Nel 2004, sette anni dopo il quarto film con Ripley, Alien vs. Predator aprì negli Stati Uniti con 38,3 milioni di dollari e arrivò a 172,5 milioni nel mondo. Il marchio Alien produceva ancora pubblico, sequel e spazio nei conti della società proprietaria. La creatura aveva perso autorevolezza cinematografica; la sua capacità di vendere biglietti era rimasta intatta.
Quando Ridley Scott attribuisce ad Alien: Resurrection la morte della saga e a Prometheus la successiva resurrezione, racconta perciò una vicenda creativa come se coincidesse con la storia industriale. Scott rimise Alien al centro di un grande progetto di fantascienza, recuperando le domande lasciate dal film del 1979 e assumendo la guida della mitologia. La Fox, intanto, aveva già riportato lo xenomorfo nelle sale due volte.
- Fra Ripley e gli Ingegneri passarono due cacce
- Fox vendette il ritorno di Scott come un evento d’autore
- Il “foglio bianco” aveva già due sceneggiatori
- Halloween riuscì dove Terminator si bloccò
- La saga ha già distribuito altrove il potere
Fra Ripley e gli Ingegneri passarono due cacce
I dati della filmografia fra il 1997 e il 2012 mostrano una continuità intermittente. 20th Century Fox abbassò l’investimento dopo il primo crossover, mentre gli incassi rimasero superiori ai budget di produzione riportati da The Numbers. Il confronto serve a misurare la presenza commerciale del marchio, senza trasformare gli incassi lordi in profitti netti.
| Film | Incasso mondiale | Budget |
|---|---|---|
| Alien: Resurrection (1997) | 160,7 milioni $ | 60 milioni $ |
| Alien vs. Predator (2004) | 172,5 milioni $ | 70 milioni $ |
| Aliens vs. Predator: Requiem (2007) | 128,9 milioni $ | 40 milioni $ |
| Prometheus (2012) | 402,4 milioni $ | 125 milioni $ |
| Alien: Covenant (2017) | 238,5 milioni $ | 97 milioni $ |
| Alien: Romulus (2024) | 350,9 milioni $ | 80 milioni $ |
Il bilancio 2005 della News Corporation celebrava apertamente il primo crossover: circa 170 milioni di dollari nel mondo e il sesto esordio consecutivo della Fox sopra i 20 milioni sul mercato statunitense. Lo studio trattava il film come uno dei risultati positivi dell’esercizio. Tre anni dopo arrivò Requiem, con un incasso inferiore e un investimento ridotto.
Scott può usare “saga” in un’accezione più stretta. I crossover erano ambientati nel presente, fondevano due proprietà differenti e lasciavano ferma la continuità di Ripley. La critica li accolse duramente: entrambi hanno un Metascore di 29, contro il 62 di Resurrection. Questa obiezione salva la ricostruzione artistica del regista, perché dopo il 1997 la serie principale rimase effettivamente sospesa. La parola “morte” diventa però imprecisa appena comprende anche l’attività commerciale dello xenomorfo.
Fox vendette il ritorno di Scott come un evento d’autore
Durante lo sviluppo, Prometheus cambiò identità davanti al pubblico. Era nato come prequel diretto; la comunicazione successiva lo presentò come un racconto autonomo nello stesso universo. Nel 2012 Scott insisteva sulla nuova mitologia, mentre cast e materiali promozionali rendevano evidente il legame con Alien. L’ambiguità proteggeva l’accesso ai fan e prometteva qualcosa di più ambizioso di un’altra caccia fra mostri.
Il risultato economico segnò un salto: 402,4 milioni di dollari nel mondo, a fronte di un budget indicato in 125 milioni. Anche la ricezione cambiò livello. Il Metascore salì a 64, quasi identico a quello di Resurrection e più che doppio rispetto ai crossover; il 68% del pubblico registrato dal Popcornmeter restituisce invece una risposta meno compatta. Il film recuperò prestigio rispetto alla fase di AVP, senza cancellare le divisioni sulla sceneggiatura e sulle spiegazioni offerte alla mitologia.
