-
Pro
- Combat system profondo, originale e appagante.
- Open world libero e pienissimo di segreti memorabili.
- Pixel art e colonna sonora straordinarie.
-
Contro
- Curva iniziale molto aggressiva.
- Alcuni runback possono diventare frustranti.
Il Verdetto di SpazioGames
Un piccolo capolavoro impossibile da ignorare. La meccanica dello scavo sovverte ogni schema noto e costringe a ripensare completamente l'approccio al combattimento, rendendo ogni scontro una sfida da leggere e non da subire. La libertà di build, i modificatori opzionali e la generosità dell'esplorazione garantiscono un'esperienza plasmabile su misura, senza sacrificare mai la visione autoriale di fondo. Yacht Club Games firma un titolo che non ha paura di essere difficile, strano e originale: esattamente quello che il medium ha bisogno di ricordarsi di saper fare.
Disponibile su: PC, PS5, XSX, SWITCH2
Informazioni sul prodotto
Mina the Hollower appartiene a quella categoria di giochi che, come Shovel Knight (l'iconico titolo sempre di Yacht Club Games), incuriosisce, spinge a farsi provare e poi non ti lascia più andare, riportandoti immediatamente a quell'epoca in cui i videogiochi dovevano prima invogliarti con un character design folle e poi trattenerti con un ottimo gameplay.
Dopo aver passato dozzine di ore nelle Tenebrous Isles, mi sono ritrovato a pensarci praticamente in ogni momento della giornata, domandandomi come andare avanti in determinati punti o, molto semplicemente, bramando il tempo libero per ritornarci sopra.
È il tipo di gioco che ti parla con una voce retro, ma ragiona con una mentalità modernissima. Yacht Club Games prende Zelda, Castlevania, i titoli FromSoftware e i vecchi action RPG per Game Boy Color, li getta dentro un calderone gotico pieno di nebbia, fulmini e creature peculiari, e ne tira fuori qualcosa che non sembra una semplice somma di citazioni. Mina the Hollower ha un'identità fortissima, sporca di terra e pixel, capace di essere nostalgica senza diventare mai schiava della nostalgia.
E soprattutto è un gioco che si fida del giocatore. Una qualità sempre più rara.
Un mondo ostile senza frecce luminose
L'impatto iniziale è brutale. Dopo un'apertura guidata e cinematografica, il gioco mi ha praticamente scaraventato in un mondo ostile senza dirmi davvero dove andare. Nessuna freccia luminosa. Nessun NPC che ripete "questa è la strada giusta". Solo nemici letali, strade pericolose e la sensazione costante di essere troppo debole per stare lì. Ed è stato magnifico.
Ogni area delle Tenebrous Isles sembra costruita per mettere alla prova riflessi, osservazione e curiosità. La palude con le sue barche traballanti, le montagne ghiacciate che sembrano uscite da un platform hardcore, il deserto industriale pieno di esplosioni e nastri trasportatori: ogni zona cambia radicalmente ritmo e linguaggio ludico, senza mai perdere coerenza.
La cosa incredibile è quanto tutto questo risulti leggibile. Nonostante il caos su schermo, Mina the Hollower possiede una chiarezza visiva quasi chirurgica. I colori accesi e la pixel art precisissima permettono sempre di capire cosa sta per ucciderti e come evitarlo. Quando muori, e succederà spessissimo, raramente hai la sensazione che il gioco abbia barato. Hai sbagliato tu. E vuoi immediatamente riprovarci.
Il cuore dell'esperienza è il combat system, ed è qui che Mina tira fuori i denti migliori. La protagonista non schiva rotolando come in un Souls classico: scava. Può infilarsi sotto terra per evitare colpi, attraversare ostacoli, guadagnare slancio e riemergere con salti elegantissimi.
All'inizio è quasi straniante. Ho passato la prima ora a farmi massacrare perché continuavo a giocare "nel modo sbagliato", cercando finestre offensive tradizionali invece di sfruttare la mobilità sotterranea.
Le armi principali cambiano sensibilmente il feeling degli scontri. Io mi sono innamorato della Nightstar, una sorta di mazza ferrata su catena chiaramente ispirata alla frusta di Castlevania. Ha range, impatto e un'animazione semplicemente meravigliosa. Ma i pugnali Whisper e Vesper mi hanno conquistato nel late game grazie alla loro velocità assassina, soprattutto combinati con Trinket capaci di aumentare il danno consecutivo.
La libertà di build e le Sidearm
E qui entra in scena uno degli aspetti migliori del gioco: la libertà di build. I Trinket sono modificatori equipaggiabili che alterano profondamente statistiche, mobilità e abilità. Alcuni permettono salti più lunghi, altri aumentano il DPS, altri ancora aggiungono effetti elettrici, resurrezioni automatiche o bonus legati allo scavo.
