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Pro
- I protagonisti, in particolare Mia Jenkins, danno spessore emotivo e rendono interessanti le dinamiche del racconto.
- La regia di Roger Kumble ritma bene le scene, mantenendo attenzione anche nei momenti senza dialogo.
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Contro
- La scrittura è semplice e spesso si nutre di cliché, con dinamiche già viste in altri teen drama.
- Alcune scene risultano prevedibili e sbrigative.
Il Verdetto di Cultura POP
Se si ha una minima esperienza e competenza con i teen drama e le storie young adult risulta sempre piuttosto facile identificare alcuni stilemi narrativi e modelli che ricorrono continuamente in racconti come questi, che si tratti di serie televisive o di lungometraggi. Love Me Love Me, nuova scommessa targata Prime Video, cerca di trovare una propria quadra in questo senso.
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La differenza, quindi, la fa sempre e comunque l’originalità in gioco, o quantomeno la voglia di raccontare qualcosa che aleggi in una dimensione riconoscibile, tentando un minimo di trasformarne le dinamiche in favore della sorpresa o della credibilità relativa alla caratterizzazione dei propri protagonisti.
Tratto dalla serie di libri di Stefania S. e disponibile su Prime Video dal 13 febbraio 2026, Love Me Love Me parla di amore adolescenziale, ovviamente, di tormento personale, di incomprensione dell’io e dell’altro e di attrazione oltre qualsiasi gigantesca “red flag” del caso.
Trovando tutto questo in un contesto di ricchezza ed élite, non c'è molta novità: il film diretto da Roger Kumble e scritto da Veronica Galli e Serena Tateo dovrà pur distinguersi in qualche modo, specialmente uscendo su un portale di streaming che ultimamente sta puntando molto su lavori di questo tipo.
Quale scegliere?
June (Mia Jenkins) è una ragazza come tante che si è da poco trasferita a Milano, una città nuova dove spera di trovare silenzio e distanza da un dolore che sta seguendo la sua famiglia. La possibilità di cambiare aria e le proprie abituali frequentazioni, le consente di ricostruirsi, di distrarsi e soprattutto di fare nuove esperienze, date le profonde differenze locali e culturali con cui si trova a fare i conti la protagonista di Love Me Love Me.
L’ingresso in un prestigioso istituto internazionale segna l’inizio di una routine apparentemente ordinata, o comunque convenzionale e tranquilla. Tra i corridoi dell’istituto June incontra Will (Luca Melucci), un giovane ben visto da tutti. Con lui nasce un legame rassicurante che sembra più di una semplice amicizia fin dal principio.
L’iniziale visione idilliaca di Love Me Love Me, però, crolla nel momento in cui entra in gioco James (Pepe Barroso), l’amico di sempre di Will, l’amico con cui si cresce insieme e si condivide la vita. Affascinante e dannato, è costantemente sul filo, portando con sé un’energia che destabilizza June fin dal primo scontro, fin dal primo sguardo.
Dietro il carisma di James si nasconde un mondo segreto e rischioso, popolato da combattimenti clandestini e scelte estreme. Così June si ritrova davanti a un bivio che mette in crisi ogni sua precedente e consueta certezza.
Chiaro fin dall’inizio?
Love Me Love Me è estremamente familiare in molte sue dinamiche narrative, un classico, in qualche modo. Costruendo la sua intera enfasi su un triangolo amoroso in cui tutti, bene o male, finiscono per essere “dannati”, punta molto sul lato più hot del racconto, con un erotismo facilmente riscontrabile in tantissime altre opere dello stesso stampo.
Il desiderio è una componente centrale dell’intera esperienza per immagini, così come il tentativo di incanalare questa attrazione in qualcosa di più razionale.
Se in termini di scrittura Love Me Love Me risulta estremamente facile, se non proprio elementare, da leggere fin dall’inizio, specialmente se si è un minimo avvezzi a questo tipo di storie, una minima distinzione avviene proprio nelle caratteristiche specifiche dei suoi giovani protagonisti e del loro vissuto personale.
Come in ogni storia young adult drammatica che si rispetti, sono proprio i personaggi a fare la differenza, e non soltanto quello che vivono direttamente.
In Love Me Love Me tutti hanno un segreto, tutti celano delle ombre dentro di sé, rendendo il procedere degli eventi un minimo più misterioso di quanto non ci si aspetti o di quanto non sembri inizialmente.
A risplendere, in termini di recitazione e lavoro sul personaggio, è sicuramente l’interpretazione di Mia Jenkins, che ruba la scena agli altri due protagonisti, portando davanti alla macchina da presa una giovane donna sia speranzosa e solare, impacciata nel suo, ma anche tormentata da un passato familiare drammatico.
È la sua interpretazione a tenere in piedi una narrazione che, quando sembra lavorare per stereotipi narrativi, il ragazzo perfetto e pulito contro il dannato autodistruttivo, ne ribalta poi le apparenze, regalando un racconto per immagini non originale nel suo insieme, ma comunque interessante a modo suo, nella semplicità che lo contraddistingue.
Certo, la scrittura di Love Me Love Me si ferma proprio qui, si inchioda a modelli narrativi visti più e più volte anche altrove, senza andare troppo oltre certe dinamiche “romantiche” che forse, nel nostro presente, non trovano più troppo riscontro.
Love Me Love Me è quindi un film altalenante, nel senso che soffre di momenti fin troppo semplici e non troppo chiari, con personaggi familiari e non inediti, alternati a passaggi abbastanza prevedibili e poco freschi nell’insieme degli accadimenti principali.
Mentre la regia di Kumble riesce a ritmare ogni cosa con uno sguardo sempre ravvicinato, anche laddove non arrivano i dialoghi, sono alcune scene in particolare a non convincere del tutto, insieme a una scrittura sbrigativa, laddove sarebbe stato interessante, magari, un ulteriore approfondimento.