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Immagine di The Iron Oath | Provato - Una banda di mercenari contro le forze oscure

PROVATO

The Iron Oath | Provato - Una banda di mercenari contro le forze oscure

The Iron Oath cerca di sfruttare il successo di Battle Brothers, ma nel RPG tattico di Curios Panda Games ci sono anche piccole novità interessanti

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Avatar di Daniele Spelta

a cura di Daniele Spelta

Redattore @SpazioGames

Pubblicato il 19/04/2022 alle 09:37
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  • Pro
    • Difficile al punto giusto
    • Le battaglie tattiche hanno una giusta dose di complessità
    • Serve parecchia attenzione per gestire al meglio il proprio party
    • Le premesse narrative sembrano molto interessanti...
  • Contro
    • ... Anche se si è visto decisamente poco
    • Si nota una certa ripetitività nelle missioni

Conclusioni Finali di SpazioGames

Se siete fra quelli che hanno amato – e in alcuni casi anche odiato – Battle Brothers, The Iron Oath si presenta sin da subito come una validissima alternativa. Le premesse sin da questo primo early access sono molto interessanti, la storia – per quanto abbozzata – sembra andare nella giusta direzione, la componente gestionale e quella tattica poggiano su basi molto solide e profonde e se nel futuro il team di sviluppo riuscirà a garantire una buona varietà di contenuti, siamo certi che anche The Iron Oath saprà ritagliarsi la sua corposa fetta di fan.

Disponibile su: PC

Informazioni sul prodotto

Il nome di Battle Brothers potrebbe dire ben poco alla maggioranza di voi, ma siamo certi che chi predilige il PC come piattaforma su cui giocare avrà di certo sentito parlare del tattico a turni creato da Overhype Studios, semplicemente una delle tante perle indie nascoste nel mare magnum di Steam.

The Iron Oath segue più o meno la stessa la scia di mercenari mutilati, villaggi rasi al suolo e innumerevoli game over ma, nonostante le basi siano davvero simili e anche gran parte del gameplay ricalchi l’appena citato Battle Brothers, il team di Curious Panda Games ha cercato di rimescolare le carte e di aggiungere alcune trovate che potessero rinverdire una formula già di per sé ottima.

Nonostante sia decisamente presto per sbilanciarsi vista l’esiguità del codice, questo primo faccia a faccia con la versione in accesso anticipato ci ha mostrato tutto il potenziale di un’opera che potrebbe garantire ore e ore di sana strategia… E ovviamente tantissime morti premature.

Un mondo ben oltre l'orlo del collasso

Dimenticatevi subito folletti, maghi e nani, perché il mondo fantasy tratteggiato in The Iron Oath non lascia spazio alla speranza e ogni singolo pixel trasuda sporcizia, fango e sangue.

Il regno di Caelum non è infatti altro che uno spento simulacro del suo glorioso passato, vittima di un male chiamato The Scourge, un evento segnato dall'apparizione dalle ali di un letale drago che non lascia che cenere al suo passaggio.

Demoni, corruzione e banditi sono i veri protagonisti di queste lande desolate, dove solo l’ordine di Vanguard cerca di porre rimedio all'oscurità, aiutato in qualche modo anche dalla compagnia di soldati di ventura che noi dovremo assemblare, mantenere e guidare missione dopo missione.

Le terre di Caelum sono un dedalo di strade, villaggi e città

A differenza di Battle Brothers, in The Iron Oath è anche presente una campagna vera e propria con una sua storia, di cui abbiamo però avuto un semplice assaggio e che si è interrotta dopo un paio di capitoli.

Le premesse sono comunque decisamente intriganti, con tradimenti, cospirazioni e gruppi di soldati dannati che di certo avranno a che fare con le forze oscure che dilaniano le terre di Caelum, una storia che spezzerà una lunga serie di missioni - i classici compiti che un gruppo di mercenari deve portare a termine per rimpinguare le casse - che già ha presentato un certo livello di ripetitività dopo qualche ora di gioco.

Mercenari sempre diversi che però fanno sempre la stessa brutta fine

Al di là del maggior peso dato alla componente narrativa e alla maggiore presenza di dialoghi, il loop di gioco di The Iron Oath ricalca davvero da molto vicino quello che abbiamo apprezzato in Battle Brothers.

Scusateci per l’ennesimo paragone, ma è davvero impossibile evitare questo confronto. Dopo aver salvato la pelle nel tutorial, con le poche risorse a disposizione la prima cosa da fare è reclutare il proprio gruppo di soldati, prestando attenzione ai differenti ruoli e impieghi durante le battaglie a turni, perché avere un party ben assortito è l’unico modo di uscire (quasi) indenni dagli scontri.

Le città sono gli hub centrali in cui accettare gli incarichi, guarire i commilitoni e arruolarne di nuovi

Ci sono pirolanceri abili nell’uso del fuoco, maghi della luce utili a curare i feriti che inevitabilmente si accumuleranno durante le battaglie, agili ranger armati di archi o, ancora, pugili in grado di abbattere anche un demone a mani nude.

Ciascun personaggio è poi caratterizzato da varie statistiche, dai punti vitali e dal morale, un altro parametro di cui tener sempre conto mentre ci si avventura nei meandri dell’ennesimo dungeon. Non poteva poi mancare tutto un lungo elenco di equipaggiamento, con spade, guantoni, lance e armature di ogni tipo, ma l’elemento più importante che definisce ciascuna unità è la presenza di sei abilità uniche a seconda del ruolo, le quali a loro volta dispongono di un albero dedicato ai vari potenziamenti.

