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Pro
- Prezzo ridotto e molti contenuti inediti rispetto al lancio su Xbox.
- Bethesda promette un supporto duraturo negli anni.
- "Un'altra quest secondaria e poi smetto."
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Contro
- Miglioramenti incrementali ma non strutturali.
- I DLC non sono al livello delle migliori espansioni Bethesda.
- Incertezze tecniche difficilmente spiegabili anche su PS5 Pro.
Il Verdetto di SpazioGames
Qualora, invece, steste pensando ad una seconda run, non riteniamo che Terran Armada ed i contenuti aggiunti con gli aggiornamenti più recenti valgano, da soli, un secondo acquisto su piattaforma Sony, nemmeno al prezzo ribassato a cui da ora in poi sarà proposto il gioco. Se l'inconfondibile stile Bethesda è stato capace, in passato, di incollarvi alla sedia per centinaia di ore, siamo sicuri che ci riuscirà anche questa volta; in caso contrario, non saranno le avventure spaziali partorite da Todd Howard ed il suo team a farvi cambiare idea.
Informazioni sul prodotto
Ci siamo: dopo quasi tre anni di attesa, Starfield ha debuttato su PlayStation 5, come parte del piano di pubblicazione multipiattaforma di Microsoft, che, se da un lato ha fatto alzare parecchie sopracciglia tra i possessori di Xbox, dall'altro ha reso felici quelli della macchina Sony, e, visti i risultati di vendita, anche gli azionisti della casa di Redmond.
Eccoci allora a dirvi, dopo averci speso quasi duecentocinquanta ore tra la versione Xbox e quella oggetto di questa recensione, se vale ancora la pena entrare in Constellation e perdersi nell'esplorazione spaziale firmata Bethesda.
Prima di tutto le novità, così da mettere subito sul tavolo tutte le aggiunte, le migliorie e i contenuti che Bethesda ha incluso in questa versione PS5.
L'aggiornamento Rotte Libere, gratuito per tutti i possessori del gioco e integrato tramite una patch day one sulla versione PS5, mira a migliorare l'esperienza di gioco e ad aggiungere feature, perlopiù legate alla quality of life, richieste a gran voce dai giocatori, prima tra tutte quella di spostarsi tra pianeti in maniera più fluida, senza interruzioni o caricamenti, ma semplicemente entrando nell'orbita di quello verso cui si desidera dirigersi.
Una galassia di aggiunte
Adesso è quindi sufficiente impostare il pilota automatico quando in prossimità della destinazione per bypassare almeno un paio di schermate di caricamento, aumentando, nel contempo, il livello di immersione ed il realismo (se così vogliamo chiamarlo) dell'esperienza di gioco.
Tra le aggiunte più significative troviamo l'enorme aumento delle mod applicabili alle armi, che rendono assai più personalizzabile l'esperienza di gioco e consentono di mantenere la propria arma preferita anche per diverse ore di gioco, senza essere costretti a scartarla dopo due missioni per aver rinvenuto del loot migliore.
Basterà spendere la nuova valuta in-game, chiamata X-Tech, rinvenibile esplorando e razziando in giro per la galassia, per plasmare la propria arma a piacimento e personalizzare a fondo anche la propria nave spaziale.
Per quanto concerne gli insediamenti e tutta la parte dedicata al building, segnaliamo l'introduzione di un nuovo veicolo con cui esplorare le superfici dei pianeti scoperti e la tanto agognata possibilità di godere di un inventario condiviso tra tutti gli insediamenti, così da non doversi ricordare in quale angolo della galassia ci si è dimenticati quel tal materiale che serve.
Di conseguenza, l'esperienza utente si dimostra più fluida e più ricca di opzioni, grazie anche all'inclusione di oltre mille tra oggetti, piccole quest secondarie, modifiche agli insediamenti creati negli anni dalla community di modder e molto altro ancora tra cosmetici, skin e nuove tipologie di nemici leggendari.
