Spyro: Reignited Trilogy, il drago ibrido-portatile – Recensione

Con Spyro: Reignited Trilogy il draghetto viola più famoso del mondo approda su Switch: obiettivo raggiunto o i fotogrammi lo hanno fermato?

Recensione
A cura di Adriano Di Medio - 12 Settembre 2019 - 9:19

Spyro: Reignited Trilogy è stata una di quelle cose in cui tutti speravano ma su cui nessuno avrebbe scommesso. A renderla possibile è stato il successo della Crash Bandicoot Nsane Trilogy, che pure se ricordata con meno affetto rispetto all’uscita è stata senza dubbio la realizzazione che i remake dei classici anni Novanta non erano solo uno sfizio da collezionisti. Ancora adesso il lavoro che i Toys for Bob hanno fatto per il draghetto viola è considerabile come uno dei migliori del genere; meno di un anno dopo la pubblicazione originale su PS4 e One e in contemporanea alla sua ospitata sul Grand Prix di CTR Nitro-Fueled, Activision ripubblica Spyro: Reignited Trilogy su Switch. Torniamo nei Regni dei Draghi sull’ibrida Nintendo.

Spyro: Reignited Trilogy, il drago ibrido-portatile – Recensione

È normale empatizzare per Nasty Norc?

Non ci rimetteremo a riassumere troppo le premesse di Spyro: Reignited Trilogy. Semplicemente parliamo delle imprese di un draghetto viola di buon cuore, un po’ monellaccio ma flemmatico, che aggiusta i torti prima dei Regni dei Draghi (primo capitolo), poi nel reame parallelo di Avalar (secondo capitolo) e infine nei Regni Dimenticati (terzo capitolo). La storia di ciascun capitolo è suddivisa in aree hub che permettono di volta in volta l’accesso ad un differente carnet di livelli, in cui oltre alla raccolta dei tesori sparsi è l’interazione con i nemici a dominare.

A fronte di trame molto semplici e che ancora adesso lasciano trasparire tonalità “esagerate” e prepotentemente anni Novanta, l’autentica attrattiva del gioco sta nell’intuitività dei controlli. In questo senso vi possiamo tranquillamente confermare che non abbiamo rilevato assolutamente nessuna differenza: Spyro si lascia guidare in maniera fluida, e le sue movenze soffici e quasi “da felino” si legano con grande naturalezza. È una cosa non da poco, anche considerando quanto il pad Switch sia differente rispetto a quello PS4 e Xbox One.

Spyro ha infatti a disposizione una serie di mosse, che partendo dal soffio di fuoco e dall’incornata del primo capitolo si andranno espandendo con la capacità di sputare proiettili, scalare le pareti, nuotare sopra e sott’acqua e colpire di testa a terra (utile per spaccare rocce, bauli blindati e pavimenti crepati). Ciascuna andrà impiegata con oculatezza in quanto ogni nemico che incontreremo è debole solo ad alcune tecniche ben precise. Essendo un videogioco il più possibile trasversale non è comunque difficile capire cosa impiegare contro ciascuno, e la progressione si trasformerà presto in un vero e proprio flusso senza interruzioni.

Spyro: Reignited Trilogy, il drago ibrido-portatile – Recensione

Ridotto angolo di sterzata

Oltre alle abilità individuali Spyro: Reignited Trilogy ripropone con fedeltà anche quella che ai tempi fu la principale ambizione degli Insomniac, ovvero cercare di ampliare il più possibile il tipo di missioni e gli incarichi secondari per Spyro. Probabilmente il più “intenso” sotto questo punto di vista rimane il secondo capitolo della Reignited Trilogy, Spyro 2: Ripto’s Rage. La grande quantità di incarichi secondari, i livelli ciascuno con una propria storia e la pletora di personaggi svampiti che li popolano strappano ancora le giuste risate.

