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Pro
- il formato antologico elimina tempi morti e permette di esplorare anche diverse tipologie di racconto...
- eccellente capacità di trasformare elementi quotidiani e tecnologici in fonti di terrore primordiale e disturbante
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Contro
- ...ma non tutti i racconti riescono ad essere incisivi allo stesso modo
- lo stile grafico diretto e stilizzato potrebbe non catturare l'attenzione del lettore meno smaliziato
Il Verdetto di Cultura POP
Nel panorama del fumetto contemporaneo, pochi autori sono riusciti a compiere il salto dai social media alla carta stampata con l'efficacia di Adam Ellis. Conosciuto inizialmente per le sue strisce umoristiche su BuzzFeed e, successivamente, per il fenomeno virale di Dear David - una presunta infestazione domestica documentata in tempo reale su Twitter - Ellis ha dimostrato una capacità non comune di manipolare molto bene la tensione soprattutto in fumetti dal formato breve. Da qui nasce Notti Insonni: Undici Fumetti Spaventosi. Si tratta di un'antologia che raccoglie undici racconti autoconclusivi, concepiti per insinuarsi nelle crepe della quotidianità.
Di cosa parla Notti Insonni: Undici Fumetti Spaventosi
Notti Insonni: Undici Fumetti Spaventosi si articola attraverso undici segmenti che spaziano dal folklore tradizionale a leggende metropolitane nate nell'era dei social network. Non esiste un filo conduttore narrativo che unisca i personaggi, ma vi è una coerenza tematica fortissima: la vulnerabilità dell'individuo di fronte all'insolito e inspiegabile.
Dai classici meta-racconti Io ed Evangeline alla Fattoria, strizzando l'occhio ai film horror, e Better Kate Than Never, ambientato in una sit-com i cui protagonisti non possono uscire dal set, si passa al più gotico Il Fiocco Verde passando per il body horror di Ramen al Burro - in cui un ignaro avventore diventa egli stesso ingrediente principale di una pietanza - e Pellicina.
I racconti più riusciti sono però quelli in cui è lo spazio personale a generare ansia e tensione. Milk Door, dagli echi creepy pasta, l'estraniante Bus Stop - in cui una fermata dell'autobus diventa un non-luogo da cui è impossibile sfuggire - e poi soprattutto la doppietta finale Murder Party e Viola Bloom.
In questi ultimi due racconti, Ellis esplora l'orrore della tecnologia. Da un lato una podcaster che dopo aver istigato una gogna mediatica diventa vittima - con una riflessione più ampia sul feticismo sulla percezione della realtà e sulla sua manipolazione - dall'altro l'arrivo di un pacco si trasformare in un incubo persecutori con ovvi richiami allo stalking.
L'orrore dell'isolamento
Lo stile di scrittura di Adam Ellis è asciutto creando un contrasto efficace con l'assurdità degli eventi soprannaturali. La scelta di dividere il libro in undici storie brevi permette di mantenere una tensione altissima; non ci sono tempi morti o eccessive spiegazioni pseudo-scientifiche. L'orrore "accade" e basta. Inoltre Ellis padroneggia perfettamente la tecnica del jump scare cartaceo: l'uso della voltata di pagina per rivelare l'orrore è gestito con una sapienza che non ha nulla da invidiare al cinema.
Ellis non cerca l'orrore cosmico o le grandi epopee gotiche né si affida alle spiegazioni morali dell'horror tradizionale cercando invece il brivido nell'ordinario. Pur omaggiando i grandi classici come Piccoli Brividi o Scary Stories to Tell in the Dark, il vero filo conduttore dell'antologia è l'invasione dello spazio sicuro. La casa, la camera da letto, il proprio telefono: luoghi e oggetti che consideriamo estensioni di noi stessi diventano varchi per il mostruoso.
Ellis abbraccia un "nichilismo" più moderno. Spesso le vittime sono colpevoli solo di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato amplificando quel senso di continuo straniamento e isolamento tipico della modernità.
Graficamente omogeneo con qualche esperimento nipponico
Lo stile di Ellis è semplice e diretto con linee pulite e una grande espressività dei volti. Mantenendo quel grado di stilizzazione e una impronta cartoon fra il classico e il webtoon, personaggi dall'aspetto amichevole e familiare inseriti in contesti atroci aumentano il senso di disagio del lettore. Le reazioni di puro terrore sui volti dei protagonisti sono rese con un realismo che stride quasi con il design semplificato degli sfondi, creando una dissonanza cognitiva efficace.
La fluidità del suo tratto rende l'orrore una entità strisciante che si insinua nei gesti semplici e quotidiani oltre i margini delle tavole. La composizione della tavola è dinamica, con un uso sapiente delle inquadrature dal basso e dei primi piani strettissimi che amplificano il senso di claustrofobia.
La palette cromatica in Notti Insonni: Undici Fumetti Spaventosi è utilizzata con grande efficacia. Adam Ellis utilizza toni freddi, blu profondi e grigi desaturati per le scene di vita quotidiana, virando improvvisamente verso neri densi o colori acidi quando l'elemento soprannaturale entra in scena. Il lavoro sulle ombre è meticoloso: non sono mai semplici aree scure, ma zone di ambiguità dove l'occhio del lettore è costretto a cercare forme che potrebbero o meno essere lì.
Da segnalare anche qualche interessante esperimento con le bicromie e i tono su tono ma anche e soprattutto con il bianco e nero e con l'uso dei retini. Il richiamo al fumetto giapponese è per esempio estremamente efficace nella già citata Ramen al Burro - la storia graficamente forse più riuscita.