Prometheus rese nuovamente Alien materia da grande fantascienza adulta, sostenuta dal 3D, da un cast internazionale e dal nome del regista originale. Cinque anni separavano il film da Requiem: abbastanza per cambiare tono e fascia produttiva, troppo pochi per descrivere un marchio scomparso dal cinema. Scott riaprì la linea principale con un’autorità che Paul W.S. Anderson e i fratelli Strause non avevano mai ricevuto.
Il “foglio bianco” aveva già due sceneggiatori
La memoria recente di Scott comprime inoltre il lavoro di scrittura. Jon Spaihts elaborò un prequel molto più riconoscibile, con uova, facehugger e ciclo riproduttivo dello xenomorfo. Damon Lindelof propose di togliere quegli elementi dal centro del racconto, giudicando abbastanza forti le idee sugli Ingegneri e sull’origine dell’umanità. Scott scelse quella direzione, la sviluppò con Lindelof e la trasformò nel film che conosciamo.
Il controllo recuperato dal regista fu quindi reale, benché condiviso. Spaihts fornì struttura, personaggi e interrogativi; Lindelof allontanò il progetto dal prequel convenzionale; Scott impose la domanda sullo Space Jockey che lo accompagnava dal 1979. E David divenne il vero asse della nuova linea, fino a rendere oggi possibile rileggere il sintetico nell’era dell’intelligenza artificiale.
Alien: Covenant misurò la fragilità di questa operazione. Il titolo riportò lo xenomorfo in primo piano e proseguì la storia di David, incassando 238,5 milioni: circa il 41% in meno di Prometheus. La trilogia progettata si fermò per anni dopo il secondo capitolo. Nel 2026 Scott ha annunciato che una continuazione dedicata a David è ancora in lavorazione, ma il terzo prequel non dispone ancora di una data ufficiale.
Halloween riuscì dove Terminator si bloccò
Il ritorno di John Carpenter offre il precedente favorevole. Per Halloween del 2018 il creatore tornò come produttore esecutivo e compositore, mentre il film cancellava dalla propria continuità quasi tutti i sequel. L’operazione aveva una promessa semplice, Jamie Lee Curtis di nuovo protagonista e un budget di 10 milioni di dollari. L’incasso mondiale raggiunse 255,4 milioni e aprì una trilogia. La firma del fondatore funzionò perché accompagnata da costi contenuti e da una direzione immediatamente leggibile.
James Cameron incontrò l’esito opposto con Terminator: Dark Fate. Tornò come produttore e autore del soggetto, collegando il film direttamente a Terminator 2 e ignorando tre capitoli intermedi. I 250,4 milioni incassati nel mondo coprirono appena 1,4 volte un budget di 185 milioni secondo The Numbers; la nuova trilogia annunciata non partì. Il nome dell’autore originale può restituire legittimità a una linea narrativa. Il pubblico, però, deve ancora desiderare quella linea e il costo determina quanto spazio abbia per imporsi.
La saga ha già distribuito altrove il potere
Alien: Romulus ha incassato 350,9 milioni su un budget di 80 sotto la regia di Fede Álvarez, con Scott produttore. Il film recupera l’estetica industriale e il terrore fisico dei primi capitoli, lasciando ai margini la cosmologia degli Ingegneri. Alien: Earth ha compiuto un passo ulteriore: Noah Hawley ha costruito la serie partendo soprattutto dal film del 1979 e da Aliens, scegliendo una propria interpretazione dello xenomorfo. Disney ha definito la prima stagione un successo globale e nel luglio 2026 ha avviato a Londra la produzione della seconda.
Prometheus ha dunque consegnato a Scott una nuova linea d’autore dentro un marchio che respirava già. La seconda stagione di Alien: Earth fornirà la verifica successiva al suo debutto, la cui data deve ancora essere annunciata: le ore viste comunicate da Disney misureranno quanto Alien sappia crescere seguendo una mitologia ormai separata dagli Ingegneri e da David.