La storia di Baldur’s Gate 3 è molto più travagliata di quanto si possa immaginare oggi. Prima del successo clamoroso firmato Larian Studios, il gioco è passato attraverso cancellazioni, diritti persi e decisioni aziendali discutibili. Ma l’episodio più assurdo riguarda la sua primissima incarnazione, saltata — a quanto pare — per un errore contabile.
A raccontarlo è Chris Avellone, co-fondatore di Obsidian ed ex sviluppatore di Black Isle Studios, il team che nei primi anni 2000 stava lavorando a quello che sarebbe dovuto essere il terzo capitolo della saga. Secondo Avellone, lo sviluppo fu interrotto perché un pagamento non venne effettuato correttamente. Una svista burocratica, apparentemente banale, che però ha avuto conseguenze enormi su uno dei franchise RPG più importanti di sempre.
Il progetto, conosciuto internamente come The Black Hound, non era nemmeno collegato direttamente alla storia dei capitoli precedenti, nonostante portasse il nome Baldur’s Gate 3 per motivi puramente legali e commerciali. Come spiegato da Josh Sawyer, il publisher Interplay poteva sviluppare giochi D&D su PC solo utilizzando determinati nomi, tra cui proprio Baldur’s Gate e Icewind Dale.
Il risultato? Un gioco con un’identità propria, ma costretto a vivere sotto un’etichetta che non gli apparteneva davvero. E quando sono iniziati i problemi interni — tra diritti in bilico e gestione discutibile — tutto è crollato.
Dopo la cancellazione, il team si spostò su Van Buren, il prototipo originale di quello che sarebbe diventato Fallout 3. Anche quel progetto, però, non vide mai la luce. Nel giro di pochi anni, Black Isle Studios chiuse definitivamente i battenti nel 2003, segnando la fine di un’era per gli RPG occidentali.
La storia non finisce qui. Nel 2007, Obsidian ebbe una seconda occasione per sviluppare Baldur’s Gate 3, ma anche quel tentativo fallì, questa volta per motivi economici: mancanza di budget reale e cambi di proprietà aziendale bloccarono tutto prima ancora di iniziare seriamente.
Guardando oggi il successo del gioco di Larian, viene quasi da sorridere amaramente. Uno dei migliori RPG moderni rischiava di non esistere affatto — non per limiti creativi, ma per errori amministrativi, diritti mal gestiti e scelte aziendali miopi.
E forse è proprio questa la lezione più interessante: nel mondo dei videogiochi, non basta avere talento o idee brillanti. A volte, basta una fattura sbagliata per cancellare un capolavoro.