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Immagine di Panzer Dragoon Remake: un quarto di secolo e non sentirlo - Recensione

Recensione

Panzer Dragoon Remake: un quarto di secolo e non sentirlo - Recensione

Quanto costa la nostalgia?

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Avatar di Gianluca Arena

a cura di Gianluca Arena

Editor @SpazioGames

Pubblicato il 28/03/2020 alle 13:07 - Aggiornato il 30/03/2020 alle 10:03
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  • Pro
    • Buon lavoro a livello grafico e tecnico
    • L'introduzione del doppio set di comandi
    • Colonna sonora ancora di primissimo piano
  • Contro
    • Nessun contenuto inedito
    • Decisamente troppo costoso
    • Decisamente troppo breve

Il Verdetto di SpazioGames

7

Siamo felici che Panzer Dragoon Remake sia stato pubblicato, e ancora di più nel sapere che il medesimo studio sta lavorando al remake del secondo (e superiore) capitolo, perché questa è una serie che non meritava di finire nel dimenticatoio. Il lavoro svolto su questo remake è perlopiù di buona qualità, soprattutto a livello tecnico, e l'aggiunta di un duplice control scheme non potrà che attirare anche le nuove leve, così come l'eccellente soundtrack. Peccato, allora, constatata l'assenza di qualsivoglia materiale inedito e stante l'estrema brevità dell'esperienza di gioco, che il prezzo richiesto sia decisamente fuori parametro, tanto da costringerci a consigliare l'acquisto solamente in concomitanza con il primo calo di prezzo. A quel punto, però, non mancate di dare una possibilità ad uno degli shooter su binari migliori della sottovalutata libreria del Sega Saturn.

Disponibile su: PC, SWITCH, PS2, SATURN

Informazioni sul prodotto

A sorpresa, in un periodo in cui le buone notizie all’improvviso sono quanto mai gradite, Nintendo ha rilasciato Panzer Dragoon Remake sullo store digitale in seguito alla pubblicazione del Direct Mini di qualche giorno fa.

Entusiasti alla possibilità di rigiocare un classico senza tempo, tra le esclusive più valide della ludoteca del defunto Sega Saturn, ci siamo rituffati a capofitto sul titolo: varrà ancora la pena questo viaggio nel tempo?

Requiem per il Saturn

Correva l’anno 1995, agli albori della lotta senza quartiere, poi vinta clamorosamente da Sony, tra Saturn e PlayStation: l’architettura hardware della macchina Sega era complicata, un po’ come quella di PlayStation 3 in tempi più recenti, e rendeva particolarmente difficile sviluppare titoli in tre dimensioni, che all’epoca erano la grande novità sul mercato.

Non bastarono, allora, decine di giochi in due dimensioni (o due dimensioni e mezzo) per salvare la macchina Sega dal rapido oblio, ma, nondimeno, alcuni titoli di spessore vi si affacciarono e seppero conquistarsi una fetta di pubblico.

Panzer Dragoon era sicuramente uno di questi: sparatutto su binari dal buon impatto grafico e dell’inconfondibile spirito arcade che contraddistingueva molte produzioni Sega dell’epoca, il titolo del Team Andromeda ricevette una buona accoglienza tanto dalla critica quanto dal pubblico, nonostante un gameplay semplice ed una durata esigua.

Oggi, ad un quarto di secolo di distanza, questo remake porta anche su Switch quel feeling da sala giochi che i meno giovani ricorderanno con piacere, a partire dalla lunga cutscene iniziale, l’unico assaggio di storia in un prodotto concentrato unicamente sulle sue meccaniche di gioco.

Ambientato in un universo post apocalittico desertico, tra influenze di Dune, Hokuto no Ken e taluni lungometraggi nipponici, il titolo metteva il giocatore in sella ad un drago blu senza troppi preamboli, nei panni di un cacciatore del deserto impavido e pronto all’avventura di nome Keil, dapprima spettatore e poi attore nella storia di due dragoni e dei loro cavalieri.

L’introduzione frettolosa e la quasi totale assenza di dialoghi tornano in questa versione per Switch, nello sviluppare la quale si è cercato di rimanere il più fedeli possibile al materiale originale, con esiti perlopiù soddisfacenti. Molte produzioni tipicamente da sala giochi hanno trovato casa sulla macchina ibrida Nintendo, e Panzer Dragoon Remake sembra perfettamente a suo agio con sessioni di gioco brevi e con la possibilità di giocare ovunque.

Classico o moderno?

Nonostante si potrebbe descrivere il gameplay della produzione accostandolo semplicemente ai più recenti episodi di Star Fox, con una telecamera che segue da dietro l’avatar e i nemici che sbucano da ogni dove, la differenza non da poco rispetto a molti altri congeneri risiede nella possibilità di essere attaccati da tutte e quattro le direzioni cardinali (quindi anche alle spalle), il che rende necessario affidarsi al basilare radar posto nell’angolo superiore destro dello schermo, onde evitare spiacevoli attacchi a sorpresa provenienti da dietro.

