Virtue’s Last Reward

Recensione
A cura di Stefania Tahva Sperandio - 2 Giugno 2014 - 0:00

Aprite gli occhi e ritrovatevi distesi per terra, in una stanza non meglio identificata. Strizzateli, nel tentativo di vedere meglio, per scoprire che si tratta di un ascensore – nel quale non ricordate di essere mai entrati. Una ragazza, mai vista prima e che non sa bene nemmeno il suo nome, è seduta accanto a voi, e la stanza sembra popolata da oggetti inusuali, come un grosso monitor, un estintore e degli inquietanti poster. Non avete idea di come siate finiti lì dentro, e prima che riusciate a chiedervelo, il monitor sul pannello dell’ascensore mostra l’immagine di un coniglio parlante. 
Un coniglio parlante che vi raccomanda sadicamente di trovare il modo di fuggire da lì il prima possibile, perché entro pochi minuti l’ascensore precipiterà nel vuoto, e voi morirete. Senza nessuna apparente ragione per ritrovarvi chiusi lì dentro, in pochi minuti, morirete. 
Buon divertimento, con Virtue’s Last Reward
Virtue’s Last Reward
Solo gli spietati sopravvivono 
Alzi la mano chi si ricorda di 999: Nine Hours, Nine Persons, Nine Doors, prequel di Virtue’s Last Reward e sfortunatamente mai arrivato in Europa: il gioco, ugualmente realizzato da Spike Chunsoft, raccontava le vicende di nove personaggi che, dopo essere stati rapiti, si ritrovavano rinchiusi in una nave, ed impegnati a risolvere dei puzzle per poter fuggire. La formula non è cambiata, si è solo evoluta: in quanto sequel del titolo originale, Virtue’s Last Reward riprende in mano tutti gli elementi che hanno reso indimenticabile il primo episodio, e ne eleva i pregi in maniera assolutamente lodevole. 
Vi risvegliate così nei panni di Sigma nel famigerato ascensore al quale facevamo cenno nell’incipit, costretti ad utilizzare la mente e l’ingegno per sopravvivere. Scoprite presto di essere stati rapiti, e di essere al centro di un sadico gioco che sembra essere stato messo in piedi da un maniaco – il Nonary Game. Siete infatti rinchiusi in una disturbante struttura dai risvolti oscuri e che non vi anticipiamo, insieme ad altre otto persone: ognuno di voi dovrà risolvere i puzzle presenti in determinate stanze, così da ottenere la possibilità a partecipare alla seconda parte del gioco, denominata Ambidex. Quest’ultima vi chiede, a puzzle risolti, di decidere se dare o meno la vostra fiducia agli altri personaggi che vi hanno aiutato a risolvere il rompicapo, alleandovi con loro o tradendoli di volta in volta. Combinando la vostra scelta a quella degli altri, vi verranno assegnati o tolti dei punti: se, ad esempio, scegliete di allearvi ma il vostro compagno sceglie di non fidarsi di voi, voi perdete 3 punti e lui li guadagna. Chi arriva per primo a 9, ha diritto ad abbandonare la struttura, e a mettersi in salvo. Chi, invece, esaurisce i punti, morirà. Le regole sono quindi quelle di un gioco spietato che sembra sempre più messo in atto da un maniaco, che ha rinchiuso lì nove sconosciuti apparentemente privi di qualsiasi correlazione, e che si ritrovano costretti a stare alle regole – pena, la morte. Sarebbe facile scegliere sempre di allearsi, se non fosse che proprio uno dei novi protagonisti è il folle che ha rinchiuso e coinvolto tutti quanti in quell’incubo. 
Virtue’s Last Reward diventa quindi il pretesto di una narrazione che punta la luce negli angoli più cupi degli esseri umani per scoprire cosa vi si nasconde, cosa saremmo disposti a sacrificare pur di salvare noi stessi, in una situazione del genere. E, partendo da questo contesto, i ragazzi di Spike Chunsoft sono riusciti a confezionare un prodotto che merita davvero tutta la vostra attenzione. 
Virtue’s Last Reward  
Usare il cervello 
