Anthem, l’inizio di una recensione

Il nostro viaggio con Anthem è appena incominciato.

Recensione
A cura di Filippo "Xsin" Consalvo - 23 Febbraio 2019 - 11:35

Connessione. Nel mondo di oggi, il concetto che influisce maggiormente sulla nostra società è quello della connessione, ormai totale, senza confini e accessibile in milioni di modi. Anche il mondo dei videogiochi ha subito profondi cambiamenti grazie a questo concetto e ormai sempre di più il rapporto con altri giocatori in real time sta sostituendo quello con l’intelligenza artificiale delle partite in locale. Forse è per questo che anche software house storicamente single player abbiano deciso di fare il loro tentativo nel mondo online del multiplayer: questa volta tocca a Bioware e se allo scalpore dell’annuncio si sono susseguiti mesi di dubbi, timori e trepidante attesa, adesso è finalmente giunto il momento di scoprire il reale valore di Anthem, il nuovo action sparatutto con dinamiche GDR multiplayer cooperativo dei creatori di Mass Effect.

Negli ultimi tempi lo abbiamo provato e riprovato, ma trattandosi di un titolo always online a mondo condiviso sappiamo che il vero test sarà possibile solo nelle settimane dopo il lancio, quando tutta l’utenza popolerà i server e si avrà la possibilità di interagire con un numero molto più alto di giocatori.

La recensione di seguito quindi vuole valutare quanto visto finora in quella che è la build del lancio, ma il voto in fondo a questa pagina non sarà definitivo, e pertanto non sarà inviato agli aggregatori Metacritic e Opencritic. Nelle prossime settimane seguiranno altri speciali e sessioni approfondite fino alla valutazione “a gioco avviato”, quando potremo valutare l’esperienza e il potenziale reali di Anthem anche nel lungo periodo.

anthem

L’inno dei creatori

Come già anticipato nelle diverse anteprime, Anthem è ambientato in un mondo dove le divinità, chiamate Creatori, hanno lasciato incompleta la loro opera di creazione e abbandonato i potenti macchinari tramite i quali la stavano realizzando, marchingegni dall’enorme potere e per la maggior parte sconosciuti all’uomo, responsabili della nascita di creature mostruose e di cataclismi. Ad avviarli e controllarli è l’Inno della Creazione, The Anthem appunto, una forza misteriosa dal potenziale immenso, per lo più distruttivo. Un mondo pericoloso nel quale gli Specialisti, soldati armati di tute esoscheletriche da combattimento chiamate Strali, conducono diverse missioni nel mondo esterno e difendono l’umanità costretta a vivere in enormi città-fortezze: eroi, rispettati, indispensabili. Quando però Dominion, una comunità aggressiva convinta di riuscire a controllare il potere delle macchine lasciate dai Creatori, decide di fare la propria mossa e di conquistare una delle città costruite a difesa di uno di questi manufatti qualcosa va storto e si scatena il Cuore della Furia, un’enorme cataclisma che nemmeno un esercito di Specialisti riesce a fermare. Un fallimento epocale, una disfatta che distrugge la reputazione degli Specialisti e fa perdere loro tutta la fiducia della stessa comunità per cui si battono.
Anni dopo questi eventi, il nostro protagonista vive alla giornata occupandosi dei pochi contratti disponibili come mercenario, ma Dominion, creduta finita dopo il cataclisma che aveva scatenato, sembra essere tornata e così si ripresenta di nuovo la necessità di difendere l’umanità e riguadagnare la fiducia persa anni prima.

Come tutti i fan di Bioware sanno (e pretendono), la trama è un elemento essenziale per i giochi della casa di Montreal e ci si aspetta che il passaggio dai titoli single player al multiplayer cooperativo non cambi questo dogma. Nonostante i forti dubbi, però, sembra davvero che Anthem sia fortemente costruito attorno alla storia che vuole raccontare: la forza motrice del gioco diventa il riscatto degli Specialisti, per il quale ci ritroviamo ad affrontare missioni nella speranza di far risollevare l’enclave di Fort Tarsis, la propria città, collaborando con le varie fazioni che la compongono, dalle Sentinelle a guardia delle mura agli Arcanisti che studiano l’Inno e i manufatti dei creatori, passando per i vari abitanti che ci chiedono consigli e i cui sviluppi dipendono dalle nostre scelte. Un concept che si sposa benissimo con il gameplay ad imprese, basato sul giocare in diversi stili per guadagnare medaglie, ricompense e persino per proseguire nel gioco. I vari “esegui uccisioni multiple” o “sconfiggi nemici con l’abilità definitiva” non sono più fine a se stessi ma assumono un ruolo determinante nel proseguo dell’avventura: Anthem ci spinge quindi a provare diversi modi di giocare, a variare la nostra esperienza in combattimento e a esplorare la regione di Bastion in lungo e in largo per trovare tesori, componenti per la creazione, collezionabili e soprattutto imprese da completare (i cosiddetti eventi globali).
Il tutto in un mondo che riesce ad apparire allo stesso tempo immobile, con la sua maestosità, con i suoi panorami mozzafiato e un design davvero caratteristico, e vivo, con la fauna ben visibile durante i propri spostamenti, le immense cascate e le numerose zone occupate dagli insediamenti nemici o da rovine che trasmettono un senso di storia passata pur nel loro silenzio. Ancora una volta quindi Bioware è riuscita a creare un mondo, un’intera realtà con la sua storia, le proprie regole e i propri costumi, dove tutto sembra essere al proprio posto.

