Come era lecito aspettarsi, quando Sony ha ufficializzato gli ennesimi rincari per PlayStation 5 e ha svelato il prezzo esorbitante della sua iterazione premium, PS5 Pro, Internet è esploso.
L'indignazione è montata rapida e feroce, molti hanno gridato allo scandalo e una schiera di analisti improvvisati ha profetizzato una serie di cambiamenti che potrebbero avvenire nel prossimo periodo, come a un calo delle vendite dell'hardware o un aumento dei costi della nuova generazione prevista per il 2028/2029.
Tuttavia, per quanto sia amaro da digerire, questi rincari non comporteranno alcuna problematica significativa per PlayStation. Sony non venderà meno console e anzi continuerà a dominare incontrastata le classifiche di vendita globali.
Lo chiarisco, questo discorso non è legato a una mia fede nel brand o di un'oscura magia del marketing nipponico, ma del risultato di una serie di fattori che sono capitati (o capiteranno) e che ora stanno portando solo benefici a Sony.
La sconfitta del competitor diretto, unita all'arrivo dell'unico, vero evento culturale capace di piegare e annientare qualsiasi logica di risparmio o di boicottaggio, ovvero l'uscita di Grand Theft Auto VI sono una gran parte di questi fattori. Quella a cui stiamo assistendo inermi è la spietata, manualistica applicazione delle regole del monopolio di fatto, un fenomeno che rischia di strangolare il nostro mercato per gli anni a venire.
Il suicidio strategico e l'uscita di scena di Xbox
Il mercato delle console è storicamente, fin dai tempi della prima PlayStation e del primo glorioso "scatolotto" nero di Microsoft, un sanguinoso duopolio. Ma oggi, se guardiamo in faccia la realtà, Microsoft ha sostanzialmente abbandonato il campo di battaglia tradizionale dell'hardware da salotto.
La situazione attuale delle Xbox Series X e Series S è l'emblema di un disastro strategico e comunicativo. Inizialmente concepite come alternative diametralmente opposte ma complementari (una potentissima e l'altra estremamente accessibile) queste macchine si trovano oggi intrappolate in un limbo insostenibile.
Ma il colpo di grazia alla percezione di valore della console ammiraglia verde è stato inferto da Microsoft stessa con la decisione, reiterata e confermata, di rinunciare al concetto fondante di esclusività.
Nel momento esatto in cui la dirigenza di Redmond ha iniziato a pubblicare i propri titoli di punta sulle piattaforme concorrenti, ha annientato il senso logico di possedere una macchina Xbox.
Il ragionamento del consumatore medio, di fronte a uno scaffale di un negozio di elettronica, è chiaro: per quale astruso motivo dovrei spendere centinaia di euro per una Xbox Series X, difficile da trovare, costosa e priva di giochi unici, se le sue migliori produzioni posso giocarle comodamente su un PC o, in un paradosso quasi crudele, proprio sulla concorrente PlayStation 5?
Xbox si è trasformata in un eccellente e ineguagliabile fornitore di software e servizi, ma come produttore di hardware da salotto, nella mente del consumatore di massa, è fuori dai giochi. Sony, guardandosi intorno dopo questa ritirata strategica, ha semplicemente scoperto di essere sola a giocare in questo campionato.
GTA VI e l'ineluttabile tassa d'ingresso
Essere soli, tuttavia, non è una garanzia di successo assoluto se i consumatori, scoraggiati dai prezzi, smettono del tutto di comprare videogiochi. Ed è esattamente in questa specifica congiuntura temporale che entra in scena l'asso pigliatutto, l'anomalia capace di distorcere ogni regola economica e ogni protesta preventiva: l'uscita del sesto capitolo di GTA.
Rockstar Games non è una semplice casa di sviluppo e non produce semplici videogiochi. Rockstar produce eventi che trascendono il medium stesso. L'attesa per GTA VI si è protratta per un periodo così lungo da accumulare un potenziale inespresso che non ha eguali nell'industria dell'intrattenimento, arrivando a superare agevolmente per impatto e giro d'affari persino le più grandi produzioni cinematografiche di Hollywood.