Virtue’s Last Reward si imposta come una visual novel caratterizzata da due parti ben distinte: quelle narrative e quella di fuga. Il gioco propone delle sequenze di sceneggiatura estremamente lunghe (si parla anche di un’ora abbondante di dialoghi prima di tornare ad una nuova fase interattiva), nel corso delle quali si snoda la trama e vengono introdotti i nove protagonisti. Una volta terminate queste ultime, abbiamo la possibilità di scegliere, secondo le regole del Nonary Game, con quali altri due compagni proseguire, e verso quale stanza: arrivati in essa, comincia quindi la fase esplorativa, detta anche “di fuga”. 
Ognuna delle stanze presenti nel gioco, ha diversi enigmi da risolvere per svelarne i segreti: su PlayStation Vita, vi ritroverete a fare tap sul touchscreen per accostarvi a quegli oggetti che vi sembra possano essere di una qualche utilità, con Sigma che li analizzerà uno dopo l’altro per fornirvi delle indicazioni circa il loro possibile utilizzo. Dovrete quindi setacciare con attenzione tutti gli angoli delle stanze, scoprendo in che modo risolvere alcuni degli enigmi proposti, così da ottenere la password che vi consentirà di aprire la cassaforte di ogni camera, e di procedere quindi con le prossime fasi del gioco. I puzzle proposti sono estremamente intelligenti e stimolanti, e riescono ad alternarsi bene tra quelli che richiedono grandissima concentrazione (ed una memoria fotografica non indifferente) e quelli che invece potete risolvere rimanendo un po’ più rilassati: per fare un esempio, dopo aver raccolto due ingranaggi dello stesso colore, andare nell’inventario e combinarli per avere un nuovo oggetto risulta sicuramente più intuitivo del momento in cui vi ritroverete invece a dover tradurre dei simboli in numeri, secondo delle criptazioni sparse nelle stanze. Per aiutarvi nei puzzle più mnemonici, Virtue’s Last Reward vi mette a disposizione la pratica schermata Memo, che vi consente di annotare delle informazioni sul touchscreen. Inoltre, gli sviluppatori hanno dotato Sigma di una memoria eidetica niente male, che gli consente di archiviare alcune immagini (come le password), e di richiamarle proprio tramite il menù di gioco quando saranno più utili. Nonostante questi tentativi intelligenti di venire incontro all’utente, però, bisogna ammettere che l’impostazione di questi inventari di gioco risulta un po’ legnosa da utilizzare, e di rado vi ritroverete a saltellare agilmente da una schermata all’altra. Non si tratta comunque di un difetto che possa minare l’esperienza di gioco, quanto piuttosto di un elemento che rischia di rallentarla ulteriormente.
Gli intelligenti e vari puzzle possono essere affrontati sia a difficoltà normale che a quella difficile, ed in base a quella da voi scelta otterrete ovviamente diverse ricompense extra – che si traducono, generalmente, in file di contesto che ampliano il lore della sceneggiatura. Purtroppo annotiamo anche che, in alcuni casi, le istruzioni per i puzzle più complessi risultano essere troppo stringate, ed ogni tanto la difficoltà maggiore rischierà di essere più la comprensione di cosa vi sta venendo richiesto di fare, che non la vera e propria risoluzione dell’enigma. 
Virtue’s Last Reward  
PlayStation Vita si presta in maniera abbastanza agile allo spirito punta e clicca del gioco, che sfrutta tutti i tasti per fornire scorciatoie dagli abbondanti menù, e riserva al solo touchscreen frontale tutti gli altri tipi di interazione – esaminare, interagire, perfino spostarsi. In quest’ultimo caso, annotiamo un po’ di difficoltà nel movimento di Sigma: il titolo Chunsoft è infatti proposto in prima persona, e spesso vi accorgerete che voltarvi a destra o a sinistra, in cerca di indizi per l’enigma del momento, può risultare un po’ macchinoso tramite touchscreen. Anche in questo caso, si tratta però di un peccato veniale, che non riesce a compromettere la qualità complessiva del prodotto. 
“Se non puoi fidarti di nessuno, tutti meritano di morire” 
