Ci siamo. Dopo anni di attesa, 4A Games ha alzato il sipario su Metro 2039, il nuovo capitolo della saga post-apocalittica ambientata nelle viscere di Mosca.
Il titolo arriverà su Xbox Series X|S, PlayStation 5, Steam e Epic Games Store entro la fine del 2026, e da quello che ho avuto il piacere di vedere si capisce che questo non sarà un seguito qualsiasi.
Il reveal, realizzato in collaborazione con Xbox, si è articolato in un livestream di 15 minuti con i volti chiave dello studio: Jon Bloch (Executive Producer), Andriy 'mLs' Shevchenko (Creative Director) e Pavel Ulmer (Co-Creative Director e Lead Audio Designer). Il cuore della presentazione è stato un trailer da sei minuti accompagnato da un assaggio di gameplay, entrambi già disponibili su YouTube.
Si torna a Mosca
Ma di cosa parla Metro 2039? L'anno è, appunto, il 2039. Per venticinque anni i sopravvissuti alla guerra nucleare hanno combattuto nelle gallerie della metropolitana di Mosca, finché le fazioni sotterranee non si sono unite sotto un'unica bandiera: la Novoreich, guidata da un nuovo Führer, il leggendario Spartan Hunter.
In superficie promette salvezza, ma nelle profondità del Metro la realtà è un'altra: propaganda, disinformazione, un regime autoritario retto da una convinzione brutale quanto semplice. Se è ostile, lo elimini.
La serie non ha mai romanticizzato l'apocalisse, e Metro 2039 non fa eccezione: il tono è ancora più cupo dei capitoli precedenti, e il messaggio centrale ruota attorno alle conseguenze della guerra, al costo del silenzio, agli orrori della tirannia e al prezzo della libertà.
Il giocatore veste i panni di The Stranger, un recluso tormentato da violenti incubi a occhi aperti, costretto a scendere di nuovo nelle gallerie da cui aveva giurato di fuggire per sempre.
La storia è sviluppata in stretta collaborazione con Dmitry Glukhovsky, autore dei romanzi che hanno ispirato l'intera saga e voce critica apertamente contraria all'invasione russa dell'Ucraina, posizione che lo ha costretto all'esilio dalla sua stessa patria. Un dettaglio che non è solo biografia: è il contesto morale dentro cui Metro 2039 è nato.
C'è infatti una dimensione che rende questo titolo qualcosa di più di un semplice sequel: 4A Games è uno studio ucraino, nato in Ucraina e ancora a maggioranza ucraino, oggi operativo tra Kyiv e Malta. L'invasione su larga scala della Russia ha cambiato radicalmente la vita di chi lavora lì, tra blackout, generatori, attacchi missilistici e con i droni.
Lo sviluppo è andato avanti lo stesso, spinto dalla resilienza del team e da un principio che lo studio ripete con orgoglio: la famiglia viene prima di tutto, ma la forza collettiva ha tenuto in piedi il progetto. Il risultato è un gioco plasmato dalla guerra in modo diretto, con un focus narrativo su scelte, azioni, conseguenze e il prezzo del futuro. Una prospettiva ucraino si intreccia con l'anima autentica della saga senza snaturarla: Metro rimane Metro, ma stavolta ha ancora più da dire.
Sul piano tecnico, Metro 2039 è costruito sul 4A Engine, il motore proprietario dello studio, ulteriormente evoluto rispetto a Metro Exodus, dove 4A Games fu tra i pionieri del ray tracing. Quella tecnologia è stata ripensata e ottimizzata per offrire un'esperienza visivamente d'impatto senza sacrificare le prestazioni.
Ma la vera firma dello studio non è nella grafica: è in quello che 4A chiama Frozen Stories. Ogni oggetto negli ambienti di gioco esiste per una ragione fisica precisa. Una tazza rovesciata, delle borse vicino alla porta, una partita a carte interrotta, un corpo che stringe un'arma scarica. Nessuna prefabbricazione, nessun dettaglio casuale: tutto racconta cosa è successo un momento prima che il giocatore arrivasse, senza una riga di dialogo.
Il gameplay visto nel reveal mostra gli ingredienti classici della serie, che ormai ben conosciamo da diversi anni: questo si traduce di fatto in ambienti claustrofobici, orrore psicologico, equipaggiamento iconico tra cui l'immancabile orologio da polso e le armi artigianali, durante un primo scontro con le creature mutate che popolano il Metro.
Un mondo difficile, ma non solo
In Metro 2039 non si racconta solo un mondo distrutto: si osserva da vicino il modo in cui gli esseri umani si aggrappano a ciò che resta, anche quando quel poco è marcio, corrotto, o irrimediabilmente perduto. È una storia che parla di sopravvissuti, ma anche di complici, di chi ha imparato a convivere con la paura al punto da non riconoscerla più.
4A Games non si limita a costruire un universo post-apocalittico, lo trasforma in uno specchio, deformante ma autentico, in cui la guerra non è un evento passato, bensì una condizione permanente dell’animo.
Ciò che mi ha colpito del progetto è la forza con cui il team ucraino mette in gioco se stesso. In ogni tunnel buio, in ogni ronzio elettrico, si percepisce la realtà che circonda chi ha creato questo gioco: generatori accesi nella notte, missili che cadono non sugli schermi ma fuori dagli studi, dipendenti che lavorano tra le sirene d’allarme.
Metro 2039 nasce lì, non negli studi o nei "laboratori" asettici di un publisher milionario, ma nel ventre di un paese che resiste. E questa verità conferisce al gioco un peso specifico che va oltre qualsiasi ambizione tecnica, ed è sicuramente una cosa che va tenuta in grande considerazione.
Con The Stranger, 4A non vuole solo farci esplorare un inferno radioattivo, vuole farci capire quanto sia fragile qualsiasi promessa di salvezza. Perché la libertà, in Metro, non è mai un punto d’arrivo. Perché, e ne sono certo, quando scenderemo di nuovo nelle gallerie di Mosca, non sarà per scappare dai mostri, ma per affrontare quello che siamo diventati, quando il silenzio ha smesso di essere pace e ha cominciato a sembrare sopravvivenza.