Battlefield V Recensione: Prima Parte

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Due anni fa eravamo alle prese con Battlefield 1. Una tappa dell’avventura di DICE che ci ha portato indietro alla Prima Guerra Mondiale. Un momento storico tanto importante quanto drammatico, perché in esso la scienza ha insegnato agli uomini la guerra, portandola su una scala assolutamente inedita.
La scala, che è l’essenza tipica della warfare di Battlefield, ha riportato la serie alle sue storiche origini che ne hanno giustificato la numerazione alternativa. Ad essa si sono aggiunte le war stories, che hanno raccontato la caducità della vita e l’umano eroismo di chi l’ha messa in gioco per la propria libertà o quella della propria gente.

Sul fronte del multiplayer invece le operazioni hanno cercato di portare i giocatori a rivivere l’avanzamento di un fronte, casa dopo casa, trincea dopo trincea. Per non parlare di un supporto post-lancio che a livello di DLC è stato mastodontico e visto due anni dopo ha dimostrato come DICE tenga ai propri titoli.
Di mezzo, poi, c’è stato Star Wars Battlefront 2, un gran titolo vittima della confusione tra EA e DICE con delle dannate lootbox, che ha insegnato alla software house che gli errori si pagano cari e che sempre è più semplice e fruttifero avere una politica chiara a favore del consumatore per invogliarlo a investire in un progetto.

Battlefield V 1

Con alle spalle questo percorso, siamo arrivati a Battlefield V, che si appresta a ondate differenti a coloro che hanno comprato il gioco sulle diverse piattaforme e con diverse modalità, e noi abbiamo avuto la fortuna di provarlo in anteprima in un evento di review di circa due giorni che ci ha iniziati al titolo. L’allestimento ad hoc ci ha dato modo di giocare in un ambiente controllato con 64 postazioni a tutte le modalità multigiocatore su PC da gioco in grado di far marciare Battlefield a frame elevatissimi a risoluzione 2K e con un livello di dettaglio di tutto rispetto. Nonostante questo, abbiamo bisogno di ancora qualche tempo prima di poter trarre una valutazione numerica dalle nostre considerazioni.

Per il single player invece vi rimandiamo alle impressioni dell’anteprima, in attesa di formulare la valutazione completa per la recensione definitiva.

La guerra logorante di Battlefield V

Senza dunque alcun impedimento di carattere tecnico, ci siamo imbarcati nell’esperienza del multigiocatore. Le novità in questo Battlefield V soprattutto sul fronte del gameplay sono davvero tante, ma non stravolgono il gioco: lo rendono più tattico e ripagano il lavoro di squadra. Il meccanismo portante si chiama Attrition, in italiano “sistema di logoramento”. Esso consiste in una strutturazione più marcata della classi, ognuna potenziata nel compimento del proprio ruolo, ma dall’altra parte parca nelle meccaniche di gioco indipendenti. Salute e munizioni sono limitate e legate al recupero di scorte nelle zone di controllo, o alla distribuzione da parte dei membri della squadra appartenenti alla classe medico e supporto. Per sopperire a queste mancanze il giocatore è portato a lavorare con la squadra oppure a presidiare i punti di controllo. Il gioco diventa mediamente più dinamico e riduce il verificarsi di situazioni spiacevoli di camping in posizioni strategiche ma defilate da dove l’azione dovrebbe essere. Anche il rapporto fra uccisioni e morti è sempre meno importante nella definizione di classifiche e punti. Costruire le fortificazioni e rimettere in piedi i punti di rifornimento dei medikit e delle munizioni aiuta a tenere il controllo dei punti nevralgici della mappa, alcuni più di altri. Giocare di squadra significa macinare più punti con cui sbloccare rifornimenti o bombardamenti aerei mirati che il caposquadra può chiamare nel momento del bisogno.

Battlefield V 1

Dinamismo, tanto dinamismo

Il gioco dinamico funziona particolarmente bene con la natura di “campo di battaglia” delle mappe di Battlefield, soprattutto nelle modalità di gioco che prevedono il ruolo di difesa e attacco e con molti punti di controllo a disposizione, un po’ meno nelle altre. Con due punti di controllo infatti, il continuo flusso migratorio dall’uno all’altro capo del campo viene a noia e il dinamismo non aiuta a rendere più avvincenti gli scontri.
Altro elemento che continua a non voler cambiare e migliorarsi è quello degli spawn points. Essi non riescono a stare dietro al maggior ritmo delle partite e per mantenere il giocatore nel vivo dell’azione, spesso lo mettono tra i due fuochi di uno scontro. Capiamo che il problema non sia di facile soluzione, ma oramai ci sono tutte le carte tecniche per poterlo arginare e doverlo condannare ancora una volta in fase di recensione ci sembra anacronistico.

