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Recensione

Dynasty Warriors: Strikeforce

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Avatar di Fabfab

a cura di Fabfab

Pubblicato il 16/04/2010 alle 00:00
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Il Verdetto di SpazioGames

6

Koei non ha un buon rapporto con le console di nuova generazione, che ormai a dirla tutta più tanto nuova non è: dopo aver stupito il mondo dei videogiocatori al tempo della Playstation 2, quando il suo Dynasty Warriors 2 lasciò molti a bocca aperta per la capacità di mettere su schermo decine di personaggi contemporaneamente (ne parlarono perfino i telegiornali, elevandolo a simbolo della potenza della console), il brand non ha più subito novità davvero degne di rilievo e da tempo vivacchia sulla consistente fetta di appassionati che non si perdono nessuna nuova uscita, nonostante un motore grafico incapace di sfruttare le potenzialità di Xbox 360 e Playstation 3. Neanche questo Strikeforce è purtroppo destinato a cambiare le cose, trattandosi addirittura della mera trasposizione dell’omonimo titolo uscito circa un anno fa su Psp. Perché mai relegare il gioco alla sola console portatile di Sony, quando con il minimo sforzo è possibile estendere la fetta di possibili acquirenti del titolo?

Aria di casaCosì quest’anno invece del prevedibile Dynasty Warriors 7, ci tocca un prodotto un poco diverso dal solito, almeno nell’ambito delle console maggiori. Infatti se Dinasty Warriors: Strikeforce non rappresenta certo la tanto sospirata evoluzione della serie, introduce comunque alcune novità che potrebbero rivelarsi interessanti in ottica futura.L’ambientazione è ancora la solita Cina dei Tre Regni, un’era mitologica in cui tre fazioni si contesero il potere e la vincente riuscì finalmente a portare la pace e la prosperità in tutto il paese. Il gioco abbandona gli spettacolari filmati di intermezzo per raccontarci gli eventi attraverso poco esplicative schermate statiche, in cui semplici finestre testuali, con l’ausilio di una mappa della Cina, illustrano il procedere degli eventi per mezzo di una narrazione frammentata e lacunosa, difficilmente comprensibile nella sua interezza da chi non abbia mai giocato ad un episodio della serie. Come al solito si potrà scegliere tra le tre fazioni di Wu, Shu e Wei, ognuna di essere guidata da un leader carismatico e da una serie di esclusivi ufficiali, tra i quali potremo scegliere il nostro protagonista. I personaggi sono gli stessi di sempre, con il design rinnovato già visto in Dynasty Warriors 6; in più la versione Playstation 3 potrà contare sulla presenza dei carismatici protagonisti di Ninja Gaiden, mentre chi comprerà la versione per Xbox 360 dovrà accontentarsi di alcuni degli anonimi protagonisti dello spin-off Orochi, con una evidente disparità di trattamento tra le due piattaforme.Le somiglianze del gameplay con quello proposto nello spin-off Empires sono evidenti, ma ci sono anche due grosse differenze: la prima è che il giocatore subisce passivamente la storia, potendo affrontare solo le missioni messe a disposizione dal gioco e non muoversi liberamente sulla mappa. La seconda è che il menù statico è stato sostituito da un villaggio, che incarna la nostra base: le diverse voci sono sostituite dai (pochi) abitanti, ognuno dei quali dà accesso ad una diversa opzione.Troviamo dunque il negozio in cui acquistare pozioni, quello presso cui vendere o scambiare le risorse raccolte, il fabbro presso cui acquistare o potenziare le armi, l’esperto di Chi dal quale acquisire nuove abilità e così via, oltre ad un paio di figure che ci passano missioni da completare e a qualche occasionale visitatore che ci regala carte strategiche. Le risorse per i potenziamenti vanno raccolte durante le battaglie, e talune risultano davvero rare, rendendo necessario affrontare più volte le stesse sessioni. Solo con pazienza e costanza sarà possibile avanzare di livello e potenziarsi a sufficienza per procedere nel gioco, evolvendo di conseguenza anche il nostro villaggio.

Supereroi con superpoteriLa maggior parte del tempo lo si trascorre prevedibilmente sul campo di battaglia. A livello di giocabilità non ci sono tangibili differenze col sesto episodio, quindi disponiamo dei soliti tre tasti per l’attacco (normale, potente e musou), oltre alla capacità di correre, scattare, parare: è presente anche il salto, che se adeguatamente potenziato permette al giocatore di raggiungere altezze vertiginose, per raggiungere piani rialzati, ma soprattutto impegnarsi in spettacolari spostamenti e duelli aerei, fluttuando letteralmente nell’aria. E’ inoltre possibile disporre di un’arma secondaria liberamente selezionabile, in alternativa alla primaria che invece è predeterminata in base al personaggio scelto. La vera novità rispetto al passato è da ricercarsi a livello visivo, perché fin da subito i personaggi sono circondati da una sorta di aura colorata, rappresentazione dell’enorme potere racchiuso in loro: una volta riempita l’apposita barra tramite le uccisioni dei nemici, è possibile trasformare il personaggio in una creatura semidivina, con luci, colori ed effetti speciali vari a sottolineare il tutto. Ovviamente in questa modalità si dispone di attacchi più potenti, indispensabili per sopravvivere alle situazioni più affollate, o per abbattere i boss nemici, ma la trasformazione ha durata limitata nel tempo, dunque occorre scegliere con attenzione quando trasformarsi. In definitiva un sistema di combattimento ancor meno realistico che in passato (sempre che possa parlarsi di realismo di fronte ad un unico individuo che da solo spiana decine di avversari) e interamente votato alla spettacolarizzazione, che rende gli scontri ancora più veloci e frenetici.