Quando il gioco approderà finalmente sul mercato, non sarà recensito o giudicato come un semplice software d'intrattenimento, ma sarà vissuto come un vero e proprio "must-have" sociale. Chiunque non ci giocherà, chiunque non passeggerà per le strade di Vice City, sarà letteralmente tagliato fuori dalle discussioni quotidiane, dai meme virali, dalla cultura pop globale dei mesi successivi.
Questo fenomeno di paura di essere esclusi (la famosa FOMO) costringerà milioni di utenti occasionali, quelle stesse persone che magari non accendono una console dai tempi di FIFA 21 o che hanno lasciato a impolverare il disco di GTA V su una vecchia PS4, a dover acquistare forzatamente un hardware di nuova generazione.
E davanti a questa massa di acquirenti, quali opzioni reali si profilano all'orizzonte? Il mercato PC è tradizionalmente snobbato al lancio da Rockstar, che per prassi consolida prima le vendite console per poi mungere una seconda volta l'utenza computer un anno o due più tardi. Il mercato Xbox, come abbiamo ampiamente sviscerato, è funestato da costi alti, reperibilità a singhiozzo e un crollo dell'immagine di brand.
Per milioni di persone in tutto il mondo, possiede una e una sola soluzione inevitabile: comprare una PlayStation 5 o una PlayStation 5 Pro. Di fronte alla necessità quasi fisica e viscerale di giocare al titolo del decennio, un rincaro di cinquanta, ottanta o cento euro sull'hardware viene improvvisamente percepito dal consumatore non come un muro insormontabile, ma come una fastidiosa ma obbligatoria tassa da pagare.
Sony è perfettamente consapevole di stringere tra le mani il monopolio hardware per l'evento videoludico più importante della nostra generazione. Alzare i prezzi in concomitanza o in preparazione a questo inarrestabile tsunami commerciale è una mossa calcolata al millimetro.
L'illusione Nintendo e la segregazione dei mercati
Arrivati a questo snodo dell'analisi, qualcuno potrebbe lecitamente obiettare citando il gigante di Kyoto. Nintendo Switch 2 non rappresenta forse una minaccia o un'alternativa concreta ai piani egemonici di Sony?
La risposta è un no categorico, e la motivazione risiede nel fatto che Nintendo e PlayStation competono da tempo immemore in due campionati, se non in due sport, completamente differenti. Nintendo ha avuto il merito, il coraggio e la genialità di chiamarsi fuori dalla logorante e sanguinosa guerra dei Teraflops, del fotorealismo estremo e del conteggio dei pixel già dall'epoca del primo Wii.
Switch 2 continuerà la sua strada cavalcando la forza inarrestabile e senza tempo delle sue proprietà intellettuali: un nuovo e rivoluzionario Super Mario in tre dimensioni, il prossimo mastodontico The Legend of Zelda, Pokémon Vento e Onda e così via.
Ma Nintendo non è, e non sarà mai, la macchina di riferimento per l'utenza che cerca l'esperienza cruda, iper-realistica, violenta e ad alto tasso di testosterone dei grandi blockbuster occidentali di terze parti.
La console Nintendo è percepita dal mercato, in maniera quasi dogmatica, come la "seconda console" per eccellenza, la macchina affiancata al PC o alla PlayStation, ideale per le famiglie, per la mobilità e per l'intrattenimento leggero e colorato.
Non è un sostituto della PlayStation 5, bensì un prodotto parallelo e complementare. Pertanto, l'esistenza, la potenza o il successo stratosferico della futura Switch 2 non scalfiranno minimamente la base d'utenza occidentale disposta a svenarsi pur di portare a casa la possente macchina di Sony.
