Devo ammettere che è molto, ma davvero molto, strano vedere Nintendo che si fa concorrenza da sola, ma d'altronde un vecchio detto sostiene che bisogna: essere in competizione solo con se stessi.
Sviluppato da Omega Force, divisione di Koei Tecmo, e pubblicato da Nintendo e The Pokémon Company, Pokémon Pokopia è stato, fin dal suo annuncio, paragonato immediatamente a quel fenomeno di massa che risponde al nome di Animal Crossing: New Horizons (che trovate scontato qui).
Un mondo da costruire a propria immagine e somiglianza un pezzetto per volta, ritmo di gioco compassato, tanti Pokémon da ospitare, un'isola da gestire sotto molteplici aspetti e tutti quegli elementi che da sempre caratterizzano questa tipologia di gioco, esplosa negli anni successivi alla recente pandemia.
E se è vero che gli abitanti di Animal Crossing sono stati capaci di rapire i cuori di milioni di giocatori, è anche vero che esistono altrettanti milioni di fan dei Pokémon. Quindi perché non regalargli il cozy game per eccellenza da poter portare sempre con se?
Apocalittico relax
A differenza della totale rilassatezza con la quale New Horizons dava il via alla nostra avventura, Pokémon Pokopia opta per un incipit narrativo tanto apocalittico quanto intrigante. Il Mondo, per come lo conosciamo, non esiste più; del genere umano non c'è più traccia e nell'isola in cui il Ditto, protagonista dell'avventura, giungerà l'unica forma di vita rimasta sono i Pokémon selvatici.
Non appena giunto sull'atollo, il tenero Ditto farà la conoscenza del Professor Tangrowth, un Pokémon che oltre a ricordarci il tutore che da sempre accompagna l'allenatore di turno nei vari episodi canonici della serie, chiederà al piccolo Ditto una mano per ricostruire l'isola, in modo da renderla un piccolo angolo di paradiso pronto a ospitare i Pokémon selvatici sparsi nei vari biomi.
Sfruttando le memorie passate, Ditto assumerà una forma semi-umana molto simile a quella dell'allenatore che lo accudì in passato, e di cui ricorda vagamente i tratti somatici, e con il suo nuovo corpo antropomorfo si dedicherà a ricostruire l'isola, riportando alla luce vecchie strutture costruite dagli umani, e ora abbandonate, attirando sull'isola Pokémon selvatici che possano aiutarlo in questa titanica impresa e rinvenendo reperti del "Mondo che fu", per provare a capire quale sorta spettò al genere umano.
Insomma un incipit molto più stratificato, e per certi versi malinconico, rispetto a molti cozy game sul mercato e che, nella sua assurdità, centra l'obiettivo di intrigare il giocatore quel tanto che basta dal portarlo a proseguire.
Ovviamente, vi posso parlare solo delle prime ore di gioco, non mi è dato sapere se questa "voglia di sapere" verrà mantenuta anche nelle fasi avanzate del titolo, ma il costante reperire diari risalenti a quando gli umani erano una realtà, unito al ristrutturare centri Pokémon diroccati, sistemare vecchi computer e dedicarsi alle classiche attività da cozy game, funziona. Anche in virtù di una gestione delle fasi iniziali più serrata rispetto a, per esempio, proprio Animal Crossing: New Horizons.
Motivo per il quale ogni operazione: dal modellare il suolo, al costruire oggetti, fino alla ristrutturazione delle vecchie costruzioni, viene svolta con estrema scioltezza.
Le basi iniziali di Pokopia sono molto semplici. Inizialmente Ditto potrà modellare il terreno in maniera molto limitata, riuscendo giusto a scavare e a rendere nuovamente rigogliose alcune aree permettendo la ricrescita dell'erba alta.
Erba alta uguale Pokémon selvatici, ed ecco che dopo pochi minuti dall'inizio dell'avventura arriverà il primo Pocket Monster sull'isola di Ditto e Tangrowth, che come ringraziamento per l'ospitalità insegnerà al tenero mutaforma una nuova abilità per modellare il terreno.