Stanza dopo stanzaPur se presentato su console di ben altre capacità, la conformazione dei livelli di questo Strikeforce ripropone quanto visto su Psp: dunque al posto di un unico, enorme livello attraverso il quale muoversi, ogni stage è costituito da tutta una serie di piccole stanzette, ognuna delle quali caratterizzata da una sfida diversa. Il passaggio da una stanza all’altra richiede un veloce caricamento e permette di seminare i nemici, che non possono uscire dalle loro aree di competenza. Tali sessioni possono essere sostanzialmente di due tipi. Ci sono stage pieni di avversari con respawn infinito, che dunque continuano ad arrivare ad ondate continue, non concedendo un attimo di tregua: in genere si tratta di aree di passaggio, in cui non attardarsi se non per raccogliere qualche risorsa. In alternativa ci sono aree con nemici prefissati, che una volta abbattuti non ritornano: in queste zone in genere si trovano anche i boss. A differenziare le varie arene contribuiscono gli elementi del fondale, nella realizzazione dei quali i programmatori di Koei si sono decisamente sbizzarriti: il giocatore può trovarsi dinnanzi dislivelli più o meno elevati, piattaforme mobili ed altre amenità che fanno assomigliare molti stage ad un vero e proprio platform, richiedendo di saltellare qua e là evitando gli ostacoli e superando i nemici. Anche la varietà degli avversari è discreta, spaziando dalla classica fanteriacarne da macello a maghi volanti, strani marchingegni stordenti, trappole dotate di laser, macchine d’assedio, enormi creature magiche e chi più ne ha più ne metta. Il gioco ne guadagna sicuramente in varietà, ma va completamente perduto uno dei segni distintivi della serie, quello cioè di sentirsi proiettati nel pieno di una immensa, sanguinosa battaglia medievale.Tali livelli possono essere affrontati assieme a tre alleati, selezionati liberamente tra quelli disponibili nella propria fazione: giocando in solitaria questi sono mossi da una discreta intelligenza artificiale e al giocatore è permesso impartire loro dei comandi base, indicando loro l’obiettivo da colpire tra nemici comuni, volanti, trappole o boss. On-line invece possono essere controllati da altrettanti giocatori umani. In questo secondo caso ci si può unire ad una partita già in corso oppure crearne una ex-novo, stabilendo alcune regole base del tipo il livello dei partecipanti e gli incarichi da affrontare. Prima di cominciare le varie missioni, inoltre, è possibile giocare in via preventiva alcune carte, che comportano alcune conseguenze a noi favorevoli nelle stanze cui decidiamo di abbinarle.Superare le varie missioni non serve solo per proseguire nel gioco, ma anche per raccogliere risorse, nascoste dentro pochi contenitori sparsi per l’area di gioco o rilasciati dai nemici abbattuti. Inoltre la particolare struttura degli stessi richiede al giocatore determinati potenziamenti: ad esempio finché non disporremo del triplo salto, alcune aree dei primi livelli non saranno accessibili perché posizionate troppo in alto e prive di altre vie d’accesso.

PortingResta da parlare dell’aspetto tecnico, ma non c’è molto da dire, se non che l’impatto generale appare inspiegabilmente sottotono rispetto al precedente Dynasty Warriors 6. Il fatto di mantenere la struttura del gioco per Psp, con ambienti molto piccoli, avrebbe dovuto quantomeno portare ad un maggior abbellimento degli stessi, che invece risultano spogli e quasi per nulla interattivi come in passato. I modelli dei protagonisti sono gli stessi di sempre, discretamente definiti, ma ancora poco naturali nei movimenti: i nemici invece sono poveri e decisamente troppo uguali gli uni agli altri. Anche gli effetti speciali non stupiscono come dovrebbero, limitandosi a proporre giochi di luce e poco altro, a sottolineare trasformazioni ed esplosioni. Se non altro il motore grafico riesce a reggere il tutto senza troppi affanni. L’audio presenta le solite musiche e le solite voci di sempre.La longevità è garantita dalla presenza di decine di missioni, tre diverse fazioni e la modalità on-line che rende senza dubbio più divertente il tutto. Va detto che gli scontri sono in parte diversi dal passato, più frenetici ma anche caotici, talvolta frustranti: affrontare un boss saltando e levitando in mezzo a maghi volanti, trappole ed altre amenità non è mai semplice, specie ai livelli più impegnativi, e innegabilmente talvolta viene voglia di mollare tutto. Inoltre il caos che normalmente regna sul campo di battaglia rende difficile elaborare strategie più complesse del semplice abbattere il boss prima che lui abbatta noi. Dunque gli appassionati sono avvertiti, le novità introdotte possono intrigare, ma anche deludere.

– Discreta varietà di ambientazioni e nemici

– Ritmi frenetici

– Multiplayer a 4 online

– Combattimenti fin troppo schizofrenici

– A rischio frustrazione

– Assenza della modalità a 2 giocatori tramite split-screen

6.0

Koei ripropone su Xbox 360 e Playstation 3 il suo brand più famoso, presentandoci una fin troppo fedele conversione del titolo già visto su Psp, con meccaniche di gioco parzialmente innovative, ma anche non del tutto adatte a console da salotto. Alla fine il punto di forza maggiore di questo Strikeforce è la modalità on-line, che permette fino a 4 giocatori di collaborare e competere,cui fa però da contraltare la scomparsa della modalità a due giocatori, che permetteva di duettare con un amico sulla stessa televisione, mediante split-screen. E alla fine proprio il gameplay rivisto, che stravolge in parte l’approccio al titolo, più frenetico e meno ragionato che in passato, potrebbe scontentare i fan di lunga data.

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