Intervista a James Stokoe (saldaPress) | COMICON Napoli 2026
A COMICON Napoli 2026 abbiamo incontrato James Stokoe, spumeggiante autore di casa saldaPress che ha firmato Godzilla: La Guerra dei 50 Anni e Sullivan's Sluggers.
Se l’occhio potesse soffrire di un’indigestione da eccesso di meraviglia, l’opera di James Stokoe sarebbe il banchetto definitivo. Esistono disegnatori capaci di sintetizzare la realtà con un tratto e altri, come Stokoe, che scelgono la via dell’iper-dettaglio ossessivo, trasformando ogni singola vignetta in un labirinto di texture, escrescenze organiche e architetture impossibili.
Ospite di punta dello stand saldaPress al COMICON Napoli 2026, l’autore canadese rappresenta una delle voci più singolari e potenti del fumetto nordamericano contemporaneo. Che si tratti di reinterpretare icone del cinema come in Aliens: Orbita Mortale e Godzilla: La Guerra dei Cinquant'anni, la sua è una narrazione visiva dove il horror vacui diventa filosofia: ogni centimetro di carta è vivo, pulsante, sporco e straordinariamente dinamico.
Incontrare James Stokoe tra i padiglioni della Mostra d’Oltremare significa confrontarsi con un "one-man army" della nona arte: un artista che scrive, disegna, ripassa a china e colora le proprie opere con una cura che rasenta la follia certosina. In questa intervista abbiamo provato a decifrare il codice genetico del suo stile - un mix esplosivo che fonde l'energia del manga di fine anni '80 con la sporcizia del fumetto underground - e a capire come si possa mantenere una tale coerenza visiva in un’industria che corre sempre più veloce.
Dalle sfide nel gestire mostri sacri della cultura pop alle sue visioni più personali e grottesche, ecco il racconto di un autore che ha fatto della densità il suo marchio di fabbrica, portando a Napoli un carico di immaginazione talmente stratificato da richiedere, più che una lettura, una vera e propria esplorazione.
Domenico Bottalico
Grazie di essere qui, James. Il tuo stile è spesso descritto come massimalista o iper-dettagliato. C'è una sorta di "horror vacui" (paura del vuoto) nelle tue tavole; ogni centimetro sembra vivo e pulsante. Come riesci a bilanciare questa densità visiva senza sacrificare la leggibilità della storia e dell'azione?
James Stokoe
Wow... a volte non so nemmeno io se ci riesco davvero! Però ci sono dei piccoli trucchi. Ci sono modi per usare i dettagli per guidare l'occhio verso il punto focale. Disegni gli spazi e gli oggetti in modo che convergano verso ciò che vuoi che il lettore guardi. Di solito, cerchi di mantenere il punto focale un po' meno dettagliato, un po' più pulito, e questo aiuta. Ma c'è così tanto spazio sulla pagina che puoi riempire con tutto quello che vuoi. È divertente tornare a guardare una tavola e scovare qualcosa che magari non avevi notato alla prima lettura.
Domenico Bottalico
È impossibile non notare una certa influenza manga, da Akira Toriyama a Katsuhiro Otomo, specialmente nel modo in cui rendi i detriti, le esplosioni e la tecnologia... una "tecnologia organica". Quali elementi specifici della "grammatica manga" senti che mancano di più nei fumetti occidentali e che cerchi di importare nel tuo lavoro?
James Stokoe
Sì, sento che ultimamente l'influenza delle scene d'azione [dei manga] sta diventando molto prominente, forse più che in passato. Penso che ciò che ci manchi, e che il manga invece possiede, sia la varietà. Lì trovi un fumetto sul golf, uno sul badminton... ogni tipo di argomento. Penso sia un approccio molto sano e dovremmo seguirlo di più anche noi.
Domenico Bottalico
Hai lavorato su icone enormi come Godzilla e il franchise di Alien. Qual è la sfida più grande quando prendi un design così iconico e consolidato e devi "Stokoe-zzarlo", rendendolo tuo senza perdere l'essenza che i fan amano?
James Stokoe
Per quanto riguarda Godzilla, guardo i suoi film da quando ero piccolo. Ho semplicemente cercato di trovare ciò che amavo di lui e metterlo sulla pagina. Ci sono così tante versioni: quella quasi horror degli inizi, quella da supereroe, quella che è una metafora della Guerra Fredda... Nel mio libro ho cercato di adattare il design al tono di ogni specifico numero.
