PROVATO 4 min

Stranded: Alien Dawn | Provato – La difficile arte della sopravvivenza

Un nuovo progetto early access realizzato dagli esperti di Haemimont Games per rilanciare le ambizioni del team bulgaro nel mondo dei survival. Obiettivo centrato?

Se c’è un genere capace di trascendere le complesse leggi del mercato videoludico, andando oltre le mode e i gusti in continuo cambiamento dei videogiocatori, quello è sicuramento il segmento dei simulativi. Parliamo di un segmento che si lega a doppia mandata al più ampio mondo strategici e dei gestionali, proponendo schemi e routine che – indipendentemente dal contesto storico o meno proposto – hanno fin dagli albori mostrato un certo fascino, attirando un nutrito stuolo di appassionati.

Piattaforma:
PC
Genere:
gestionale, survival
Data di uscita:
12 Ottobre 2022
Sviluppatore:
Haemimont Games
Distributore:
Frontier Developments

E quando si parla di simulativi in senso stretto (godibili con un mouse come questo Logitech disponibile su Amazon) non si più non pensare a Haemimont Games, per il pieno supporto ai capitoli della serie Tropico. Un brand tutt’altro che perfetto, sia chiaro, ma capace di tenere incollati allo schermo gli appassionati con una quantità spropositata di chicche. Proprio per questo motivo, la pubblicazione da parte del team bulgaro di Stranded: Alien Dawn, assieme a Frontier Foundry, ha attirato non poco la nostra attenzione.

Partiamo con il dire che si tratta di un progetto uscito da pochi giorni in early access e che mantiene diverse incertezze proprio per la sua natura, ma presenta qualche buona idea che se ben sviluppata potrebbe portare il lavoro a seguire le stesse orme della saga del dittatore più amato/odiato dei tropici. Lo abbiamo messo alla prova e vi raccontiamo le nostre impressioni a caldo.

Sopravvivere in un pianeta ostile

Stranded: Alien Dawn non presenta alcuna particolare storia da seguire, se non un accenno di background sci-fi per giustificare l’inizio delle partite – dove un gruppo di superstiti atterra su un pianeta ostile e misterioso a causa dell’improvvisa avaria della propria navicella spaziale.

Ogni partita comincia nel medesimo modo, con quattro superstiti da dover coordinare per sopravvivere, sfruttando in primis i rottami disponibili dal proprio mezzo fino a tutta una serie di risorsi presenti nell’ambiente circostante, espandendoci tra scoperte e costruzioni di ogni genere per realizzare la base ideale dove far vivere autonomamente il nostro improvvisato team di sopravvissuti.

In realtà di team improvvisato – su Stranded: Alien Dawn – non è corretto parlare, perché una delle peculiarità del lavoro di Haemimont Games è quello di poter scegliere i membri che andranno a comporre la nostra squadra tra uno stuolo sorprendentemente numeroso di opzioni.

Ogni partita inizia con un pugno di risorse, i detriti della navicella e i sopravvissuti in balia delle proprie emozioni.

Ciascun personaggio presenta caratteristiche uniche, dalle migliori o peggiori abilità con le armi, fino alle capacità curative o di supporto per costruzioni e per le coltivazioni.

Il tutto fino ad alcuni tratti psicologici che possono aiutare o mettere in difficoltà il giocatore durante le situazioni più delicate, tipo accumulare stress che sfocia in attacchi di panico durante gli assalti all’accampamento da parte di creature ostili, così come sostenere il morale dei compagni di squadra quando si opta per sopravvissuti con spiccate doti da leader.

Si tratta di elementi che sfaccettano ulteriormente la microgestione del proprio team, aumentando il fattore imprevedibilità a dismisura, anche se per ovvi motivi non ritroviamo la profondità psicologica vista in progetti simulativi analoghi più concentrati, come This War of Mine.

Il crafting è fondamentale, e non passera molto tempo per vedere l'insediamento prendere vita.

Squadra che vince (non) si cambia

Come ogni simulativo degno di questo nome, anche per Stranded: Alien Dawn il videogiocatore deve capire con il passare delle ore come sviluppare al meglio l’accampamento con le risorse a disposizione nelle aree circostanti. Una considerazione che in parallelo deve tenere conto delle routine dei nostri sopravvissuti che si alternano in automatico ai compiti che possiamo impartire per costruzioni, raccolta risorse o difesa dell’insediamento.

Durante il continuo alternarsi del giorno e della notte vedremo i nostri personaggi mangiare e dormire per ricaricare le energie, così come compiere improvvisamente azioni uniche come passeggiate notturne a causa dello stress accumulato o semplicemente per sgranchire le gambe.

