Atelier Lulua: The Scion of Arland Recensione

Ritorno ad Arland, senza sorprese

Recensione
A cura di Nicolò Bicego - 22 Maggio 2019 - 8:33

La serie di Atelier è una delle più longeve serie JRPG del mondo videoludico. Certo, in occidente sono arrivati solo alcuni dei molteplici capitoli rilasciati in Giappone; ma vi basti pensare che Atelier Lulua: The Scion of Arland, in uscita su Playstation 4, Nintendo Switch e PC, è il ventesimo capitolo della serie, a patto di contare solamente gli episodi principali. Non sono molte le saghe a potersi fregiare dell’onore di aver raggiunto questo traguardo, ma Atelier, grazie alla sua sempre più nutrita nicchia di fan, ci è riuscita. Dopo venti episodi, viene naturale chiedersi cosa di nuovo bolle nella pentola dei ragazzi di Gust. La risposta breve sarebbe: non molto. Ma le risposte brevi non fanno per noi.

Atelier Lulua: The Scion of Arland Recensione

Ritorno ad Arland

Chi ha già giocato ad almeno alcuni capitoli di Atelier, sa che la serie è divisa, al suo interno, in numerose sotto-serie, ciascuna con una diversa ambientazione. In Atelier Lulua: The Scion of Arland (solo Atelier Lulua d’ora in poi) facciamo ritorno ad Arland, setting che era stato protagonista della prima trilogia di giochi comparsa su Playstation 3. Trilogia di cui Atelier Lulua costituisce un sequel anche a livello narrativo. Fortunatamente, però, la storia del gioco risulta godibile anche per chi si fosse perso gli episodi precedenti, in quanto il fulcro della trama risulta piuttosto autoconclusivo, nonostante i numerosi riferimenti a personaggi ed eventi dei titoli passati.
Il tema del gioco è l’eredità: questo viene reso evidente a partire dal fatto che la protagonista, Elmerulia Frixell, detta Lulua, è la figlia di Rorona, protagonista del primo episodio della passata trilogia e comparsa anche negli episodi successivi. Lulua si sta impegnando nello studio dell’alchimia per diventare una potente alchimista come sua madre. La sua vita scorre piuttosto tranquilla, con le giornate passate nel suo atelier ambulante fermo nella città di Arklys, fino a che, durante un’escursione fuori dalla città, non le compare dinnanzi un misterioso libro, contenente un linguaggio indecifrabile. Da qui hanno inizio le sue avventure, che la porteranno ben presto ad uscire dalle mura di Arklys, cosa che non aveva mai fatto in precedenza.

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Come da tradizione, la storia del gioco non prevede avventure perigliose, antagonisti diabolici, melanconiche tragedie o quant’altro; in linea con gli altri titoli della serie Atelier, anche Atelier Lulua propone una storia dai ritmi scanzonati, leggera che mette al centro dell’attenzione la vita della protagonista ed il suo viaggio di crescita. Se siete in cerca di una storia appassionante, dunque, potete guardare altrove; ciò detto, però, dobbiamo anche dire che la storia di Atelier Lulua, nella sua semplicità, riesce comunque ad essere godibile per chi cerca qualcosa di più rilassante da seguire rispetto alla classica epopea fantasy che molti JRPG propongono. In linea con questa leggerezza è anche la caratterizzazione del nutrito cast di personaggi, fatto di volti nuovi ma anche di ritorni che faranno la felicità di chi ha giocato la prima trilogia di Arland. La loro caratterizzazione riposa pesantemente sugli stereotipi in voga nell’attuale mondo dell’animazione nipponica, senza osare molto di più. Certo, stiamo parlando di una serie che non ha mai brillato su questi aspetti, ma avremmo gradito qualche passo in avanti. Sottolineiamo, peraltro, che è possibile giocare ad Atelier Lulua soltanto con doppiaggio giapponese e sottotitoli in inglese; niente italiano, quindi, sebbene ci fosse da aspettarselo visto che stiamo parlando di una serie piuttosto di nicchia.

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Tecnicamente parlando, Atelier Lulua si attesta su buoni livelli, con delle animazioni soddisfacenti per i personaggi e, soprattutto, con una discreta realizzazione tanto dei loro modelli quanto delle ambientazioni, che appaiono più ricche che mai. Purtroppo si nota qualche singhiozzo tecnico: nella nostra prova, effettuata su una Playstation 4 standard, abbiamo notato dei cali di frame rate che, per quanto sporadici, si sono ripetuti in presenza di situazioni più concitate. In ogni caso si tratta di un buon lavoro, che viene accompagnato dall’ottima colonna sonora, uno dei veri fiori all’occhiello di questa produzione. Le numerose tracce presenti condividono perlopiù l’atmosfera calma e rilassata del gioco, e risultano tutte quante godibili anche dopo ripetuti ascolti.