Abbiamo invece apprezzato il lavoro sul rinculo dell’arma, potente e adeguato all’arma utilizzata: un passo avanti rispetto al primo capitolo. Si denotano difatti dei pattern tipici dell’arma che si imparano a gestire nel corso di qualche partita.

Modalità e mappe in Battlefield V

Le modalità che offre Battlefield V non sono moltissime, sei per la precisione. Il titolo DICE preferisce concentrarsi su modalità più articolate che sulle partite mordi e fuggi, evidenziando comunque le giuste differenze fra le Operazioni su larga scala, le modalità con veicoli (conquista e sfondamento) e quelle esclusive della fanteria (dominio, deathmatch a squadre e prima linea). Le Grand Operation propongono una serie di match su più giornate di cui la terza e quarta sono quelle decisive, ambientate tutte in una stessa mappa porzionata e sfruttata per la modalità da giocare.
A parte il sostanziale dubbio sull’utilità del bonus che i vincitori si portano dietro allo stage successivo, la natura progressiva delle Operazioni su larga scala piace e funziona, ma soprattutto permette alla squadra di rifarsi partita dopo partita. E’ capitato più di una volta che la netta superiorità di uno schieramento venisse ribaltata durante lo svolgimento di tutto il match, come anche il contrario. Le prime due giornate funzionano da antipasto della portata principale, e servono per oliare i meccanismi di squadra. Meccanismi che se seguiti alla lettera danno un vantaggio tattico di non poco conto.
A corredo di questa portata principale, le altre modalità sono rivisitazioni di quelle classiche della serie, ma adattate per prestarsi maggiormente al gameplay. Le abbiamo apprezzate tutte, nonostante non siano di per sè innovative, ma mantengono intatto il classico divertimento a’ la Battlefield caotico e epico.

Il lavoro svolto a livello di mappe è bifronte, da una parte sono evidenti gli sforzi nel voler aumentare la distruttibilità degli ambienti e caratterizzare ogni singola location, ma si percepisce una riduzione dell’elemento di spettacolarità. Sono in totale 8, tutte poi a loro volta ridimensionate a seconda della modalità a cui si gioca.
Non tutte le mappe hanno una vera caratteristica di gameplay peculiare che si sposa con il setting utilizzato. Quelle che però ne sono dotate brillano con scontri appaganti in determinati punti nevralgici che convincono della bontà del level design. Le altre purtroppo più manchevoli, hanno più di una zona di dubbia lettura con alcune criticità in termine di spawn points e nell’avanzamento del fronte. Le fortificazioni in alcune giocano un ruolo veramente di rilievo, mentre in altre ancora non sembrano incastrarsi bene con il gameplay, lasciando comunque troppo scoperti gli avamposti agli attacchi. Siamo però di curiosi di vedere però quanto sul lungo periodo verranno sfruttate e dove troveranno ampio utilizzo.

La mia compagnia

La progressione nel multiplayer si struttura sul piano della classe e su quello delle armi, nel menù My Company. Ogni classe, tra cui includiamo anche le tre dedicate ai veicoli, ha accesso ha un suo ramo di sviluppo con perks che modificano, per esempio, la velocità di ricarica dell’arma, o la precisione in movimento, salendo di grado. Al rank 10 si sblocca la seconda sottoclasse anch’essa foriera di due potenziamenti alternativi a quella principale. In totale così si ha un adattamento della propria classe a quello del proprio modo di giocare.

Delle armi si può modificare sia il mirino sia l’estetica. Fa storcere un po’ il naso la presenza di alcuni mirini olografici nella selezione, inseriti a detta degli sviluppatori per necessità di gameplay. Personalmente giocando il titolo non ho sentito il bisogno di questo mirino, anzi la sua presenza ingiustificata mi ha anche dato un leggero fastidio. Le mire storiche, per quanto romanzate e per quanto vittima delle doverose modifiche al gameplay, non necessitavano sicuramente di questo compromesso.
Abbiamo poi provato a livello minimo e a livello massimo.