anthem vip demo & endgame

Un’armatura per ogni situazione

A rendere quest’avventura possibile ci sono gli Strali, armature esoscheletriche che incarnano l’essenza delle classi nel gioco, ognuna con la proprie caratteristiche: il Guardiano, il più bilanciato tra i quattro, il Colosso, lento ed enorme ma dotato di una resistentissima corazza ed enorme potenza di fuoco, l’Intercettore, meno resistente ma velocissimo e letale nel corpo a corpo, e infine Tempesta, il mago/support in grado di usare abilità elementali, infliggere status ai nemici e fluttuare per lunghi periodi senza surriscaldare i propulsori. In tutta onestà, soprattutto con l’avanzare del gioco, la potenza delle abilità di Tempesta diventa davvero esagerata, sia con l’abilità sinistra (tipicamente ad area d’effetto e con status) che con la destra (solitamente ad attacco diretto), ma ancora una volta è da elogiare la varietà dei pericoli che il gioco propone e il modo in cui tutti gli Strali si traducono in quattro stili di combattimento distinti e complementari.

La gestione del set di equipaggiamento, chiamato Assetto, ha un ruolo fondamentale in Anthem: tra armi, componenti e fino a tre abilità equipaggiabili ci si può sbizzarrire e dare un’impronta ben precisa al proprio arsenale, ma con uno sguardo più attento si possono sfruttare tutti gli effetti speciali per fare un salto di qualità; ogni componente o arma infatti, al di là di quelli di qualità “Comune”, possiede una o più iscrizioni, effetti che possono aumentare la velocità di recupero di una delle abilità, o la potenza, o ancora il danno di un tipo d’arma, mentre altre sfruttano proprio i tempi di ricarica di un’abilità per conferire vari buff. Non mancano infine quelle che infliggono status di indebolimento o elementale, essenziali per la realizzazione delle catene combo che rappresentano la peculiarità più interessante di Anthem, capaci di infliggere danni enormi ma i cui meccanismi non ci sono ancora del tutto chiari e non vengono spiegati dal gioco.

Ad ogni modo, il risultato finale premia di gran lunga la sinergia di un assetto piuttosto che la sua mera rarità o livello di potenza, tanto che la principale differenza tra oggetti di rarità Comune (la più bassa) e Leggendaria (la più alta) consiste appunto nella quantità e qualità di effetti bonus connessi. La perfezione non esiste, però, e ancora una volta il gameplay si adegua al concept del gioco: Strali diversi, compagni diversi e missioni diverse non possono adattarsi allo stesso Assetto, per questo è possibile creare più preset da scegliere al momento opportuno in base a ogni singola variante. Per non dimenticare l’ampia possibilità di personalizzazione estetica, con pezzi, grafiche e soprattutto colorazioni da applicare a più livelli così da creare il proprio stile.

Specialist Attack

Tre fazioni per Fort Tarsis

Come detto, il gameplay di Anthem si sposa benissimo con il suo concept: se la trama si concentra sul riscatto dell’immagine degli Specialisti agli occhi della comunità e le imprese del gioco spingono il giocatore a guadagnare sempre più lealtà, le stesse missioni si concentrano sulle tre macro fazioni che si trovano a Fort Tarsis: le Sentinelle, gli Arcanisti e gli altri Specialisti. Tutte avanzano in parallelo fino a raggiungere un punto di svolta generico, per poi ricominciare un proprio corso dedicato di altre tre/quattro missioni fino a quella generica successiva e così via. Non abbiamo ancora completato la trama, ma Bioware ha fatto un lavoro egregio nella creazione dei personaggi, nella loro caratterizzazione, nella loro espressività facciale e nell’inserirli in un mondo che parla da solo: non servono grandi presentazioni per capire Bastion e come funziona la vita al Forte, grazie a una scrittura dei dialoghi che dopo poche ore ci fa già sentire a casa, come se vivessimo lì da sempre, mentre la storia emergente che ci porta sempre più vicini all’obiettivo finale è coinvolgente, nascosta ma visibile con le sue rovine, i messaggi e i resti da trovare sparsi per il mondo.