In Pokopia, almeno per il momento, non c'è traccia di strumenti per modellare il suolo. Ditto, difatti, sfrutterà le abilità apprese dai vari Pokémon selvatici per modellare le varie tipologie di terreno che gli si pareranno davanti. Niente infiniti passaggi nell'inventario per prendere questo o quello strumento; con le frecce direzionali si sceglie rapidamente l'abilità e si è pronti a modellare l'isola.
Grazie al Pokédex donatogli da Tangrowth, e alle abilità apprese con il procedere delle fasi iniziali, Ditto scoprirà delle zone dell'isola idonee per ricostruire l'habitat tipico di questo o quel Pokémon.
A volte sarà sufficiente alternare formazioni rocciose a erba alta, mentre in altre circostanze si rivelerà obbligatorio costruire degli oggetti che attorno i Pocket Monster. In ogni caso, non appena il piccolo angolo di paradiso per quella specifica specie sarà pronto, nel giro di pochi minuti il Pokémon giungerà sul luogo pronto per essere accolto.
Da buon gestionale, Pokopia evolverà molto rapidamente il suo gameplay loop e, non appena saranno arrivati un po' di Pokémon di tipi diversi, si potrà cominciare a ristrutturare gli edifici del passato. Per farlo, infatti, sarà necessario avere sia dei materiali specifici che il numero, e il tipo, di Pokémon adatto per portare a termine i lavori.
Nel caso del primo Pokémon Center, per ristrutturare l'edificio era necessario avere un muscoloso combattente e un Pokémon costruttore, ma viene da se che con il progredire dell'avventura serviranno Pokémon di tipologie sempre più difficili da ottenere e in numero sempre più alto.
Parallelamente ai lavori di ricostruzione e restauro dell'isola, Ditto dovrà tenere conto delle necessità dei singoli Pokémon, i quali faranno delle richieste specifiche di oggetti e biomi per mantenere alto il loro umore e la loro produttività all'interno della comunità dell'isola.
Insomma, in una manciata di ore mi sono ritrovato dal ripristinare la vegetazione locale, al gestire le richieste di un Bulbasaur, mentre costruivo i materiali per restaurare un Pokémon Center, cercando di reperire risorse e dare una forma alla mia isola. Un chiaro segnale di come Pokopia voglia provare a mantenere sempre alto il ritmo delle cose da fare.
Ovvio, ci sarà da valutare quanto sarà ingombrante l'ovvio elemento della ripetitività. Così come rimane totalmente da valutare il bilanciamento, ma se Pokémon Pokopia riuscirà a garantire sempre qualcosa da fare al giocatore senza mai soverchiarlo di richieste, Omega Force potrebbe aver trovato la formula ottimale per questo genere.
Un multiplayer molto intelligente
Prima di chiudere vorrei spendere due parole sulla componente multiplayer di Pokémon Pokopia, la quale si è dimostrata strutturata in maniera molto intelligente.
Come da prassi, un host potrà aprire le porte della propria isola, permettendo ad altri giocatori di raggiungere la propria terra. A differenza di Animal Crossing, però, in Pokopia tutti gli ospiti potranno essere parti attive della ricostruzione.
Da ospite si può costruire oggetti, creare biomi per accogliere nuovi Pokémon, collaborare per ristrutturare edifici e così via. Ovvio, alcune attività rimangono totalmente nelle mani del proprietario (come il parlare con i nuovi Pokémon giunti sull'isola o il distruggere elementi presenti nell'isola).
La sensazione generale che mi ha restituito il multiplayer di Pokopia, però, è lo stesso della modalità single player, ovvero quella di una produzione che senza volerlo dichiarare esplicitamente si pone come un cozy games, o un gestionale "all'acqua di rose se preferite", che vuole ammodernare il genere, smussando una serie di spigolosità da sempre ritenute "imprescindibili" per il genere. Vedremo se riuscirà a farlo.