DLC discreti, nuovo prezzo e prospettive future
Terran Armada è un contenuto scaricabile di dimensioni tutto sommato contenute, che aggiunge una manciata di missioni principali e mette il giocatore contro orde di nemici (perlopiù robotici, ma non mancheranno le sorprese) di alto livello, dotati di parecchi modificatori inediti che sicuramente daranno filo da torcere anche ai pirati spaziali più navigati, se è vero che il livello minimo consigliato è di cinquanta.
Non siamo, ed è meglio sottolinearlo subito, nell'ambito delle espansioni colossali cui Bethesda ci ha abituato in passato: la longevità complessiva è comparabile a quella di Shattered Space, e d'altronde il prezzo di lancio, intorno ai dieci euro, denunciava già in prima battuta un contenuto scaricabile lontano dai fasti contenutistici visti con alcuni dei DLC pubblicati per altre proprietà intellettuali della software house americana come Fallout ed Elder Scrolls.
Differentemente dal precedente DLC, quantomeno, Terran Armada non si svolge tutto (o quasi) in un'unica, inedita ambientazione, ma costringerà il giocatore a spaziare maggiormente per la mappa e a fare la conoscenza con un buon numero di nuovi NPC.
La storyline ruota attorno ad un gruppo che vuole imporre la superiorità delle macchine sull'umanità, e che non esita ad imbracciare le armi per affermare le proprie convinzioni: per accedervi, nel nostro caso, è stato sufficiente avvicinarsi alla sede della TV a Nuova Atlantide, così da ricevere un messaggio, che è in realtà una dichiarazione di guerra, della nuova fazione, che spaventa i cittadini della metropoli e impone al giocatore di agire.
Il nuovo prezzo del gioco (cinquanta euro per la versione base e settanta per la premium edition, che include tutte e due le espansioni fin qui rilasciate) è decisamente allettante: considerati i valori produttivi, l'enormità dell'offerta ludica ed i continui miglioramenti a cui il titolo è andato incontro dai tempi della prima pubblicazione, è difficile non consigliare Starfield nella sua versione odierna, soprattutto per quanti non avessero mai messo le mani sul titolo Bethesda prima d'ora.
Peraltro, come confermato in una recente intervista da Tim Lamb, lead creative producer del gioco, Bethesda intende supportare il titolo ancora a lungo negli anni a venire, quasi sicuramente anche con un'altra espansione narrativa oltre che con aggiornamenti periodici, e quindi le prospettive per gli appassionati sembrano rosee.
Fin qui l'enorme mole di novità rispetto al debutto del gioco sul mercato nel 2023, ma come rispondere alla fatidica domanda riguardo alla qualità complessiva del titolo e a quanto consigliarlo all'utenza Sony?
Qui la risposta si fa complicata e decisamente non univoca. La premessa è che, nonostante non sia di certo il miglior gioco di ruolo uscito dalle officine Bethesda, Starfield può fregiarsi di tutti i pregi che da sempre caratterizzano le produzioni del publisher statunitense, ovvero la vastità della mappa, l'abnorme quantità di contenuti, l'alto livello di personalizzazione dell'esperienza di gioco e un sistema di scelte multiple nei dialoghi e nella gestione delle quest che permette al giocatore di sentirsi attore principale più che spettatore degli eventi.
D'altro canto, come evidenziavamo già nella recensione dell'epoca, anche i difetti tipici delle megaproduzioni Bethesda sono quasi tutti presenti, da un sistema dialogico ancora molto ingessato ad un set animazioni limitato, passando per una ripetitività di fondo dei contenuti, inevitabile quando si propone una portata così ricca.
La grandezza della galassia esplorabile è controbilanciata dalla vuotezza di moltissime mappe, un po' come accadeva nel primo Mass Effect, che toglie presto il gusto della scoperta anche all'esploratore più intrepido, e la quantità di quest e nemici azzera praticamente il livello di sfida (nonostante i numerosi modificatori alla difficoltà aggiunti da Bethesda post-lancio) per quanti lasciassero da parte la missione principale per dedicarsi alla pletora di contenuti opzionali.
