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Pro
- Narrazione matura e non banale.
- Molto piacevole la meccanica del diario.
- La crescita di Alfred è coerente e ben fatta.
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Contro
- Offerta ludica radente lo zero
- Le prime fasi sono un po' troppo lente
- Qualche piccolo bug di troppo
Il Verdetto di SpazioGames
Si è dibattuto più e più volte, su queste pagine e non solo, su cosa definisca veramente un videogioco. Si tratta forse della componente ludica o sono magari le sensazioni che proviamo a farcelo percepire come tale? È per forza necessario che sia presente il rischio di venire sconfitti o basta anche di tanto in tanto solo potersi godere il panorama senza nessun mostro alle spalle?
Dilemmi che attanagliano molti di noi da tempo e che non abbiamo alcuna velleità di risolvere in questa sede, ma che introducono perfettamente il titolo oggetto di questa recensione. Forever Ago, opera d'esordio di Third Shift edita da Annapurna Interactive, è infatti il perfetto esempio dei cosiddetti walking simulator, esperienze nelle quali l’obiettivo principale è muoversi all’interno di un ambiente e interagire con esso.
Nessun avversario, nessun puzzle, nessun pericolo: solo noi e ciò che il titolo ci vuole raccontare. Una formula che abbiamo già visto svariate volte in passato, spesso con eccellenti risultati come in What Remains of Edith Finch o in The Vanishing of Ethan Carter, e che fonda il proprio successo soprattutto sull’aspetto narrativo.
Un viaggio da portare a compimento
Forever Ago racconta la storia di Alfred, un anziano signore impegnato in un’avventura on the road sul suo camper. Un viaggio nato come lascito della sua amata Audrey (prima fidanzata durante l’adolescenza e poi adorata moglie) che lo porta a rivivere tutti i momenti cardine della loro vita di coppia.
Dal primo appuntamento, nato come escursione per un progetto scolastico, fino alla loro meta preferita di ogni estate, passando per tutti quei luoghi che hanno costellato la loro vita insieme. Ad accompagnarlo in questo viaggio è un diario, in cui ogni pagina è stata dipinta a mano da Audrey per raccontare le tappe che Alfred si troverà ad affrontare.
Una sorta di guida, sia per il protagonista sia per il giocatore, che tramite esso potrà rivivere quanto fatto fino a quel momento e scoprire i prossimi obiettivi da raggiungere. Il viaggio di Alfred non è però solo un peregrinare tra un luogo e l’altro per onorare la memoria di Audrey e rivivere i migliori ricordi del passato, ma anche un importante percorso personale di crescita e di speranza.
Da burbero anziano che nulla ha più da chiedere alla vita a persona in grado di aprire nuovamente il cuore e guardare al futuro con uno sguardo migliore, pur senza dimenticare ciò che è stato.
Perché per poter andare avanti, ogni tanto l’unica strada è quella di guardarsi indietro e comprendere come certi tempi non possano più tornare, senza per questo doverli dimenticare. Perché ogni giorno può rivelare una nuova sorpresa e dare un nuovo senso alla propria esistenza.
A partire dal semplice commesso di una stazione di servizio fino a una talentuosa e gentile ragazza con il pollice verde, passando per loquaci esploratori e giovani cameriere: ogni personaggio che troveremo in Forever Ago contribuirà a plasmare il tour di Alfred e a farlo pian piano cambiare.
Lo scontroso e burbero vecchietto che impareremo a conoscere nelle prime ore di gioco diventa infatti, man mano che procede nel viaggio, sempre più affabile e disponibile, fino ad aprirsi con degli sconosciuti e a compiere scelte difficilmente immaginabili all'inizio.
Un cambiamento che va di pari passo con la sua attitudine: Alfred passa dal voler completare ogni singolo compito del diario (a costo di litigare per avere un tavolo riservato in un ristorante) al comprendere che gli imprevisti fanno parte del viaggio e che talvolta sono proprio essi a renderlo indimenticabile.
Non tutto deve infatti sempre andare per il verso giusto; l'importante è adattarsi, preparandosi ad accogliere ogni opportunità, persino la più inaspettata, come un grosso e simpatico cane che deciderà di seguirci da un certo punto dell’avventura in poi.
Tutto ciò che vi abbiamo finora raccontato va a comporre un gioco che punta molto sull’emotività della storia, cercando di metterci nei panni di una persona ancora attaccata a un passato che non c’è più.
Forever Ago ci mette però un po’ troppo a partire, risultando eccessivamente lento nelle prime fasi, e raggiunge il proprio apice solo verso la conclusione. Non tutte le tappe del viaggio di Alfred hanno infatti lo stesso impatto sul giocatore, sebbene sia indubbio come concorrano tutte a plasmare l’animo del protagonista.
È quasi impossibile, in ogni caso, non lasciarsi sfuggire almeno una piccola lacrima nei minuti finali, quando finalmente metteremo piede nella casa di Alfred dopo il lungo viaggio e vedremo prendere vita tutto ciò che fino a quel momento ci era stato solo raccontato.
Immortalare il momento
Spostandoci ora sul lato ludico, Forever Ago propone un’esperienza priva di qualsivoglia sfida o difficoltà, presentandosi come il più classico dei walking simulator. Al netto di dover stare in equilibrio su un paio di tronchi e di una partita a un clone di Space Invaders, non troveremo infatti nel titolo di Third Shift alcun minigioco o momento in cui potremmo fallire.
Per il resto del nostro tempo in compagnia del gioco ci troveremo a girovagare per diverse aree alla ricerca di dove completare i compiti descritti sul diario. È presente anche qualche piccolo elemento nascosto, che consente di scoprire qualcosa di più sulla storia di Alfred e Audrey e di osservare il mutare dei luoghi nel corso di decenni.
Dove Forever Ago propone qualcosa di differente è invece nella fotografia: Alfred è equipaggiato con una macchina fotografica con cui immortalare l’ambiente e tutto ciò che incontrerà.
Una volta conclusa una zona e ritornati al camper, vi sarà un momento in cui dovremo decidere quali foto tenere e attaccare al nostro fido alleato cartaceo, andando così a comporre un vero e proprio diario di bordo. Una trovata semplice ma piacevole, che si sposa alla perfezione con lo stile del gioco e con il messaggio che vuole trasmettere.
Al servizio della storia
Un piccolo paragrafo finale meritavano l’aspetto tecnico e artistico: il titolo d’esordio di Third Shift adotta uno stile molto semplice ma tutto sommato riuscito. Una scelta che magari non brilla per originalità, ma che si rivela assolutamente funzionale e a completa disposizione della narrativa.
L’unico appunto che ci sentiamo di muovere riguarda la presenza di qualche bug di troppo; il gioco si è ad esempio bloccato sulla schermata della fotocamera un paio di volte, costringendoci a ricaricare l’ultimo salvataggio e a rifare alcuni frangenti.
Siamo in ogni caso sicuri che ogni problema verrà risolto a breve con un aggiornamento e che il viaggio di Alfred diventerà nei prossimi giorni ancora più piacevole da vivere.