Si tratta di routine che, con la costruzione dei giusti oggetti, vengono implementate e stratificate sorprendentemente in automatico, come dormire in determinai letti di fortuna appena costruiti o raccogliersi attorno al fuoco appena decidiamo di metterci un tavolo vicino come nei più classici dei campeggi.

Ci sono numerose creature ostili, ma i combattimenti non ci hanno convinto più di tanto.

Parliamo di piccoli meccanismi soddisfacenti soprattutto a una prima occhiata, ma che in breve tempo ci hanno lasciato la sensazione di passare in secondo piano e rischiano di diventare ripetitivi. Complice un sistema di animazioni per i vari personaggi piuttosto legnoso, che soprattutto con i primi piani evidenzia numerosi limiti tecnici.

Il team ha sapientemente deciso di introdurre vari eventi casuali, utili per rendere ogni scorribanda unica nel suo genere, ma durante le nostre diverse avventure non abbiamo riscontrato niente di particolarmente capace di stravolgere la routine della partita.

Una partita che si focalizzata per l’80% sulle costruzioni dell’accampamento e per il restante 20% sugli scontri per difendere la base da assalti casuali di creature delle più disperate forme.

Talvolta potranno unirsi nuovi sopravvissuti al nostro team.

Ovviamente, non manca un piccolo focus sull’esplorazione, legata alla possibilità di osservare quasi ogni elemento della flora e della fauna per ottenere nuove opzioni per migliorare il proprio insediamento.

L’accampamento dei propri sogni

Nonostante uno stato dei lavori tutt’altro che terminato, Stranded: Alien Dawn presenta un discreto ventaglio di possibilità legato alle varie costruzioni. Cominciando da edifici di fortuna realizzabili con le lamiere provenienti dalla nostra navicella, o altre disseminate sulla mappa, fino alla possibilità di realizzare costruzioni più solide e curate in legno o in pietra.

Sarà anche possibile, attraverso un sistema di ricerca per lo sviluppo di varie tecnologie, rifornirci di energia elettrica per le più classiche delle comodità, senza però andare incontro a innovazioni futuristiche di alcun tipo: speriamo vengano introdotte in futuro per arricchire ulteriormente l’offerta.

Con la crescita dell'insediamento e delle attività, si faticherà un po' ad orientarsi tra i vari menù che inondano lo schermo.

Per quanto riguarda invece i combattimenti troviamo numerosi punti interrogativi. Costruendo armamenti ed equipaggiamenti di ogni sorta è possibile attrezzare a dovere i nostri superstiti per le situazioni più critiche, ma nonostante le buone intenzioni del team di sviluppo il risultato finale mette in luce momenti caotici e troppo confusionari su schermo.

Parlando più in generale del setting scelto per Stranded: Alien Dawn, indipendentemente dall’impegno profuso, non riusciamo a rimanere particolarmente colpiti. Rispetto alla serie di Tropico, manca quella ricerca di un’identità forte che aveva permesso ai precedenti lavori del team di essere apprezzati nonostante limiti o difetti.

Un peccato, perché la formula alla base riesce un minimo a convincere e spingere il giocatore più di vecchia data a proseguire con il conteggio delle ore per le varie partite, ma difficilmente riesce a tenerlo incollato per sessioni prolungate.

Si segnala, inoltre, che nel menù iniziale vengono mostrate più voci legate all’ipotetica scelta della mappa o della regione dove iniziare la partita. Ipotetica perché al momento non ci sono opzioni secondarie, ma supponiamo come il team – a seconda dei vari feedback degli utenti – possa introdurre aree completamente nuove per fauna e flora in futuro.

Piattaforme: pc
Stranded: Alien Dawn è un’esperienza simulativa che – almeno nelle intenzioni – si pone l’obiettivo di amalgamare microgestione del proprio team di sopravvissuti (con i rispettivi bisogni) e costruzione dell’insediamento ideale. La sensazione è quella che il team debba ancora trovare la formula per equilibrare al massimo le varie meccaniche introdotte, in un progetto che allo stato attuale dei lavori sembrare peccare di personalità. Ci sono diverse buone idee, ancora da sviluppare adeguatamente, e considerando lo stato da early access manteniamo una certa speranza.

Pro

  • Numerosi personaggi tra i quali scegliere per variegare il team di sopravvissuti
  • Buon sistema legato alle costruzioni disponibili per la propria base
  • Nonostante la struttura simulativa articolata rimane abbastanza intuitivo anche per i neofiti

Contro

  • Combattimenti caotici e che evidenziano alcuni limiti sulla gestione dell’insediamento
  • Dopo poche ore di gioco si sente una certa ripetitività di fondo