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Immagine di Ravenswatch | Recensione - E se il lupo fosse Cappuccetto Rosso?

MINI RECENSIONE

Ravenswatch | Recensione - E se il lupo fosse Cappuccetto Rosso?

Ravenswatch mescola fiabe oscure e roguelike in un'avventura intensa, tra sfida, narrazione e cooperazione: la nostra recensione.

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Avatar di Salvatore Pilò

a cura di Salvatore Pilò

Contributor @SpazioGames

Pubblicato il 25/01/2025 alle 14:55
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In sintesi

  • Fiabe classiche reinterpretate in chiave dark-fantasy con personaggi complessi e tormentati.
  • Offre combattimenti dinamici, build personalizzabili e sinergie cooperative uniche
  • Ha una rigiocabilità elevata: Mappe variabili, sinergie tra abilità e progressione narrativa che premia l'esplorazione.
  • Pro
    • Personaggi ben caratterizzati con abilità uniche e storie coinvolgenti.
    • Gameplay cooperativo che premia le sinergie tra giocatori.
    • Alta rigiocabilità.
  • Contro
    • Missioni secondarie ripetitive con poca varietà.
    • Meccaniche già viste in altri roguelike.
    • Progressione narrativa lenta per chi preferisce giocare in solitaria.

Il Verdetto di SpazioGames

8
Ravenswatch non rivoluziona il genere roguelike, ma lo arricchisce con una narrativa dark-fantasy e un gameplay ben congegnato. È un’esperienza che premia la cooperazione, la creatività e la voglia di scoprire ogni sfaccettatura dei suoi personaggi. Ha anche il merito di saper parlare, e bene, tanto agli amanti del genere, quanto ai neofiti che vogliono avvicinarsi al mondo dei roguelike e sono in cerca di un punto di partenza accessibile ma ben costruito.

Disponibile su: PC, PS5, XSX, XONE, PS4, SWITCH

Informazioni sul prodotto

Negli ultimi anni, i roguelike hanno guadagnato sempre più attenzione e apprezzamento all'interno del panorama videoludico.

Titoli come Dead Cells, Slay the Spire e l'acclamato Hades (potete ancora comprarlo su Amazon) hanno saputo dimostrare come la formula del “loop” può essere non solo gratificante, ma anche profondamente coinvolgente. I roguelike riescono, infatti, a mescolare il fascino della sfida crescente con la possibilità di esplorare nuovi stili di gioco, grazie a sistemi di progressione che premiano creatività e perseveranza.

Questo successo ha spinto molti sviluppatori a sperimentare con il genere, arricchendolo di nuovi elementi narrativi e collaborativi. In questo contesto, Ravenswatch si inserisce come una proposta piuttosto interessante.

Creato dai talentuosi sviluppatori di Curse of the Dead Gods, Ravenswatch reinterpreta fiabe e leggende attraverso una lente oscura e inquietante, proponendo un'esperienza che mescola con cura narrazione e gameplay, dando ai giocatori un prodotto che eccelle sotto tantissimi punti di vista e riuscendo a proporre una formula innovativa, pur rimanendo ancorato agli schemi del genere.

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La direzione artistica non è niente male.

In occasione della recente uscita su Switch, abbiamo deciso di proporvi la nostra recensione (abbiamo però giocato su PC), per raccontarvi cosa c'è di interessante nell'esperienza di gioco e nelle idee di Ravenswatch.

Cappuccetto Rosso è il Lupo

Uno degli aspetti più sorprendenti di Ravenswatch è la declinazione delle storie e leggende famose in una versione "oscura". Eroi come Cappuccetto Rosso e Sun Wukong sono trasformati in personaggi complessi e tormentati, ognuno con abilità uniche che riflettono il loro lato oscuro.

Cappuccetto Rosso, ad esempio, passa dall’essere la tenera bambina che viene salvata dal Cacciatore all’essere una ragazzina che viene morsa da un lupo divenendo essa stessa un Lupo – quel Lupo artefice della morte della nonnina e via discorrendo.

Non solo la narrativa emerge dai diari sbloccabili, ma anche dalle stesse abilità e interazioni che gli eroi hanno con il mondo di gioco.

La coerenza tematica che si riscontra tra scrittura e gameplay è impressionante, al punto da ricordare lavori come Hades (compreso l'intrigante Hades II).