Consapevoli di una certa legnosità del control scheme originale, gli sviluppatori hanno aggiunto a questo remake un set di comandi chiamato “moderno”, in cui è possibile muovere separatamente il drago e il reticolo di puntamento, l’uno con l’analogico sinistro e l’altro con quello destro, assicurando una maggiore precisione in fase di mira ed ovviando ad uno dei problemi dell’originale.

Su Sega Saturn, infatti, e anche su Switch optando per il set di controlli classico, spostare il reticolo di mira comporta anche lo spostamento in quella direzione del drago, il che può portare, nei momenti più concitati, ad incassare una serie di colpi indesiderati.

Peccato, allora, che il lavoro di rifacimento non abbia coinvolto anche i contenuti: qualche stage aggiuntivo inedito avrebbe impreziosito la produzione e reso più tollerabile il prezzo richiesto, su cui torneremo più avanti, così come un sistema interno di achievement o la presenza di nuovi livelli di difficoltà o nuovi nemici avrebbero aumentato la varietà del pacchetto e offerto ulteriori ragioni per procedere al download al di fuori della nostalgia per i trentenni.

Quanti colori

Difficile lamentarsi del lavoro svolto sulla presentazione del titolo, adeguato agli standard moderni e ripulito in ogni suo aspetto, a livello visivo: la palette di colori originale, piuttosto smorta, è stata considerevolmente ravvivata, donando al prodotto un aspetto decisamente più lucido e colorato, con un’estetica che vira maggiormente verso toni caldi e cartooneschi, pur rispettando la direzione artistica originale.

Molto bene dal punto di vista delle performance, anche in modalità portatile, quella in cui abbiamo passato la grande maggioranza del tempo di test: i 30 fps sono piuttosto consistenti in tutte le situazioni, anche quando lo schermo si affolla di proiettili ed avversari, e non abbiamo riscontrato particolari problemi se non qualche sporadico fenomeno di pop-in e di caricamento ritardato di alcune texture di superficie, che faticavano ad adeguarsi alla velocità del gameplay.

Panzer Dragoon Remake non è di certo uno dei titoli più belli visti su Switch, insomma, ma il lavoro svolto è ammirevole e rispettoso del materiale di partenza.

La colonna sonora, composta di una manciata di nuovi arrangiamenti dei pezzi originali ma soprattutto delle tracce dell’epoca, si difende ancora benissimo, e farà scorrere qualche brivido lungo la schiena di coloro che ricordano i pomeriggi passati a ricominciare decine di volte gli stage più complessi, come il quarto (maledetto!).

Apprezzabile anche l’aggiunta di una modalità fotografica, che consente anche di applicare diversi filtri per i fotografi provetti tra i fan del franchise, ma la vera spina nel fianco è rappresentata dal rapporto quantità/prezzo, difficilmente accettabile al giorno d’oggi.

Come all’epoca della prima uscita, il gioco può essere portato a termine in due ore scarse (anche meno per i più abili), e il prezzo richiesto, che è attualmente molto vicino ai venticinque euro, è francamente spropositato non solo per la quantità di contenuti ma anche per il tutto sommato limitato tasso di rigiocabilità del titolo.

Da fan di vecchia data del Saturn e dell’originale, siamo felici di avere la possibilità di portarci sempre dietro un feticcio della nostra adolescenza, peraltro degnamente rifatto, ma avremmo comunque atteso una calo di prezzo prima di procedere all’acquisto ed è quanto consigliamo di fare anche ai nostri lettori.

+ Buon lavoro a livello grafico e tecnico

+ L'introduzione del doppio set di comandi

+ Colonna sonora ancora di primissimo piano

- Nessun contenuto inedito

- Decisamente troppo costoso

- Decisamente troppo breve

7.0

Siamo felici che Panzer Dragoon Remake sia stato pubblicato, e ancora di più nel sapere che il medesimo studio sta lavorando al remake del secondo (e superiore) capitolo, perché questa è una serie che non meritava di finire nel dimenticatoio. Il lavoro svolto su questo remake è perlopiù di buona qualità, soprattutto a livello tecnico, e l’aggiunta di un duplice control scheme non potrà che attirare anche le nuove leve, così come l’eccellente soundtrack. Peccato, allora, constatata l’assenza di qualsivoglia materiale inedito e stante l’estrema brevità dell’esperienza di gioco, che il prezzo richiesto sia decisamente fuori parametro, tanto da costringerci a consigliare l’acquisto solamente in concomitanza con il primo calo di prezzo. A quel punto, però, non mancate di dare una possibilità ad uno degli shooter su binari migliori della sottovalutata libreria del Sega Saturn.

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