Domenico Bottalico
Oltre al tuo tratto, c'è un uso molto distintivo della tavolozza dei colori: toni neon, viola vibranti, verdi acidi. Come scegli i tuoi colori? Servono a enfatizzare il caos o sono un modo per dare un ordine emotivo alla complessità del disegno?
James Stokoe
In realtà non ho idea di come sia iniziato tutto. Orc Stain è stato il primo libro a colori che ho fatto e volevo che fosse luminosissimo, come "un'esplosione di anguria". Colori molto pop e fruttati, perché quel mondo è tutto organico e viscido. Da lì mi è rimasto addosso. Il mio processo di colorazione è molto basilare: uso una versione vecchissima di Photoshop che ho avuto gratis anni fa. Quando smetterà di funzionare, non so cosa farò... probabilmente dovrò imparare a dipingere davvero!
Domenico Bottalico
Sei uno dei pochi artisti mainstream che scrive, disegna, colora e cura il lettering delle proprie opere. È una necessità creativa per mantenere intatta la tua visione o è semplicemente il modo in cui ti diverti di più a lavorare?
James Stokoe
È decisamente il modo in cui mi diverto di più. Spesso è anche più facile fare tutto da solo. Mi piace imparare ogni aspetto del mestiere: il lettering mi diverte molto ora, e anche sull'inchiostrazione sto cercando di migliorare. Sono ancora in una fase di apprendimento, ma sì, fare tutto da solo è spassoso.
Domenico Bottalico
Parliamo di Aliens: Dead Orbit. Hai creato questo racconto incredibilmente claustrofobico. Mentre il "caos" dei tuoi altri lavori sembra rumoroso, qui i dettagli sembrano descrivere il silenzio e l'isolamento. Come hai approcciato il design della stazione spaziale per renderla un labirinto meccanico minaccioso quanto lo Xenomorfo stesso?
James Stokoe
Mi sono ispirato ai design originali di artisti come Ron Cobb e Syd Mead, che hanno lavorato al film. Ho sempre amato come gli scenografi di quei film prendessero un mucchio di ferraglia e la incollassero ai muri per creare qualcosa. Ho cercato di emulare quell'approccio nel disegno.
Domenico Bottalico
Parlando di Wonton Soup, è un'opera più leggera, più punk. Quanto dei tuoi gusti personali c'è in Johnny Boyo? E come hai trovato l'equilibrio tra l'estetica sporca dei bassifondi galattici e il rendere il cibo che disegni effettivamente appetitoso?
James Stokoe
Non so se quel cibo sembri così appetitoso! Quello è un libro che ho scritto e disegnato quando avevo 19 anni... a guardarlo ora mi sembra quasi "arrogante" per quanto disegnavo male all'epoca. Lo considero un libro da ragazzi.
Domenico Bottalico
In Godzilla: La Guerra dei Cinquant'anni, la sfida era la linea temporale. Come hai gestito l'evoluzione del design di Godzilla e degli ambienti, dalla Tokyo degli anni '50 a quella moderna, per far percepire al lettore il peso del tempo che passa?
James Stokoe
Avevo accarezzato l'idea di cambiare il design di Godzilla per ogni epoca, dato che nei film il suo aspetto è cambiato spesso, ma avevo bisogno di un filo conduttore per la storia, quindi ho mantenuto il design costante. Altre cose però cambiano: il terzo numero, ad esempio, è un po' più "buffo", riflette l'era degli anni '60/'70 in cui Godzilla faceva mosse di danza. Se lo rifacessi oggi, probabilmente disegnerei il primo numero in bianco e nero per poi far evolvere i colori.
Domenico Bottalico
L'ultima domanda riguarda Sullivan's Sluggers, dove unisci il baseball a un horror in stile John Carpenter. Qual è stata la sfida nel rendere i giocatori di baseball spettacolari quanto i mostri che combattono?
James Stokoe
Io non gioco affatto a baseball, non ne so nulla! Quindi mi sono limitato a guardare vecchie foto di riferimento degli anni '30 e '40 per le uniformi. I mostri, invece... beh, sono il tipo di mostri che disegno sempre, quindi è stato naturale.