Per quanto brillanti siano le fasi di indagine e di deduzione, Virtue’s Last Reward da il meglio di sé nella narrazione: la scrittura di Kōtarō Uchikoshi riesce a scorrere con leggerezza nonostante le numerose fasi in cui farete solo da spettatori, e riuscirà a coinvolgervi in una storia sempre più complessa ed intrigante, dalla quale non riuscirete più a staccarvi per nessun motivo al mondo. Il sadismo del Nonary Game e gli intrighi che finiscono con l’intrecciare le vicende di tutti i nove protagonisti – magistralmente caratterizzati – riusciranno a rapirvi, al punto tale da spronarvi a portare a termine il prossimo puzzle con in corpo l’impellente necessità di scoprire cosa verrà dopo, e con dentro voi tutta l’ansia dell’indecisione: “posso fidarmi di chi ho davanti? Devo allearmi con lui o tradirlo? Lui cosa farà?” 
Si snoda così una sceneggiatura complessa, geniale, opprimente, maniacalmente curata nei dettagli e capace di disturbarvi in quanto esseri umani, che condurrà a ben ventiquattro differenti epiloghi in base al vostro stile di gioco e alle vostre scelte. La longevità è anche spalleggiata dal fatto che, giunti ad uno dei finali, avete subito l’opportunità di tornare indietro fino ad una determinata scena, modificando la vostra scelta e sbloccando gli altri percorsi senza dover necessariamente ricominciare il gioco daccapo ogni volta. Avrete quindi bisogno di circa sei o sette ore per arrivare al primo epilogo, ma ne dovrete investire tra le trenta e le quaranta per scoprire il vero finale, e vedere tutti gli altri. Sottolineiamo purtroppo che il gioco è però disponibile solo in inglese, e che quindi la poca dimestichezza con la lingua di Sua Maestà potrebbe rappresentare un ostacolo per alcuni utenti. 
L’avvolgente narrazione di Virtue’s Last Reward è spalleggiata da una colonna sonora d’effetto, capace di trasmettervi tutte le soffocanti sensazioni dei protagonisti intrappolati nel Nonary Game. Peccato non si possa invece dire lo stesso per il doppiaggio – solo in giapponese nell’edizione europea – dove gli interpreti di alcuni personaggi, come Clover e Alice, dimenticano probabilmente di mettere un po’ di enfasi nelle loro battute, finendo con il far sembrare le fanciulle in questione più delle lolite sguaiate che non delle persone strette nella trappola di un maniaco. 
Interessante anche lo stile grafico scelto dagli sviluppatori, dove è dato grande spazio alle ambientazioni, e le animazioni sono davvero ridotte all’osso: durante i dialoghi, ognuno dei personaggi viene mostrato su schermo compiere due o tre gesti caratterizzanti mentre parla, e non vedrete mai, ad esempio, i vostri compagni accanto a voi mentre esaminate una stanza o risolvete un enigma. L’approccio risulta molto orientaleggiante, ed i modelli 3D dei personaggi sono utilizzati come se fossero delle illustrazioni di un mangaka.

– Scritto con straordinaria maestria
– Puzzle stimolanti e complessi
– Atmosfera coinvolgente e tesissima
– Decisamente longevo


– L’estrema lentezza potrebbe scoraggiarvi
– Impostazione dei menù non sempre ottimale
– Controlli legnosi nelle fasi di esplorazione
– Solo e rigorosamente in inglese


8.5

Basandosi su uno scheletro stabile ed immutabile costituito da narrazione-puzzle-narrazione, Virtue’s Last Reward ha un ritmo molto lento, che lo rende inadatto a tutti coloro che non hanno la pazienza di assistere a lunghi dialoghi e allo snodarsi di una sceneggiatura profonda e complessa. Per tutti gli altri videogiocatori, invece, il titolo Spike Chunsoft è una perla di atmosfera e di conflitto interiore, un videogioco in grado di coinvolgervi ed emozionare. Non è esente da difetti – come la legnosità dei menù e dei movimenti di Sigma, o la disponibilità della sola lingua inglese – ma è in grado di offrire dei puzzle davvero soddisfacenti, e di porvi innanzi ad una storia che, chiedendovi di decidere in prima persona se vale o no la pena di fidarsi degli altri, vi scuoterà e vi lascerà dentro qualcosa di davvero prezioso.




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