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Pro
- accessibile a tutti anche e soprattutto a chi non conosce Cattivik
- Spugna è nato per disegnare Cattivik e il suo mondo
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Contro
- alcuni riferimenti possono sfuggire ai lettori più giovani
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Il Verdetto di Cultura POP
Dopo Tutto un altro Lupo Alberto, Gigaciao decide di ripresentare ad una nuova generazioni di lettori un altro storico personaggio del fumetto comico italiano ovvero Cattivik in una forma audace ed inedita ovvero con una storia lunga. Nasce così Cattivik - La Novell' Grafik' scritta da Lorenzo La Neve e disegnata da Spugna.
Creato nel 1965 dal grande Bonvi, Cattivik è stato protagonista fino al 2003 di una serie di strisce curate prima da Silver - che supervisiona il nuovo progetto targato Gigaciao - e poi da un gruppo di autori fra cui Massimo Bonfatti, Giorgio Sommacal, Casty e Moreno Burattini. Nato come parodia dei fumetti neri degli anni 70 - Diabolik, Satanik, Kriminal - il personaggio, dalla peculiare parlata sgrammatica, è stata grottesca voce contro le nevrosi della borghesia italiana.
Di cosa parla Cattivik - La Novell' Grafik'
Cattivik ha realizzato il suo ennesimo colpo. Un altro perfido successo per il viscido genio del crimine. Un altro sogno interrotto dalla sveglia. Stanco dei rocamboleschi fallimenti delle sue malefatte e di essere lo zimbello di tutti, Cattivik decide di tentare il colpo più audace della sua carriera di modo da riscattare il suo nome ed essere così riconosciuto come il primo cattivo della storia.
Gambe in spalla, Cattivik si dirige quindi nella grande città, Milano Dodici, per rubare il Diamantino ovvero uno diamante dall'inestimabile valore. Tuttavia il Genio del Male non è l'unico criminale sulle tracce della pietra preziosa, anche la sua vecchia nemesi, il Dottor Sgorbius, vorrebbe sgraffignarlo!
Dopo aver capito che la sicurezza attorno al Diamantino è troppo serrata per un solo uomo, i due mettono da parte le divergenze e uniscono le forze per un piano a prova di bomba. Ma due geni del male nella stessa stanza non posso convivere e l'alleanza si sfalda quasi subito.
A Cattivik quindi non rimane quello che sa fare meglio: improvvisare. Con una manciata di improbabili compagni, fra cui Ratto Vincenzo dai poteri telepatici e un suo nerboruto clone, Cattivik si lancia in un piano improbabile: sedurre il direttore della banca in cui è custodito il Diamantino e procedere al furto.
Ma non tutto va, ovviamente secondo i piani, e dopo una serie di rocamboleschi cambi di fronte, il colpo riesce. Ma cosa può farsene Cattivik davvero del Diamantino? Come dice l'adagio l'importante infatti non è la meta ma il viaggio e Cattivik era partito con un solo obbiettivo: essere riconosciuto per quello che è, un furfante senza rivali. E questa consapevolezza giunge come una rivelazione fatta di nuovi amici e rinnovata consapevolezza.
Cattivik: il riscatto impossibile di una macchia d’inchiostro (e di tutti noi)
Per capire Cattivik - La Novell' Grafik' basterebbe la sua prima sequenza. Cattivik sogna di "farcela" e di essere riconosciuto come il genio del male qual è. Ma questo riscatto in realtà non è mai arrivato, è un personaggio che vive ai margini e ogni suo piano criminale implode.
Lorenzo La Neve capovolge questa premessa sia formalmente che narrativamente. La classica striscia diventa un racconto lungo dal ritmo serrato, un heist movie pieno di colpi di scena, trabocchetti, risate e soprattutto piani geniali che falliscono miseramente. È così che questo fumetto trova una propria identità estremamente profonda e attuale: non come semplice omaggio nostalgico, ma un racconto contemporaneo su come gli altri ci guardano e su quanto sia difficile spezzare l’immagine che il mondo proietta su di noi.
La narrazione è divertente e divertita - l'omaggio ad Asterix con Cattivik versione dipendente comunale o il riferimento alle Sturmtruppen - ma ha un secondo livello di lettura che è tutta giocata su questo paradosso: Cattivik è animato da un’autostima inossidabile, una fiducia totale nelle proprie capacità, ed è proprio questa incrollabile sicurezza a renderlo tragicomico. Quando il mondo gli si rivolta contro, lui non mette mai in discussione se stesso ma è il destino a congiurare, le circostanze a essere avverse. Ma dietro la comicità slapstick e l’assurdo dei fallimenti continui, si nasconde qualcosa di più sottile: la disperata voglia di riscatto che tutti abbiamo quando il mondo ci assegna un ruolo da cui sembra impossibile uscire.
Cattivik - La Novell' Grafik' e la sfida del formato lungo rende tutto questo ancora più evidente. Portare un personaggio nato per la gag fulminea in una narrazione prolungata significa interrogarsi su cosa rimane quando il tempo comico si distende. Proprio questa tensione tra l'esagerazione dello slapstick e la trama orizzontale permette non solo di esplorare la "psicologia" di Cattivik con maggiore profondità anche grazie ad una serie di personaggi "secondari" semplici ma ben tratteggiati.
Cattivik - La Novell' Grafik' è un graphic novel vero. Il protagonista esce tragicomicamente cambiato e sicuramente arrichito, anzi finalmente veramente consapevole di chi è. Nell’incapacità strutturale di prendersi quello spazio di dignità che lui stesso reclama e nei fallimenti continui che ne derivano c’è una verità universale: il mondo spesso ci osserva attraverso filtri che non possiamo controllare e sta nel nostro desiderio sincero di cambiarli, per liberarci del tutto.
Una Milano cupa, distopica, attraversata da neon fra marciume e nevrosi. È una città più grande di Cattivik, che lo sovrasta e lo deforma, quasi a ricordargli costantemente ciò che è: un’ombra goffa che cerca di prendersi un posto in un mondo che non lo prende mai sul serio.
Il lavoro grafico di Spugna accentua questa lettura. Le sue linee dinamiche, le espressioni deformate e il ritmo vorticoso delle tavole trasformano Cattivik in una figura che sembra sfuggire continuamente alla forma che gli altri vogliono imporgli. È un personaggio che rimbalza, si contorce, si reinventa, e allo stesso tempo resta sempre uguale: una macchia viva, quasi liquida, che non può essere incasellata. La caricatura diventa così metafora visiva della difficoltà di cambiare agli occhi degli altri: Cattivik può provare a essere un criminale rispettabile, un maestro del male, ma agli occhi del mondo resterà sempre quello che scivola, cade, combina disastri e provoca caos involontario.