi tempi (specie l'invasiva computer grafica, vecchia di quasi 20 anni). L'augurio è che le prossime serie basata su un videogioco di successo (leggasi Resident Evil) siano più ispirate e convincenti di questa.

Pro

  • La trama ricalca quella del videogame Capcom
  • L'intro animata è strepitosa

Contro

  • La CGI è davvero inaccettabile
  • Episodi brevi e dal ritmo altalenante
6,5