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Giovani alchimisti crescono in Atelier Lulua

Per chi è già familiare con la serie, il gameplay di Atelier Lulua non riserva particolari sorprese: trascorreremo la maggior parte del tempo nel gioco esplorando livelli alla ricerca di materiali da sintetizzare, come dei veri alchimisti provetti. Innanzitutto, parliamo delle fasi di esplorazione: muovendoci sulla world map potremo selezionare diverse località, che si sbloccheranno col proseguire della storia, da esplorare in totale libertà, complice l’assenza dei limiti temporali presenti in molti capitoli della serie. In queste fasi controlleremo Lulua, dedicandoci alla raccolta dei numerosi materiali presenti nelle varie ambientazioni: ogni qualvolta vedremo un oggetto luccicante, potremo raccogliere dei materiali da quell’oggetto. Possiamo anche attaccare gli alberi per far cadere i loro frutti, così come rompere casse per scoprire cosa celano al loro interno, e così via. Avanzando nel gioco, inoltre, troviamo anche oggetti da equipaggiare che ci permettono di ottenere materiali prima inottenibili; un esempio è l’amo da pesca, che ci permette, ovviamente, di pescare le numerose varietà di pesci presenti nelle acque di Arland. È un peccato che le ambientazioni siano molto piccole e spesso poco ispirate; sarebbero state gradite ambientazioni più grandi e vitali, sulla scia di alcune delle città esplorabili nel gioco.

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Ovviamente, le nostre esplorazioni non avverranno sempre indisturbate: spesso dovremo confrontarci con le creature che popolano queste terre, e che sono tutt’altro che bendisposte verso la nostra presenza. Una volta che ci sarà contatto tra Lulua ed una delle creature che vagano sullo schermo (dunque niente incontri casuali), ha inizio la battaglia. Il battle system di Atelier Lulua è quello di un classico JRPG a turni: ciascun personaggio può attaccare, utilizzare una peculiare abilità, un oggetto, difendersi o tentare la fuga. A rendere la strategia più complessa ci pensa la presenza di due file di personaggi: soltanto tre membri del nostro party si trovano in prima fila, mentre gli altri vengono rilegati alla seconda fila, con un ruolo di supporto che può rivelarsi certe volte fondamentale per la sconfitta del nemico. Ovviamente, è possibile cambiare la posizione dei personaggi, anche nel corso della battaglia. La vera novità rispetto ai vecchi episodi è la meccanica “interrupt”: gli alchimisti (e solo loro) possono interrompere il normale flusso della battaglia per compiere un’azione aggiuntiva; una meccanica che può sembrare semplice, ma che si rivela fondamentale in certe situazioni. Anche perché il tasso di sfida di Atelier Lulua è più alto di quanto ci si potrebbe aspettare da un titolo dall’atmosfera così leggiadra: se non starete attenti nella pianificazione delle vostre battaglie e nella creazione del vostro equipaggiamento, vi ritroverete molto spesso a tornare al vostro atelier per curare le ferite dei vostri personaggi.

Atelier Lulua: The Scion of Arland Recensione

Ma la meccanica fondamentale del gioco è, ovviamente, la sintesi, vale a dire il momento in cui si creano nuovi oggetti a partire dai materiali raccolti. Le ricette possono essere acquistate, o apprese tramite il testo misterioso, che contiene numerose pagine secondarie proprio riguardanti oggetti da creare. Alcune sintetizzazioni richiedono oggetti precisi, altre si accontentano di un oggetto qualsiasi a patto che appartenga ad una determinata categoria; in ogni caso, durante la sintetizzazione potremo trasferire alcune delle caratteristiche presenti negli ingredienti nella nostra creazione, spendendo dei transfer points. Si tratta di una meccanica molto utile, con cui è bene fare pratica fin dalle prime battute di gioco.
In definitiva, non sono presenti grosse novità a livello di gameplay, proprio come accaduto sul fronte narrativo; Atelier Lulua si conferma come un altro episodio di una serie che non sembra avere alcuna intenzione di rivoluzionarsi per compiacere un pubblico più vasto di quello che attualmente raggiunge. Piuttosto, lo sforzo sembra essere teso verso una (forse troppo) lenta evoluzione del franchise, con nuovi tasselli che vengono aggiunti episodio dopo episodio.

- Storia godibile
- Battle System soddisfacente
- Buon tasso di sfida
- Personaggi troppo simili a macchiette
- Si sente l'assenza di novità corpose
- Ambientazioni fin troppo ristrette

7.0

Atelier Lulua aggiunge qualche tassello inedito alla formula, ormai ben più che rodata, della serie Gust. I fan di lunga data apprezzeranno i numerosi riferimenti alla passata trilogia di Arland, così come i numerosi volti familiari che fanno la loro comparsa in questo nuovo capitolo. A fronte di un battle system soddisfacente e di una storia tutto sommato godibile, però, non possiamo fare a meno di notare che sarebbe forse necessario un po’ di coraggio in più per una serie che conta ormai venti titoli; soprattutto, ci saremmo aspettati maggiori passi in avanti sul fronte narrativo e qualche novità più corposa in termini di gameplay. Sfortunatamente, per questo dovremo ancora aspettare.




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