Se c’è una cosa che ormai Nintendo e Illumination hanno imparato fin troppo bene, è come trasformare i titoli di coda in strumenti di marketing narrativo. E Super Mario Galaxy Il Film non fa eccezione, anzi: rilancia con decisione, piazzando ben due scene post-credit che non si limitano a chiudere il film, ma spalancano il futuro dell’intero universo cinematografico.
La prima arriva subito dopo i crediti animati, mentre la seconda richiede un po’ più di pazienza, nascosta alla fine dello scorrere completo del cast. Un doppio appuntamento che ormai è diventato prassi, ma che qui assume un peso specifico tutt’altro che banale.
La prima scena è quella più “industriale”, nel senso più calcolato del termine. Ritroviamo Bowser e Bowser Jr., ma soprattutto assistiamo all’ingresso in scena di Fox McCloud, protagonista della serie Star Fox. Il messaggio è chiarissimo: non siamo più solo nel regno dei funghi, ma in un universo condiviso che punta esplicitamente all’espansione.
Il cameo non è buttato lì. Il riferimento al warp drive riparato e al ritorno verso il suo equipaggio — Peppy, Slippy e Falco — è un teaser neanche troppo velato di uno spin-off dedicato. In altre parole, Nintendo sta preparando il terreno per qualcosa di molto più ambizioso di un semplice sequel.
Ma è la seconda scena, quella finale, a parlare direttamente ai fan storici. Ambientata nella Gateway Galaxy, introduce Princess Daisy, uno dei personaggi più amati ma finora rimasto ai margini del franchise cinematografico. La sua apparizione non è casuale: segue lo stesso schema già visto con Yoshi nel primo film, ovvero introdurre un volto chiave destinato a diventare centrale nel capitolo successivo.
Tradotto: The Super Mario Bros. Movie 3 potrebbe ruotare proprio attorno a Daisy. E considerando il suo ruolo storico nei giochi, è una scelta che potrebbe dare nuova linfa narrativa alla saga.
Quello che colpisce, però, è il disegno più ampio. Da un lato abbiamo l’apertura verso Star Fox, dall’altro l’espansione interna al mondo di Mario. Due direzioni diverse, ma complementari. Non siamo ancora a un vero e proprio “Nintendo Cinematic Universe”, ma i segnali vanno tutti in quella direzione.
E forse è proprio questo il punto. Perché queste scene post-credit non servono solo a far restare il pubblico incollato alla poltrona qualche minuto in più. Servono a dire, senza mezzi termini, che questo è solo l’inizio.