The Outer Worlds

Tutto d'un fiato

A cura di Gamesforum - 19 Novembre 2019 - 17:24

Autore della recensione: Reback

Avventurarsi nei mondi esterni è una prospettiva mossa da una grande Speranza. Sì, la navicella è enorme e si chiama Speranza. Ovviamente è alla deriva. Sono sulla Speranza. Sono alla deriva. Niente paura: c’è un vecchio, mi ha risvegliato dopo un sonno durato giusto un tantino più del dovuto. Circa settant’anni, lui dice. Sarà ancora viva la regina di Inghilterra? Ma lo scienziato pazzo non risponde al mio quesito esistenziale, blatera qualcosa a proposito di un Consiglio e della colonia di Alcione ormai perduta, ma soprattutto mi salda all’interno di una navicella più piccola per spedirmi in missione.  Apro l’editor, mi creo il personaggio e poi inizio a giocare, rigorosamente in prima persona, così decreto irreparabilmente la perdita di un paio d’ore della mia brillante esistenza, senza che mi si possano vedere i piedi nel gioco. A te, feticista: ti piacerebbe, eh? E rincaro la dose: non avrò una singola relazione durante tutto l’arco narrativo: evviva!… EVVIVAH!… E. Vu. Vu. I. Vu. A!

The Outer Worlds

Ricomponiamoci, è già tempo di superare un paio di predoni nascondendomi nell’erba alta a mo’ di velociraptor (l’hai visto Jurrasic Park – The Lost World? Altro The Outer Worlds…). Apperò, è ganza questa meccanica di nascondermi, che per inciso non utilizzerò praticamente mai più durante l’intera avventura! Giustamente me la mettono nel tutorial, così m’ingannano, quei furbacchioni di Obsidian. E sapete che vi dico? Posso anche sparare a dei barili per liberarmi la strada, far saltare in aria qualche roccia, tanto nemmeno questa interazione con l’ambiente ritornerà. Havok? Hai voglia… Qualche scritta qui e lì e ci siamo, sono a Lungacqua (che non è in Svizzera), ma c’ho già una certa nostalgia. No, non di Fallout: New Vegas, ma dei soldi che ho speso per acquistare questo gioco.

Intendiamoci, perché non è che ci sia poco da fare, in The Outer Worlds. È vero, in città vige un certo deserto (del resto, all’ingresso, il primo che t’incontro era nientepopòdimeno che un becchino. Famme dà na grattata…), ma grazie a ciò posso anzitutto entrare nelle case di chiunque; e nessuno, nel 2019, verrà a disturbarmi. Qui Obsidian recita la parte di Re Luigi, e io, da piccolo Mowgli, prendo in prestito un paio di banane qui e là… T’oh! In mezz’ora sono l’uomo più ricco di Alcione!

Piccoli ladri in erba crescono? Siamo pronti: Commando, ripeto, Commando! [cit.] Ho fregat… ho lavorato tanto, e ho accumulato i miei 66-67 euro, e posso già mettere mano a tutto l’inventario: le armi si modificano, si manipolano, si smontano. Nel mio percorso di crescita mi troverò a spendere punti abilità nella persuasione, altrimenti tu, giocatore da casa, rischieresti di visualizzare linee di dialogo oscurate, ingrigite, tristi. E a proposito, c’è sempre una freccia, un puntino verde da raggiungere, in ogni missione, in ogni dove. Qui bello, qui giocatore. Lo vedi il bastoncino? Lo vedi il bastoncino?! Tiè! Prendi il bastoncino! [cit.] Finiremo per estinguerci come i dilofosauri.

Però ho un arsenale da far impallidire sia Stallone che Schwarzenegger, e applico silenziatori, mirini e caricatori maggiorati come se non ci fosse un domani, e utilizzo con discreti risultati armi bianche, energetiche, da fuoco tradizionale come se avessi un codice a barre dietro la mia pelata, e sono in grado di costruire un polisindeto con la “e” congiunzione. Sono forte, sono potente, sono un alter ego polivalente: un paio di punti abilità su comunicazione, hacking e scassinamento et voilà: sono divenuto uno scienziato.

The Outer Worlds

Ora che sono edotto, devo stare attento: una parola di troppo e mi sparano a vista. Come se non fosse perdonabile la mia maleducazione: qua sembrano tutti uguali, eppure si ricordano di quello che faccio e sembrano, quasi, agire di conseguenza (ma in realtà li trovo sempre fermi lì al loro posto, giorno o notte che sia). A un certo punto è legittimo che parta una rotella, non ci si capisce più nulla, non distinguo più umani e gorilla, e invitare qualcuno a esprimere i suoi bisogni fisiologici su Terrarium 1 sembra il minimo. Tuttavia, se la gente è sciroccata, ci pensa Soluzioni Spaziali: it’s not the best choice, it’s Obsidian Choice! C’è un comodo sistema di reputazione da consultare se premi il tasto quadretti (o qualcosa di simile). Così, in forma percentuale, porto avanti relazioni (non amorose, diamine!) più o meno amichevoli tra circa ventordici fazioni, spesso in conflitto tra loro, ma più o meno caratterizzate, ma più meno che più. Sono al termine in circa 40 ore, giunto in maniera stanca al filmatino finale (uno a caso) che in realtà non è un vero filmato, ma una serie di slide. La voce fuori campo è di un volontario che non è stato pagato.

+ Dialoghi a tratti brillanti, ironici, memori delle nostre scelte: il sarcasmo è il vero motore di gioco
+ Alcuni personaggi secondari, le missioni loro legate e il loro sistema di crescita
+ Apprezzabile direzione artistica, palette di colori coraggiosa e vivace
- Aspetto ruolistico marginale
- Le conseguenze sul giocatore dipendono da numeri più che da scelte
- Realismo davvero abbozzato e eccessiva semplicità

7.0

Il sarcasmo sul capitalismo, sulla sovrapproduzione mondiale, sulle condizioni di vita del lavoratore, su ogni tema che possa venire in mente al recensore che debba scrivere un’opinione su The Outer Worlds, devo dire, mi ha conquistato per almeno i primi, pienissimi, cinque minuti di gioco. Ogni tanto però stacco, devo sciacquarmi gli occhi affaticati tra un pixel e l’altro. Restano gli scorci, una direzione artistica discreta e… poco altro.




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