L’insieme di questi ingredienti è alla base di una flessibilità tattica notevole, che rende The Iron Oath un vero banco di prova per gli amanti del genere, ma che ha anche forti impatti sulla componente gestionale. Con l'ottenimento dell’esperienza e con le cicatrici che si accumulano sul corpo, i vari mercenari aumenteranno però le loro richieste economiche, gli stipendi si alzeranno, qualcuno finirà per parecchi giorni in infermeria – in puro stile Darkest Dungeon – aggravando le uscite di denaro e inoltre si instaureranno rapporti non sempre idilliaci fra le file dei soldati.

Occorre dunque parecchia attenzione per non finire sul lastrico, in alcuni casi conviene licenziare le pedine più onerose – che ovviamente sono anche le migliori sul campo di battaglia – e riottose, per reclutare dei novizi nella speranza che queste forze fresche siano sufficienti per aver la meglio nel prossimo incarico.

Ogni personaggio ha la sua scheda personale

Come se non bastasse, il regno stesso di Caelum è in continuo divenire, come è dimostrato dalla sua mappa in pixel art. Intere città possono essere rase al suolo dagli inaspettati attacchi del drago ma anche le azioni della nostra compagnia di mercenari possono determinare alleanze e fazioni ostili.

A seconda dell’allineamento con i vari villaggi cambieranno dunque i possibili incarichi messi a disposizione dagli abitanti e dai nobili, così come i prezzi al mercato che subiranno pesanti oscillazioni al variare dei rapporti che si instaurano durante la campagna.

Alla pugna!

Una volta assemblato e ritoccato a dovere il piccolo esercito e fatti i giusti rifornimenti, non resta che accettare i vari incarichi presentati dagli abitanti delle varie città disposte sulla mappa, missioni che vanno dalla scorta dei mercati al recupero di metalli dispersi nelle miniere, senza dimenticare ovviamente i semplici – si fa per dire – “Vai nel bosco e uccidi tutti i mostri lì presenti”.

Durante questi compiti è però emerso sin da subito un certo riciclo delle idee, con obiettivi che spesso si ripetevano e in cui dovevamo inoltre affrontare varianti decisamente simili tra loro della stessa tipologia di nemici.

La speranza è dunque di vedere una maggiore alternanza di contenuti nel futuro, ma dato lo stato ancora embrionale di The Iroan Oath siamo abbastanza certi che questa implementazione sia già ben presente sulla road map del team di sviluppo.

Le missioni sono spesso strutturate come dei dungeon crawler

Nonostante una routine di gioco abbastanza monotona, le battaglie a turni riescono da sole a garantire una sana dose di divertimento, anche grazie all’introduzione di uno schema tipicamente da dungeon crawler che accompagna ogni spedizione.

Che si tratti di un nemico da eliminare o di un personaggio da salvare, spesso per portare a termine la missione è necessario avventurarsi con il proprio party all’interno di labirinti suddivisi in caselle, da attraversare turno dopo turno e con un alto fattore di imprevedibilità. In questi oscuri meandri ci sono passaggi segreti da scoprire, bottini da recuperare e, ovviamente, nemici di ogni genere, come mostri, demoni e gli immancabili banditi.

Una volta finiti su una casella contenente un segnalino scontro, ha inizio la battaglia vera e propria e si viene teletrasportati all’interno di un’arena suddivisa in caselle esagonali su cui spostare i propri avventurieri.

Le regole di ingaggio sono quelle già viste altre volte in titoli di questo genere. Le varie unità hanno a loro disposizione un’azione per muoversi e una seconda per attaccare o per usare una delle varie abilità a loro disposizione o per sfruttare un oggetto presente nell’inventario.

I duelli seguono le regole dei classici tattici a turni

Su queste basi si inserisce però un numero cospicuo di variabili, come crepe nel suolo in cui gettare i nemici, stalattiti che cadono dalla volta rocciosa o, ancora, attacchi da caricare su più turni, a cui vanno aggiunti tutti gli status di sanguinamento, congelamento e bruciature varie.

Anche la disposizione delle proprie pedine ha un’importanza cruciale, ad esempio per sfruttare gli attacchi ad area, il fuoco di copertura o più semplicemente per accerchiare un nemico isolato e garantirsi così un prezioso bonus per un attacco alle spalle.

Abbiamo inoltre apprezzato l’onestà di The Iron Oath, un gioco sì spietato e che non si vergogna a menomare e azzoppare ogni singolo mercenario al vostro soldo, ma che non usa escamotage come colpi critici falliti ad una casella di distanza o crisi improvvise di panico per far crollare il morale della compagnia.

Anche in queste battaglie a turni si nota però un riutilizzo eccessivo degli stessi nemici, un riciclo che diventa abbastanza tedioso nei dungeon più lunghi, in cui si si ritrova ad affrontare gruppi sempre identici di avversari, sempre dotati degli stessi attacchi e che seguono sempre strategie simili.

Infine, uno dei punti a favore di The Iron Oath – e che emerge con più incisività proprio durante i duelli a turni – è una pixel art di buonissima fattura e impreziosita da effetti grafici e inquadrature che sottolineano con maggior forza ad esempio una vittoria decisiva contro il boss di turno.

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