Con il prezzo di PlayStation 5 salito ufficialmente, il dibattito sui costi dell'hardware da gioco si è riacceso con una violenza che raramente si vede nel settore.
Eppure, per quanto la cifra faccia male al portafoglio, la storia del gaming ci racconta che non è la prima volta che ci troviamo a fare i conti con prezzi simili, o addirittura peggiori.
Guardando indietro, ci sono almeno otto console che hanno chiesto ai giocatori un sacrificio economico ancora maggiore, e alcune di queste storie dicono molto di più di quanto sembri su come funziona davvero questo mercato.
Partiamo da un dato che vale la pena tenere a mente: il costo del gaming non è mai stato davvero basso. Quello che è cambiato, negli anni, è la percezione di cosa sia "normale" spendere per giocare. E quella percezione si è costruita su decenni di prezzi relativamente contenuti che, guardando i numeri di questa lista, sembrano quasi un'anomalia storica.
Intellivision
Negli anni Ottanta, Mattel posizionò l'Intellivision come l'alternativa premium all'Atari 2600: grafica superiore, gameplay più complesso, un controller più avanzato con pad direzionale a sedici vie. In Italia arrivò nei primi anni Ottanta a circa 450.000 lire, una cifra che rivalutata oggi supera i 1.070 euro.
Tutta questa tecnologia aveva un costo, e il mercato lo fece sentire: le vendite modeste spinsero Mattel a uscire dal settore videoludico nel giro di pochi anni. La lezione era già scritta: posizionarsi come prodotto premium senza un catalogo all'altezza è una strada che porta quasi sempre nello stesso posto.
Sega Saturn
Il lancio del Sega Saturn nel 1995 è rimasto nella memoria collettiva soprattutto per come è stato gestito: a sorpresa, con mesi di anticipo rispetto al previsto, scorte insufficienti e una lineup di lancio quasi imbarazzante. In Italia la situazione fu aggravata da un prezzo di listino di 899.000 lire, equivalenti oggi a circa 980 euro, una cifra folle se confrontata con i prezzi ben più aggressivi che Sony e Nintendo avrebbero praticato poco dopo.
L'architettura della macchina era potente per il 2D, ma ostica per lo sviluppo 3D, proprio nel momento in cui il mercato stava andando esattamente in quella direzione. Il risultato fu un fallimento commerciale quasi totale in Occidente, con la prima PlayStation che prendeva tutto lo spazio lasciato libero da una strategia di lancio che oggi viene studiata come esempio di cosa non fare.
Philips CD-i
Il Philips CD-i arrivò nel 1991 come dispositivo multimediale onnicomprensivo: riproduceva CD audio, Photo CD, software educativo, enciclopedie interattive, e con un modulo opzionale anche i Video CD. I videogiochi erano quasi un accessorio secondario, il che rende ancora più curiosa la sua presenza in questa lista.
In Italia il modello base si aggirava intorno a 1.200.000 lire, rivalutate oggi in circa 1.450 euro. Philips arrivò persino a licenziare i personaggi Nintendo, producendo titoli con Mario e Link che sono diventati famosi, purtroppo, per essere tra i peggiori giochi mai realizzati. Un dispositivo che non sapeva bene cosa volesse essere, venduto a un prezzo che avrebbe scoraggiato anche i più curiosi.
3DO Interactive Multiplayer
Il 3DO debuttò nel 1994 in Italia con un prezzo di lancio di 1.199.000 lire, corrispondenti a circa 1.300 euro odierni. Il progetto era ambizioso: Trip Hawkins, fondatore di EA, voleva creare uno standard aperto che più produttori potessero adottare liberamente, rivoluzionando il modello di business dell'hardware.
Riviste come Time Magazine lo acclamarono come il futuro dell'intrattenimento domestico. Nella pratica, i costi di produzione elevatissimi si riversarono direttamente sul consumatore, e quando PlayStation e Nintendo 64 arrivarono con capacità simili o superiori a una frazione del prezzo, il destino del 3DO era già segnato. Una storia che si ripete con una certa regolarità nella storia di questo settore.
Neo Geo AES
Se si parla di console costose, il Neo Geo AES di SNK è il caso di studio per eccellenza. In Italia arrivò nel 1991 a circa 1.150.000 lire, rivalutate oggi in oltre 1.480 euro, ma era la filosofia del prodotto a essere davvero spiazzante: portare l'esatta esperienza della sala giochi nelle case, senza compromessi grafici o sonori. Lo stesso hardware dei cabinati arcade, disponibile per il salotto di casa.
I giochi arrivavano in cartucce enormi e potevano costare tra le 300.000 e le 500.000 lire l'una, ovvero tra i 300 e i 400 euro odierni a titolo. Non era una console per tutti, e non era nemmeno pensata per esserlo: era un prodotto di lusso in un mercato che di lusso non aveva ancora una vera cultura, e rimase tale per tutta la sua vita commerciale.
PlayStation 3
È probabilmente l'esempio più vicino a noi, e anche il più istruttivo. La prima versione di PlayStation 3, lanciata in Italia nel 2007 con lettore Blu-ray integrato e processore Cell all'avanguardia, costava 599 euro per il modello da 60 GB, rivalutati oggi in circa 885 euro. Sony stessa ammise in seguito che il prezzo era troppo alto, giustificandolo con gli elevatissimi costi di produzione.
Eppure, con il senno di poi, PS3 aveva una giustificazione solida: portava in dote alcune delle esclusive più importanti della storia del medium, costruendo nel tempo un catalogo che ancora oggi viene citato come uno dei più forti di sempre. Il costo era reale, ma lo era anche il valore. Una distinzione che torna utile quando si valutano i prezzi di oggi.
Panasonic Q
Una menzione speciale va al Panasonic Q, versione giapponese del Nintendo GameCube prodotta in collaborazione con Panasonic e dotata di lettore DVD integrato. Non raggiunse mai il mercato italiano, ma il prezzo di lancio nipponico di 39.800 yen era ben superiore al GameCube standard, e il prodotto divenne oggetto da collezione quasi immediatamente.
Oggi è uno dei pezzi più ricercati dai collezionisti di hardware, una curiosità che racconta come anche le grandi aziende abbiano cercato, negli anni, di giustificare prezzi premium con funzionalità aggiuntive di dubbia necessità per il pubblico videoludico.
PC Engine CD-ROM²
Infine, il CD-ROM², periferica per il PC Engine di NEC lanciata in Giappone nel 1988. Il sistema non arrivò in Italia con una distribuzione ufficiale strutturata, ma il prezzo complessivo dell'unità base sommata alla console, anche considerando le conversioni dell'epoca, portava il costo totale a cifre che rivalutate oggi superano agevolmente i valori attuali di PS5.
Era tecnologia d'avanguardia assoluta per il periodo, e si pagava come tale: il supporto ottico applicato ai videogiochi era ancora una novità quasi fantascientifica, e NEC non aveva nessuna intenzione di regalarlo.
Guardando questa lista nel suo insieme, una cosa è chiara: il gaming ha sempre avuto momenti in cui chiedeva un investimento significativo a chi voleva stare sul pezzo. Ma c'è una differenza sostanziale tra pagare tanto per qualcosa di nuovo e pagare tanto per qualcosa che sul mercato esiste da cinque anni. La domanda vera non è se esistano precedenti storici ai 650 dollari di PS5.
La domanda è cosa significhi, per un mercato che aveva abituato i giocatori a prezzi in calo con il passare del tempo, andare invece nella direzione opposta. Quella è la conversazione che vale la pena avere.