Il volto spietato del monopolio
Se da un punto di vista puramente aziendale, finanziario e di massimizzazione degli utili la strategia di Sony è chirurgica e ineccepibile, da un punto di vista della salute dell'ecosistema videoludico globale rappresenta un segnale di allarme.
Quello a cui stiamo assistendo, senza filtri e senza indorature della pillola, è l'esempio da manuale di come un monopolio di fatto costituisca un enorme, insormontabile problema per chiunque si trovi dall'altra parte della barricata a dover sborsare i propri risparmi.
La concorrenza spietata è l'unico motore immobile che genera veri vantaggi per chi acquista. Torniamo con la memoria all'epoca d'oro di PlayStation 3 e Xbox 360. Quando Microsoft dominava le vendite, imponeva standard per l'online e minacciava di cancellare l'impero giapponese, Sony fu costretta a fare i salti mortali per recuperare il terreno perduto. Dovette abbassare drasticamente i prezzi delle macchine vendendo pesantemente in perdita.
Dovette investire capitali mostruosi in nuovi e coraggiosi studi first-party per creare esclusive inarrivabili che ridessero lustro al marchio, partorendo icone immortali come The Last of Us e alimentando il boom di Uncharted. Fu costretta a lanciare servizi estremamente vantaggiosi per coccolare l'utenza, come i gloriosi e ricchissimi giochi gratuiti del primo periodo del PlayStation Plus.
Oggi, al contrario, senza una Xbox in salute capace di morderle le caviglie e di rubarle preziose quote di mercato, Sony non ha alcun incentivo economico o d'immagine per essere un'azienda "pro-consumatore". Perché mai dovrebbe abbassare il prezzo di PS5 al quarto o quinto anno del suo ciclo vitale, come avveniva per prassi in ogni generazione passata, se sa perfettamente che non ci sono vere alternative da salotto?
Perché dovrebbe regalare gratuitamente gli aggiornamenti grafici per sfruttare la potenza della PS5 Pro, se può tranquillamente permettersi di farli pagare sotto forma di remaster pretestuose? Perché dovrebbe frenare il continuo, inesorabile aumento dei costi dei suoi abbonamenti online?
In assenza di una minaccia tangibile, il leader indiscusso del mercato smette di innovare per conquistare nuovi clienti e inizia, metodicamente, a ottimizzare le operazioni per spremere fino all'ultima goccia quelli che già possiede.
I rincari ingiustificati della PS5 base, l'esistenza stessa di una PS5 Pro proposta a cifre vertiginose e senza un reale salto generazionale che ne giustifichi l'esborso, non sono il sintomo di un'azienda in difficoltà con i costi di produzione. Sono, all'opposto, la lampante dimostrazione di forza di un'entità corporativa che ha capito di avere il totale, incontrastato controllo sulla propria sterminata platea.
Le giuste e rabbiose lamentele che leggiamo in questi mesi sono destinate a infrangersi contro il muro di gomma della realtà economica. PlayStation 5 continuerà a mietere record e a dominare i salotti, trascinata dall'uscita di scena dell'hardware rivale e dall'arrivo di quelL'uragano commerciale che risponde al nome di GTA VI.
Ma al netto dei numeri di bilancio che sicuramente sorrideranno e faranno brindare gli azionisti a Tokyo, ciò che ci resta tra le mani è un mercato profondamente impoverito. Un mercato in cui noi, come videogiocatori, abbiamo perso il nostro invisibile ma fondamentale potere contrattuale, schiacciati tra l'assenza di vere opzioni alternative e il peso schiacciante di rincari imposti dall'alto.
E la speranza, sempre più flebile, è che questa chiusura autarchica non finisca per soffocare sul lungo termine la vitalità, la creatività e l'accessibilità di un medium che, senza una sana e feroce concorrenza, rischia seriamente di appiattirsi in una costosa, elitaria stagnazione.
Non ci resta che sperare in Project Helix e che Microsoft torni a essere un competitor importante (anche in maniera diversa, per carità) che possa davvero infastidire Sony e riportare dei vantaggi evidenti a noi consumatori.