Castlevania Requiem Recensione | Mancare di rispetto ai morti

By |07/11/2018|Categories: In Evidenza, Recensione|Tags: |

Tra gli universi narrativi più affascinanti, longevi ed amati del medium videoludico non si può non citare quello di Castlevania, una vera e propria leggenda che, dopo aver cresciuto diverse generazioni di giocatori, ne sta ammaliando di nuove con l’aiuto della serie animata di Netflix, di cui è da poco andata in onda la seconda stagione (e ce ne sarà anche una terza, gioite!).
In concomitanza con Halloween e la messa in onda della season 2, Konami ha deciso di pubblicare, quasi a sorpresa, Castlevania Requiem, che racchiude due dei titoli più amati dell’intero franchise, ovvero Rondo of Blood e Symphony of the Night.
Prendete il mantello e seguiteci nella nostra recensione.

Dal PC Engine alla PS4

Due cenni di storia in croce dovevate aspettarveli, soprattutto perché le nuove generazioni di videogiocatori potrebbero non aver mai messo le mani su un capitolo degno della saga, considerando che l’ultimo uscito in ordine di tempo è il mediocre Lords of Shadow 2, pubblicato quasi cinque anni or sono. I giochi contenuti in questa raccolta sono solamente due, l’uno (Rondo of Blood) uscito originariamente nel 1993 su PC Engine, una console mai pubblicata ufficialmente in Europa e Sacro Graal dei retrocollezionisti, e l’altro (Symphony of the Night) rilasciato su Playstation quattro anni dopo, nell’anno domini 1997.

Il primo rappresenta, a detta di molti ed in coabitazione con Super Castlevania IV (Super Nintendo), l’apice della serie prima della sua svolta non lineare, di cui, appunto, il secondo gioco contenuto nella collezione rappresenta l’epitomo.
A parere di chi scrive, Rondo of Blood è un concentrato di stile, cattiveria, gameplay vecchia scuola e level design tanto semplicistico quanto riuscito: punteggiata da sequenze animate che all’epoca richiesero il supporto cd per PC Engine, l’avventura di Richter Belmont rimase a lungo confinata al suolo giapponese, per poi giungere dalle nostre parti solo nel 2007, in una strepitosa versione portatile pubblicata in esclusiva su PlaystationPortable. Strepitosa perché racchiudeva al suo interno anche il seguito e perché rappresentava lo sbarco di quel particolare capitolo in Europa, dopo anni di attesa e speranze disilluse; quella riedizione, d’altro canto, si dimostrò discutibile, tanto nella riscrittura dello script quanto nel nuovo doppiaggio di alcune scene iconiche. Ma su questo, purtroppo, torneremo più avanti.

 

L’altro titolo è assai più famoso, tanto da aver coniato un neologismo per il sottogenere che, insieme a Metroid, ha contribuito a creare: i metroidvania, ovvero avventure bidimensionali ad avanzamento non lineare, in cui il backtracking e la crescita del personaggio principale rappresentano due capisaldi delle meccaniche di gioco. Symphony of the Night è, a tutt’oggi, uno dei titoli più belli mai pubblicati, il cui fascino è immortale quanto il malefico conte Dracula, forte di un level design strepitoso e di elementi ruolistici divenuti poi imprescindibili per la serie a partire dalla sua uscita. Se su console Nintendo e Microsoft il gioco era facilmente accessibile (tramite Virtual Console lì e retrocompatibilità qui), sull’attuale ammiraglia Sony non era ancora possibile accedervi, almeno fino ad oggi. Perché, allora, il voto in calce a questa recensione non riflette l’eccellente qualità dei titoli contenuti nella raccolta?

Pigrizia

Dracula, in molte delle uscite della serie, dimostra disprezzo nei confronti della razza umana, definita un cancro da estirpare quanto prima, anche con frasi iconiche passate alla storia, come la definizione di uomo che sarebbe, a sentire il signore dei vampiri, null’altro che un miserabile ammasso di segreti.
Se si fosse imbattuto in questa raccolta, temiamo, il vampiro sempiterno avrebbe ulteriormente irrigidito la sua posizione nei confronti dell’umanità, vista la pigrizia con cui Castlevania Requiem è stato portato su PS4.
Per rispondere alla legittima domanda con cui abbiamo chiuso il paragrafo precedente, il voto che crediamo rispecchi al meglio questo prodotto non è che una media matematica tra quello che meriterebbero i due prodotti, che, lo sottolineiamo ancora una volta, rasentano la perfezione sotto molti punti di vista, e l’insufficienza piena che difficilmente si può risparmiare alla casa giapponese per aver semplicemente copincollato i due titoli contenuti nella versione PSP, innalzando semplicemente la risoluzione.

