Resident Evil 2 Anteprima | Back to Raccoon City

Provato
A cura di Matteo Bussani - 4 Dicembre 2018 - 17:00

Il remake di Resident Evil 2 è oramai in dirittura d’arrivo. Mancano davvero poche settimane al fatidico 25 gennaio, giorno in cui potremo tornare a calcare le strade di Raccoon City. Quelle stesse strade che molti di noi ricordano ancora fervidamente, in cui l’orrore orchestrato da Hideki Kamiya prese forma nel lontano 1998. La prima prova pad alla mano a Los Angeles ci riportò dritti ai momenti dell’adolescenza in cui tra una notte insonne e la condivisione del pad si aveva l’unico obiettivo di avanzare nei puzzle bui e ostili che il gioco ci sbatteva davanti. E così le tinte sbiadite dei ricordi sono state rinfrescate dalla nuova veste del gioco e sono diventate vere e proprie tele scure di ombre e orrore.

Il supporto tecnico della modernità, come ben sappiamo, ha sopperito alle mancanze del tempo, consapevoli che la pratica del remake è l’unica chiave per l’attuale mondo videoludico per dare la possibilità a un titolo di trasformarsi e rendere giustizia ai ricordi, sempre che sia attuata con rispetto e coraggio. Queste due anime, quella rispettosa e quella coraggiosa, sono perfettamente delineabili in Resident Evil 2 e sono riuscite a confermare, in quattro ore di prova, tutte le buone sensazioni che il gioco era riuscito a darci, dimostrandoci, come se ce ne fosse ancora bisogno, che la data d’uscita ha d’essere sottolineata di rosso sul calendario.

Resident Evil 2 - Provato 6

Sappiamo bene che le avventure di Claire e Leon sono intrecciate a doppio filo: per questo abbiamo dovuto affrontare due sezioni differenti ma parallele, prima vestendo i panni del poliziotto e poi quelli della sorella di Chris. L’escamotage narrativo del doppio punto di vista dopo anni non ha perso il benché minimo appeal e così ci siamo apprestati quanto prima a immergerci nelle diverse atmosfere offerte dai due personaggi e così cogliere quante più sfumature possibili da quanto avremo visto. Prima di tutto, dobbiamo ammettere che nel remake di Resident Evil 2 non viene mai negata la fedeltà al passato tanto nelle forme quanto nelle atmosfere, ma in ogni momento si ha la sensazione che lo sguardo a ieri sia un omaggio piuttosto che un freno.

Lo diciamo pensando al level design del gioco, dalle sezione più lineari e claustrofobiche a quelle più aperte e “libere”, che non perdono di mordente a fronte della nuova telecamera. Il punto di vista alle spalle accentua l’immersione nei cunicoli, alleggerisce il giocatore dal peso del tempo, soprattutto nella fase di shooting, ma non pregiudica l’ansia dell’inevitabile. Nei panni di Claire, nella stazione di polizia, siamo dovuti sfuggire all’avanzata del Tyrant, e mentre eravamo alle prese con gli enigmi, i rumori e gli algoritmi che guidavano i suoi passi ce l’hanno fatto piombare più volte addosso senza nemmeno che ce ne rendessimo conto.

Resident Evil 2 - Provato 8

Si badi bene, non si tratta di semplice jump scare che è un fattore secondario al concetto principale di ansia. La sorpresa con il passare dei minuti di gioco si tramuta in un avanzamento cauto, rievocando le inquadrature fisse, definite dalle lenti di una telecamera statica. Nonostante ciò le ambientazioni, con le dovute e necessarie modifiche sono estremamente fedeli a quelle originali. Si ha la sensazione di vivere nello stesso gioco del 1998, senza esserne costretti a sperimentare le stesse limitazioni. Resident Evil 2 Remake mantiene intatto il ritmo lento e pesante dei personaggi, in cui ogni azione dev’essere calcolata: anche un semplice colpo di pistola che dev’essere quanto più preciso possibile per non andare perso. Addirittura molti zombie, in maniera diversa da quanto ricordavamo dall’originale, ma possiamo anche sbagliarci, non muoiono facilmente e dopo essere stati atterrati da una serie di colpi c’è la possibilità che tornino in vita per farci una spiacevole visita. Questo si è verificato in particolare durante la run con Leon, ma ha influito solo sulle dinamiche degli zombie normali e non quelle dei licker.

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La minaccia più temibile rimane però il memorabile Tyrant, il cui aspetto è leggermente cambiato e da cui non è possibile fare altro che scappare. Anche con le armi più potenti non si possono scalfire le sue difese, se non con un breve stordimento utile a recuperare tempo prezioso per fargli perdere le nostre tracce.I meccanismi, tra ansia e frustrazione sembrano funzionare a livello psicologico, ma vogliamo metterlo alla prova sull’intera durata dell’avventura, prima di tirare le somme dell’aspetto più delicato e importante dell’intera produzione. Di certo il sistema dell’inventario e dell’equipaggiamento, con gli slot contati condivisi fra tutti gli elementi contribuisce a dare quell’aria di complessità old school, necessaria per una rievocazione nostalgica di questo genere. Essa poi dà il suo meglio proprio nella fase in cui il gioco si apre e si lascia andare in sezioni da scoprire ed esplorare, ricche di oggetti e di insidie, tutte utili ad avvicinarci o allontanarci dalla risoluzione dell’enigma. Enigmi ambientali e a cascata che si riallacciano in un albero consequenziale di azioni in cui per avanzare ad A serve B, a cui a sua volta serve C e così fino a molteplici stadi di profondità. Sbloccato l’ultimo passaggio di lì in poi la catena fa scattare a cascata gli altri, con nostra immensa soddisfazione.

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Lo stadio tecnico del gioco è molto avanzato, e la build che abbiamo avuto sotto le mani era completa sotto il profilo dei contenuti seppur ancora da rifinire. Non abbiamo notato problemi se non qualche glitch grafico e bug da compenetrazione poligonale e della fisica di gioco con i ragdoll degli zombie. Niente che non possa risolversi con una patch. Abbiamo apprezzato molto il livello di dettaglio e di fluidità raggiunto sulla console base, motore della prova, che rende giustizia a tutto il lavoro svolto con criterio da parte dei ragazzi di Capcom.

Dopo il periodo delle remastered selvagge, molte delle quali veramente dissennate, è arrivato quello dei più concilianti remake. Resident Evil 2 è l’emblema di questo sforzo creativo volto ad evolvere un contenuto vecchio in una forma nuova. I risultati sono eccellenti sia nelle rese delle atmosfere sia nella realizzazione di un prodotto nostalgico ma godibile. L’orrore di Racoon City sembra così intatto e quanto mai vicino. E’ questione di meno di due mesi, oramai, ma queste 4 ore piuttosto che placare il desiderio che sia già il 25 gennaio ce l’hanno semplicemente reso ancora più forte.




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