Il 4 marzo non è una data qualunque per chi ama i videogiochi. Oggi ricorrono 26 anni dal debutto giapponese di PlayStation 2, la console che più di ogni altra ha ridefinito il concetto stesso di successo nell’industria videoludica. Lanciata nel 2000 in Giappone e arrivata pochi mesi dopo in Occidente, PS2 non è stata soltanto un hardware: è stata un fenomeno culturale, un oggetto di culto capace di entrare in milioni di case e cambiare per sempre le abitudini di gioco di un’intera generazione.
Con oltre 155 milioni di unità vendute nel corso del suo ciclo vitale, la seconda console domestica di Sony rimane ancora oggi la più venduta di sempre. Un primato che non è frutto del caso, ma di una combinazione quasi irripetibile di tempismo, tecnologia e visione strategica. PS2 non era soltanto potente per l’epoca: era anche un lettore DVD accessibile in un momento in cui il formato stava esplodendo, diventando così un centro multimediale ante litteram quando il termine “media center” non era ancora di moda.
LEGGI LE 10 CURIOSITÀ SU PS2
Per celebrare questo anniversario così significativo, abbiamo deciso di fare un tuffo nel passato raccogliendo e pubblicando online 10 curiosità su PlayStation 2 che forse non tutti conoscono. Alcune riguardano la sua architettura interna, come il celebre “Emotion Engine”, un nome che già all’epoca raccontava l’ambizione di Sony di spingersi oltre i semplici poligoni.
Non mancano poi dettagli legati ai giochi che hanno segnato un’epoca, ai record ancora imbattuti e alle storie di sviluppo che hanno contribuito a costruire il mito di PS2. Perché se è vero che l’hardware ha fatto la differenza, è altrettanto vero che senza una line-up capace di parlare a pubblici diversissimi (dagli appassionati di JRPG agli amanti degli action, fino ai fan dei racing game) la storia sarebbe stata molto diversa.
Ventisei anni dopo, PS2 è un simbolo di un’epoca in cui il videogioco ha smesso di essere percepito come un passatempo di nicchia per diventare definitivamente cultura pop globale. E queste 10 curiosità sono il nostro modo per ricordare perché, ancora oggi, continuiamo a parlarne con rispetto quasi reverenziale.