Oltre alle missioni legate alla trama ci sono i contratti (missioni secondarie slegate dal filone narrativo), le roccaforti e il gioco libero. Quest’ultimo da accesso a tutte le zone di Bastion per le quali ci si può muovere liberamente alla ricerca di collezionabili, nemici e soprattutto eventi globali, missioni estemporanee a generazione casuale circoscritte ad un’area. Il bottino rimane l’obiettivo principale: più che il livello d’esperienza, utile a sbloccare nuovi Strali e slot nell’armatura, sono gli oggetti droppati dai nemici a fare la differenza, nella speranza di avere fortuna e trovare quel pezzo adatto al proprio Assetto od oggetti di rarità alta da scomporre per guadagnare risorse utili alla creazione di ciò che ci serve. Diventa un continuo migliorarsi, un alzare sempre di più l’asticella per essere più efficaci, resistenti, potenti e affrontare così le difficoltà più alte, che a loro volta aumentano la percentuale di ritrovamento rarità più alte e così via. Raggiunto il level cap impostato a 30 si sblocca l’End Game, liberando l’accesso a tre nuovi livelli di difficoltà (Grandmaster I, II e III) e ritrovandosi a dover lavorare ancora di più sulla qualità del proprio Assetto per fronteggiare roccaforti sempre più ostiche, degli assalti lunghi e logoranti disponibili già dalle prime fasi del gioco dove la preparazione e il lavoro di squadra sono essenziali, a fronte del guadagno di bottini migliori.

Recensione

Tutto questo è possibile farlo in sessione pubblica, permettendo l’incontro con altri giocatori umani che in squadra con noi o meno possono comunque aiutarci quando si è in difficoltà, o in privata, escludendo quindi qualunque intervento esterno e giocando in single player. Seguendo le stesse indicazioni che il seppur scarno tutorial ci fornisce, però, è impossibile suggerire di giocare Anthem in solitaria: il matchmaking è rapido, funziona bene e almeno in questa prima fase si trova una discreta varietà di Strali con conseguenti ruoli all’interno del team. L’unico problema potrebbe essere legato a quando un giocatore decide di non partecipare, rimanendo collegato ma senza muoversi, ma la patch del day one dovrebbe andare a tamponare questi casi, comunque rari.

Non bisogna sottovalutare poi la difficoltà: affrontare da soli una missione a Difficile è quasi impossibile, sicuramente almeno fino all’End Game, quindi si è costretti a procedere molto più lentamente e con un livello di sfida che non è appagante come quelli affrontabili in co-op. C’è poi una certa linearità in diverse missioni, spesso si ritrovano pattern simili e le Roccaforti si possono affrontare a ripetizione ma sono sempre uguali, quindi un elemento di variabilità dato dai compagni che ci affiancano riesce sempre a personalizzare l’esperienza e a renderla più originale.
Graficamente, poi, l’incrociarsi sullo schermo di esplosioni, spostamenti in volo, abilità spettacolari e linee di proiettili è uno dei punti più forti di Anthem e in quattro è nettamente più godibile che in singolo. Un aspetto che si aggiunge a una cornice sbalorditiva, con panorami mozzafiato e design di ambienti, personaggi, armi, nemici e veicoli curatissimi che rendono Anthem un vero gioiello estetico.

Infine menzione d’obbligo anche per l’ottimo doppiaggio italiano che non ci ha fatto rimpiangere le nostre prove in lingua originale, per quanto alcune animazioni sono evidentemente meno curate di quelle principali.

+ Graficamente spettacolare
+ Gameplay vario ed equilibrato
+ Livelli di sfida adatti a tutti
+ Background narrativo coinvolgente
+ Personaggi caratterizzati e ottimo doppiaggio
- alcune missioni sono troppi simili
- In single player perde molto
- se un compagno non collabora si rischia di rimanere bloccati

8.5

Bioware non scherza: sapeva di giocarsi la reputazione con quello che è stato definito da molti un tentativo di seguire il trend multiplayer di questi anni e non ha voluto rischiare. Anthem ci sembra un titolo ben studiato, che ha analizzato e imparato dai precursori del genere e ha voluto mettere in campo la propria versione, nella quale il setting narrativo gioca un ruolo fondamentale come da tradizione Bioware. Anche i problemi di glitch e bug che affliggevano le versioni in anteprima sembrano essere risolti, in attesa di capire se il rilascio ufficiale stresserá maggiormente l’impianto a sostegno.
I fan più scettici devono quantomeno dargli una chance, perché in queste prime fasi Bioware sta dimostrando che è diventata famosa perché fa giochi ottimi con un notevole impianto narrativo: single player o multi, a quanto pare, non cambia il risultato.




TAG: anthem, contenuto consigliato, Recensione in corso

OffertaBestseller No. 1