Già dal secondo capitolo però cominciano a venir fuori alcuni limiti, con alcune sezioni del gioco che si sono rivelate piuttosto faticose da portare a termine col Joy-Con della Switch a causa del ridotto angolo di movimento delle sue levette. A parte questi brevi “cali di stile” i difetti del sistema si manifestano solo in situazioni estreme, dai livelli subacquei (controllare Spyro sott’acqua è rimasto molto scomodo) all’introduzione di altri comprimari controllabili in apposite sezioni. Ciò avviene soprattutto in Spyro Year of the Dragon (il terzo e ultimo capitolo della Reignited Trilogy), ma questo affannoso tentativo di differenziare ancora l’azione ha il solo risultato di far emergere tutti i limiti di un personaggio come Spyro, che in quanto “drago” non può reinventarsi più di tanto. Permangono poi alcuni “spigoli” come bossfight un po’ troppo “casuali” (tra cui quelle del 2); si tratta di cose provenienti direttamente dagli originali su PlayStation, che la Reignited Trilogy ha solo riportato con fedeltà.

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Se vedete fotogrammi a terra, raccoglieteli che sono miei

La carica creativa di Spyro: Reignited Trilogy si rispecchia poi nel disegno delle ambientazioni, ridisegnate per il remake e qui su Switch tornate con la medesima potenza immaginifica. Ancora adesso i livelli dai colori ora accesi, ora morbidi sono un piacere da vedere, e il fatto che pure su Switch non abbiano perso un colpo è testimonianza della cura che i Toys for Bob vi hanno profuso. Allo stesso modo non possiamo che plaudere nuovamente alla colonna sonora di Stewart Copeland, che sia in forma originale che riarrangiata è in grado di fissarsi indelebilmente nella mente del giocatore (il tema di Sunny Villa ve lo ricorderete a lungo). Rimangono comunque dei piccoli problemi dovuti alla fretta nello sviluppo, col risultato che l’attenzione al dettaglio è ancora incostante. Alla grande cura nel disegno dei draghi da liberare del primo capitolo (tutti unici o quasi) si passa a pochi modelli di cuccioli nel terzo, costantemente ricolorati per cercare di differenziarli.

Ma proprio questi piccoli dettagli ci portano al vero punto debole di questo porting. Se l’imponenza delle scenografie non si discute, su Switch Spyro: Reignited Trilogy soffre purtroppo di poca raffinazione tecnica. Chiaramente il livello di dettaglio è stato abbassato, a volte in maniera massiccia: oltre a essere generalmente meno “denso” (con il terzo capitolo che un po’ si salva, seppure non del tutto), non sono poche le texture in bassa risoluzione o monocolori specialmente per terreno, pavimenti e cielo. Ma la modifica più grossa è stata quella al sistema di illuminazione, che purtroppo appiattisce vistosamente dettagli come il soffio di fuoco di Spyro e l’effetto cenere dell’erba. Paradossalmente il gioco fa una figura migliore in modalità portatile, in quanto l’attenzione si focalizza di più sui personaggi e lo schermo più piccolo nasconde meglio certi artifizi scenici. Anche su TV la risoluzione non è comunque altissima, ma è il minimo quando si scopre che purtroppo Spyro: Reignited Trilogy su Switch è tutt’altro che stabile: i caricamenti sono sensibilmente più lunghi rispetto alle altre console, e i piccoli “scatti” con perdita di fotogrammi nel passaggio tra un livello e l’altro saranno qualcosa cui abituarsi; speriamo in tal senso in una rapida patch che corregga in tutto o in parte queste sviste.

+ Essere Spyro ovunque
+ Colorato, arioso, lussureggiante
+ Colonna sonora memorabile
- Cura nei tre episodi altalenante
- Certe parti inutilmente difficili col normale Joy-Con
- Instabile nonostante i tanti compromessi sia grafici che tecnici

7.4

Spyro: Reignited Trilogy su Switch vive di contrasti. Da un lato abbiamo la soddisfazione del portatile e di un sistema di controllo rimasto invariato e accessibile, oltre che una mole di contenuti notevole come fu ai tempi su PlayStation 4 e Xbox One. Dall’altro questa versione deve scendere a grossi compromessi grafici, dalla risoluzione a un sistema di illuminazione che “appiattisce” un po’ troppo certe scenografie. Forse la cosa che lascia più delusi è come, nonostante la presenza di questi compromessi, il gioco non riesca a mantenere una fluidità totale. A questo punto ci sentiamo di consigliarla (oltre ai soliti collezionisti sfegatati) solo a chi possiede la Switch come unica console di corrente generazione.




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