A chi vi scrive, come presumiamo a molti altri fan delle produzioni firmate da Todd Howard e dal suo team, Starfield (come d'altronde anche la recente rimasterizzazione di Oblivion) fanno lo stesso effetto di quel maglione invernale un po' logoro ma ancora mettibile, acquistato tanti anni fa e diventato rapidamente il preferito dell'intero vestiario.
Pur non essendo affatto il capo migliore, è quello su cui si va nelle sere d'inverno più fredde, quando si privilegia il comfort ed il calore al look: su Playstation 5 ci sono molti giochi di ruolo migliori di Starfield nel complesso (Baldur's Gate III, Cyberpunk 2077, Kingdom Come Deliverance II, solo restringendo il campo alle produzioni occidentali), eppure il fascino attempato della galassia creata da Bethesda ha ancora il suo perché ed è riuscito a tenerci incollati allo schermo fino a tarda notte ripetendo a noi stessi "un'altra quest e poi spengo tutto".
Inattesi singhiozzi tecnici
Abbiamo testato il gioco su PS5 Pro, curiosi di verificare come e quanto la potenza aggiuntiva della console più performante sul mercato potesse giovare alle prestazioni e al look visivo di un titolo che, nonostante qualche colpo d'occhio magnifico, non si era rivelato particolarmente impressionante già tre anni fa su console Microsoft.
La nostra prova, avvenuta tutta prima del day one con le eventuali patch che esso porta immancabilmente in dote, ha denunciato qualche problemino di troppo che, sinceramente, non ci aspettavamo: nonostante l'accresciuto livello di dettaglio, la definizione maggiore (ottenuta con tecniche di upscaling partendo da una risoluzione nativa di 1440p) ed una resa migliore di quella vista su Xbox al lancio, Starfield su PS5 Pro soffre di cali di framerate avvertibili tanto nella modalità performance, che mira ai sessanta frame al secondo, quanto in quella qualità, che invece va per i trenta.
In diverse circostanze, come correre per le strade di Nuova Atlantide e di qualsiasi altro insediamento ricco di NPC, in prossimità dei salvataggi automatici e in istanze specifiche, come ad esempio l'attraversamento degli sfiatatoi di ossigeno a Neon, il framerate del gioco singhiozza in maniera tanto visibile quanto inspiegabile, soprattutto considerando il tempo intercorso dal debutto sul mercato e l'accresciuta potenza della macchina Sony.
A questo si sono aggiunti un paio di freeze del gioco, che ci hanno costretto a chiudere l'applicazione e riavviarla, ed episodi di stuttering, dove l'immagine a schermo si è bloccata per uno o due secondi prima di ripartire come se nulla fosse successo.
Se, da un lato, stiamo parlando di problematiche risolvibili con un paio di patch mirate, alleviate peraltro da un sistema di autosalvataggio che mette il giocatore al riparo dalla ripetizione di fasi di gioco significative, dall'altro dispiace vedere come il publisher americano non abbia curato questi aspetti così da arrivare al debutto su PS5 con il codice tirato a lucido.
Tra le note positive, invece, segnaliamo l'ottimo utilizzo delle caratteristiche peculiari di DualSense: gli audiolog di cui il gioco è disseminato e le conversazioni tramite intercom vengono riprodotte di default tramite gli speaker integrati del controller Sony, aumentando l'immersione, ed i grilletti adattivi svolgono un ottimo lavoro nel differenziare le innumerevoli bocche da fuoco presenti nel gioco le une dalle altre, opponendo resistenza in maniera convincente e dedicata ad ogni tipologia di arma, dai fucili a pompa alle pistole, passando per le armi ad energia.
La nuova mappa, che Bethesda aveva migliorato già nel corso dello scorso anno in seguito ai feedback della community, è mappata di default allo schermo tattile, ed averla sempre lì a portata di pollice si dimostra assai più comodo della configurazione base vista tre anni fa.