Ci sono segnali che, nel linguaggio dell’industria, parlano chiaro. Uno di questi è la comparsa di una classificazione ufficiale, e nel caso di Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo Remake il rating ESRB appena pubblicato ha il sapore di una promessa mantenuta a metà, ma finalmente concreta.
Il remake dell’iconico capitolo del 2003 è stato infatti classificato T for Teen, esattamente come l’originale, a conferma di una scelta conservativa ma coerente da parte di Ubisoft. Niente stravolgimenti identitari, almeno sulla carta. Le motivazioni sono quelle che i fan ricordano bene: sangue, violenza, tematiche sessuali accennate e persino parziale nudità, elementi che facevano parte del fascino maturo del Sands of Time originale.
La descrizione ESRB dipinge un quadro familiare: azione in terza persona, platforming, trappole mortali come lame rotanti e pozzi di spine, combattimenti corpo a corpo contro soldati maledetti fatti di sabbia. Spade che cozzano, urla di dolore, spruzzi di sangue e persino una sequenza bidimensionale in cui la morte del principe lascia pozze rosse sul terreno. Tutto molto Prince of Persia, tutto molto 2003, e forse è proprio questo il punto.
Perché se c’è una cosa che questo remake non può permettersi, dopo anni di rinvii, reboot interni e silenzi imbarazzanti, è quella di tradire la memoria collettiva. Il rating non ci dice se il gioco sarà bello, moderno o tecnicamente all’altezza, ma ci dice che esiste. Ed è già una notizia.
Secondo quanto riportato da Insider Gaming, internamente Ubisoft aveva pianificato un’uscita a metà gennaio, ipotesi che potrebbe essere slittata ma che lascia intendere come l’annuncio ufficiale sia ormai dietro l’angolo. Anche il sito del gioco, recentemente aggiornato, sembra suggerire che qualcosa si stia muovendo dopo anni di immobilismo.
Curioso e non poco il fatto che nella classificazione siano citate versioni per Xbox Series X|S, Xbox One, PlayStation 4 e PC, mentre mancano all’appello PlayStation 5 e Nintendo Switch 2. Un’assenza che sa di scheda incompleta più che di scelta strategica, ma che racconta comunque una certa prudenza comunicativa da parte di Ubisoft.
Sands of Time Remake è diventato, suo malgrado, un simbolo: di remake annunciati troppo presto, di aspettative mal gestite, di un’industria che spesso confonde nostalgia e progettualità. Vederlo finalmente avvicinarsi alla linea del traguardo non è un trionfo, ma un sollievo. E a questo punto, più che miracoli, chiediamo una cosa sola: che torni a scorrere il tempo. Ma bene.