A testimonianza di questa scelta, la traduzione è esattamente quella rimaneggiata vista sulla console portatile Sony undici anni or sono, con un doppiaggio differente (e incredibilmente inferiore a quello dell’epoca, che pure non brillava per qualità) e un buon numero di battute passate alla storia del medium riscritte o addirittura cancellate.
L’unica novità, se così si può chiamarla, è l’aggiunta di uno scarno menu iniziale di selezione del gioco con cui ci si vuole cimentare, un’offerta che impallidisce letteralmente se confrontata all’amore e alla cura infusi da Capcom, giusto per rimanere in ambito nipponico, con le recenti collezioni dedicate al trentennale di Mega Man.
Capiamo l’esigenza di Konami di sondare il terreno prima di imbarcarsi, eventualmente, in un nuovo capitolo della serie, ma non possiamo in alcun modo giustificare un lavoro talmente pigro ed affrettato, proprio mentre altre case produttrici settano nuovi standard per le raccolta di vecchi classici.
Il risultato è che chi si fosse già cimentato con entrambi i titoli in questione non solo non troverebbe nulla di nuovo in questo pacchetto (e tra artwork, musiche e retroscena, gli appassionati del brand sanno quanto materiale ci sarebbe stato…) ma, addirittura, finirebbe con il trovare qualcosa in meno, visto il cambio dei doppiatori e le linee di dialogo rimosse o ritradotte.

Perché sì

Ci sono, comunque, anche dei buoni motivi per prendere in considerazione l’acquisto, ragion per cui il voto finale risulta comunque ampiamente superiore alla sufficienza.
Innanzitutto, quanti non avessero giocato a nessuno dei due titoli contenuti in questa raccolta farebbero bene a procedere al download prima ancora di arrivare in fondo alla lettura di questo articolo: la qualità dei giochi è talmente alta, come anche l’importanza di un lavoro seminale come Symphony of the Night, la cui eredità è evidente in tantissimi titoli bidimensionali odierni, da far soprassedere sulla povertà dell’offerta in termini di extra e lustrini assortiti.

Secondariamente, il prezzo appare più che onesto: con meno di venti euro è possibile portarsi a casa due titoli storici, e, se è vero che Rondo of Blood può essere completato in poco più di un’ora da un giocatore di una certa abilità, il suo seguito richiederà almeno dieci, dodici volte tanto per essere portato a termine.
In ultimo, come abbiamo accennato qualche riga più sopra, Castlevania Requiem rimane, a tutt’oggi, l’unico modo per giocare a questi titoli per quanti possedessero solamente Playstation 4 come console da gioco: se la scelta è tra non giocare due pietre miliari o farlo non nella maniera migliore, insomma, è ovvio propendere per la seconda.

+ Due titoli imperdibili
+ Il tempo sembra non scalfire i titoli dedicati al Conte Dracula
+ Prezzo accessibile...
- Porting a dir poco pigro
- ...ma senza alcun tipo di extra

7.0

Castlevania Requiem è un prodotto controverso, che presenta in modo pigro due titoli eccezionali, che rappresentano quanto di meglio il franchise Konami abbia proposto negli anni. Il voto oscilla così tra il nove pieno che avremmo volentieri assegnato ai due giochi e l’insufficienza che si meriterebbe il trattamento ad essi riservato, senza alcun extra e con un porting preso di peso dalla versione PSP di undici anni fa. Al di là del numeretto a fondo pagina, è bene sottolineare ancora una volta come il download sia assolutamente obbligatorio per quanti non avessero mai messo le mani su Rondo of Blood o Symphony of the Night: non li giocherete nella loro forma migliore, ma almeno potrete cimentarvi con due degli action in due dimensioni migliori di sempre.