Mi sono ritrovato continuamente a sperimentare configurazioni diverse a seconda della situazione, cosa rarissima in giochi dove normalmente tendo a fossilizzarmi su una build dominante.
Anche le Sidearm sono geniali. Certo, ci sono asce e coltelli in puro stile Castlevania, ma Yacht Club Games si diverte a inserire idee completamente folli come biciclette da combattimento, demoni al guinzaglio e fantasmini offensivi che prosciugano energia mentre attaccano. Il risultato è un sistema di combattimento che sembra sempre improvvisato, sporco, creativo. Non esiste quasi mai una soluzione perfetta. Ed è proprio questa imperfezione controllata a renderlo vivo.
L'esplorazione poi è semplicemente strepitosa. Mina the Hollower abbraccia una filosofia open world vecchia scuola che oggi quasi nessuno osa più utilizzare. Non ci sono muri invisibili travestiti da game design moderno. Se una zona sembra accessibile, probabilmente puoi davvero raggiungerla. Magari verrai distrutto da nemici troppo forti, ma il gioco non ti fermerà artificialmente.
Questa libertà genera continuamente storie personali. Ricordo ancora quando ho trovato un passaggio seminascosto sotto un ponte e mi sono infilato in un'area completamente fuori dal mio livello. Ogni nemico poteva uccidermi in pochi colpi, non avevo checkpoint vicini e stavo accumulando una quantità enorme di Bones, la valuta esperienza del gioco. Continuare o tornare indietro? È quella tensione costante rischio-ricompensa che richiama direttamente i Souls di FromSoftware.
Anche il sistema di progressione prende ispirazione da lì. Le Bones si perdono alla morte se non vengono recuperate, ma Mina è molto meno punitivo rispetto ai suoi modelli. Il grinding esiste, funziona ed è persino divertente. Trovare uno spot redditizio e diventare temporaneamente overpower dà una soddisfazione quasi da vecchio RPG anni '90.
La vera genialata però è il sistema di cura. Per recuperare salute bisogna prima attaccare i nemici e generare Plasma, che successivamente può essere convertito in HP usando le Plasma Vials. Tradotto: se sei vicino alla morte, devi diventare più aggressivo, non più prudente. È una meccanica fantastica perché ribalta completamente l'istinto naturale del giocatore.
Pixel art, Septemberg e colonna sonora
Anche artisticamente il gioco è una meraviglia. La pixel art sembra uscita da una dimensione parallela dove il Game Boy Color non è mai morto ma si è evoluto fino alla perfezione. Ogni schermata è densa di dettagli, segreti, scorci atmosferici e piccoli tocchi inquietanti. Gli sprite adorabili convivono con mostruosità grottesche e ritratti facciali degni di un incubo lynchiano.
E poi c'è Septemberg. Non voglio rovinarvi troppo di quella zona, ma raramente mi capita di giocare una sezione così memorabile in un action RPG moderno. Un Halloween distorto fatto di vento, foglie morte, labirinti e puro terrore crescente. Una lunga spirale di tensione che mi ha lasciato addosso la stessa sensazione di certe sequenze horror memorabili dell'era PlayStation 1.
Anche la colonna sonora è devastante nel senso migliore possibile. Chiptune gotiche, barocche, sporche, pulsanti. Ogni brano sembra provenire da una cartuccia maledetta dimenticata in qualche soffitta del 1994.
Ma la vera forza di Mina the Hollower sta nella sua capacità di adattarsi al giocatore. I modificatori opzionali sono tantissimi e vanno dal semplice quality of life fino alla completa follia. Si può aumentare la difficoltà, modificare la fisica, inserire movimenti alla Sonic, attivare modalità assurde con schermo inclinato o persino rendere il gioco più accessibile eliminando parte della frustrazione.
Il fatto straordinario è che nessuna di queste opzioni sembra un ripiego. Mina è talmente sicuro della propria qualità da permetterti di piegarlo come vuoi.
Vuoi un'esperienza hardcore? Ce l'hai. Vuoi un'avventura più rilassata e narrativa? Funziona ugualmente. Vuoi trasformarlo in una specie di platform psichedelico per una run nonsense? Puoi farlo. Eppure, nonostante tutta questa libertà, il gioco mantiene sempre una direzione autoriale fortissima.
Certo, non è perfetto. La curva iniziale della difficoltà può risultare brutale e rischia di respingere qualcuno troppo presto. Alcuni ritorni dopo la morte diventano frustranti, soprattutto nelle sezioni avanzate o in New Game+. E l'assenza di una mappa dettagliata potrebbe irritare chi ama completare ogni singolo angolo con precisione maniacale.
Ma sono sbavature minuscole dentro un'opera gigantesca. Perché Mina the Hollower riesce in qualcosa di rarissimo: prendere idee che conosciamo da decenni e farle sembrare nuovamente misteriose. Ogni volta che pensavo di aver capito il gioco, lui apriva un'altra botola sotto i miei piedi. E io continuavo a scavare.