Le abilità di ogni personaggio, così come le varie “build” che possono essere create, riflettono pienamente lo stato d’animo dei protagonisti e tutta la storia che li ha portati ad unirsi ai Ravenswatch per epurare il mondo degli Incubi.

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Le build permettono di sbizzarrirsi e favoriscono la rigiocabilità.

Qui, ogni elemento del gioco sembra sostenere la narrazione, creando un'esperienza coinvolgente che va oltre le aspettative del genere roguelike.

Diventa, infatti, interessante esplorare la mappa di gioco non solo per potenziare il proprio alter-ego fra i tre capitoli dell’avventura, ma anche per poter godere delle interazioni che il personaggio ha con il resto della mappa.

Che si tratti di semplici dialoghi interiori o di scoppiettanti combo sceniche di abilità, il risultato è piuttosto interessante e sorprendente, poiché va a creare nel giocatore la voglia di esplorare e (ri)giocare gli stessi eventi, anche solo per il gusto di scoprire qualche nuova sfaccettatura “oscura” dell'eroe di turno.

Non di solo spam di attacchi si sconfiggono gli incubi

Il flusso di gioco si dipana, infatti, su tre capitoli, ognuno dei quali consiste di una serie di attività da svolgere per potenziare il proprio personaggio per poi arrivare a sfidare, e sconfiggere, il boss di fine capitolo – e così accedere a quello successivo.

Ogni capitolo consiste di una mappa aperta su cui sono presenti numerosi punti di interesse: questi variano dalla semplice cassa da aprire per ottenere oggetti passivi al dover sconfiggere un boss secondario entro un certo tempo. 

Gli eventi sulla mappa variano, come il genere ci insegna, da partita a partita – anche se per ogni capitolo restano similari le missioni secondarie, che subiscono solo leggerissime variazioni sul tema (e sul luogo in cui poterle avviare).

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Il gioco è oscuro e ci piace parecchio così.

Il comune denominatore di tutte queste attività è, come era facile intuire, il combattimento.

Questo si compone di una “danza” di attacchi da concatenare alle schiave e alle varie abilità per riuscire a generare un output di danni ragionevolmente alto. E proprio a questo aspetto vengono in aiuto sia le varie build con cui costruire il proprio personaggio che la cooperazione con altri giocatori.

Infatti, ogni personaggio dispone di una vasta gamma di abilità (inizialmente bloccate), a cui si attinge ad ogni level-up, durante il quale è possibile sceglierne una da potenziare o una nuova da aggiungere al proprio arsenale.

Proprio queste hanno sinergie particolari sia all’interno del proprio personaggio (Geppetto, ad esempio, può basare il suo gameplay sul potenziare i suoi burattini, sugli effetti di cura sugli stessi o sul loro utilizzo come supporti) che con altri eroi all'interno del proprio party (quindi in co-op con altri giocatori); ad esempio, la Regina di Ghiaccio con le sue abilità può fornire debuff ai nemici, utili per garantire delle uccisioni al giocatore che utilizza invece un personaggio più aggressivo.

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Il quadro narrativo ha un peso preponderante nell'esperienza di gioco.

Riuscire, quindi, ad avere accesso a tutto il parco abilità di un determinato personaggio permette di avere un gameplay molto più vario sia in singolo che in multigiocatore, offrendo una notevole varietà di sinergie, strategie e situazioni che rendono la rigiocabilità del titolo un fattore non di poco conto.

Continuare a reiterare nelle partite, infatti, oltre a permettere di migliorare notevolmente il gameplay di gioco con le nuove abilità dei personaggi, non solo consente di aver accesso alle difficoltà più alte (in cui è essenziale capire fino in fondo tutte le sinergie fra i propri strumenti e quelli degli eventuali compagni di squadra), ma apre anche l' accesso a nuove pagine del diario di ogni singolo personaggio così, da riuscire a completare il quadro narrativo offerto dal titolo.

Insomma, Ravenswatch rappresenta uno di quei titoli che non mette sul piatto vere e proprie novità (tutto sa, un po’, di già visto) ma ogni suo aspetto è gestito così bene da rappresentare un must per tutti gli amanti del genere – e, perché no, un interessante rampa di lancio per chi non è avvezzo ma apprezza la costruzione dark-fantasy del suo mondo di gioco.

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