Le differenze si sentono ed evidentemente un giocatore che ha passato più tempo sul gioco partirà avvantaggiato, perlomeno nelle fasi iniziali. Siamo di curiosi di capire quanto graduale sarà l’avanzamento dal primo rank all’ultimo, per vedere se bastano pochi giusti elementi per accelerare fin da subito il giocatore alle prime armi, o se invece bisogna aspettare di avere tutti gli elementi a disposizione per godere di un reale vantaggio. In ogni caso i personaggi di supporto risultano più facili degli altri da utilizzare e danno soddisfazione immediata ai giocatori più inesperti al di là del gunplay vero.

Una brezza gratuita per i contenuti post lancio di Battlefield V

Concludiamo questo approfondimento del multiplayer di Battlefield V con Tides of War, in italiano Venti di Guerra. Ancora lontana dalla sua comparsa, ci è stata illustrata per filo e per segno durante l’evento.
Comprende tutto il supporto post-lancio al gioco, che sarà costante a partire dal sei dicembre. Oltre alle assegnazioni giornaliere, ci saranno missioni dedicate settimanali, missioni stagionali e tutte le volte nuovi contenuti, tra mappe e modalità. Tutto è e sarà totalmente gratuito. Ogni tanto c’è la sensazione che alcuni contenuti sarebbero già stati pronti per il lancio e che sono stati rimandati per averne di nuovi in fase di aggiornamento, fin da subito però non sentirete una mancanza di contenuti con il multiplayer di Battlefield V.

La prima stagione durerà 6 settimane e porterà con sè anche la nuova war stories, la seconda 9 e la terza 12. La terza programmata per marzo sarà anche quella che introdurrà la modalità Battle Royale, dal nome Firestorm. Gli sviluppatori hanno così deciso di prendersi tutto il tempo per mettere a punto un lavoro sicuramente non immediato da realizzare. Sicuramente il tutto lascia ben sperare, sia per la natura team-based del gioco, ma soprattutto per la tradizione della warfare da 64 giocatori che di sicuro ha contribuito a dare una buona esperienza tecnica ai ragazzi di Dice.

A livello tecnico il gioco ha una buona resa grafica, ma giocarlo su un PC astronomico, come quello su cui l’abbiamo giocato noi, non ci pare nemmeno il giusto modo per trarre le nostre considerazioni se non ribadire le potenzialità del frostbyte a livello grafico. Il lavoro comunque esalta il graphic design delle ambientazioni, tutte molto accattivanti.
I bug non mancano, ma speriamo che con le patch vengano risolti, anche perchè per quanto visto, sperando di non essere smentiti, non ci sono sembrati particolarmente gravi.

- Attrition ben limato che funziona
- Modalità che ben si adattano alle mappe di gioco
- Grande varietà nelle ambientazioni
- Il frostbyte continua a dare un grande impatto grafico
- Gestione degli spawn points
- Qualche incongruenza storica evitabile
- Qualche contenuto delle Tides of War avrebbe potuto essere fin da subito nel gioco

Battlefield V dalle premesse è un buon capitolo della serie, perlomeno sul fronte del multiplayer. Il gioco si è aggiustato con le varie beta per arrivare a offrire il giusto bilanciamento alle partite, con l’attrition che fa il suo dovere senza logorare eccessivamente i giocatori che arrivano da un’esperienza passata ben diversa. Modalità e mappe non sono tantissime, ma sono davvero ben sfruttate per dare al giocatore la varietà che merita. Alcune si distinguono per level design più di altre, ma nessuna è veramente manchevole. Non mancano alcuni problemi della serie, come la gestione degli spawn point, qualche elemento storico totalmente fuori posto e l’idea in generale che molti contenuti siano stati programmati più in là solo per supportare gli aggiornamenti post-lancio del gioco, sì gratuiti, ma probabilmente appartenenti alla visione del gioco originale.
Ora ci buttiamo sugli ultimi elementi che mancano all’appello tra singolo giocatore da completare (ma vi anticipiamo che non è particolarmente longevo) e multiplayer da mettere sotto i ferri con i server ufficiali aperti. Aspettate dunque il giudizio definitivo per Battlefield V su Spaziogames.it.

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