Per Ken Kutaragi, il creatore di PlayStation, i videogiochi hanno attraversato una fase di stagnazione nonostante la crescita delle loro dimensioni e della qualità grafica. Intervenendo all’Università di Elettrocomunicazioni in Giappone, ha indicato nella curiosità degli sviluppatori una condizione essenziale per far progredire il settore e superare i modelli creativi consolidati.
La sua critica riguarda soprattutto il modo di creare contenuti: a suo giudizio, l’approccio non è realmente cambiato rispetto al periodo in cui guidava il progetto della prima console Sony. Il salto compiuto sul piano della presentazione e della scala dei giochi non corrisponde, nella sua lettura, a una trasformazione altrettanto profonda dei metodi creativi.
Kutaragi non considera però quello videoludico un settore ormai maturo. Pur riconoscendone il valore economico, capace di superare cinema, televisione e musica, ritiene che ci siano ancora margini per innovazioni significative. Nel suo intervento, il successo commerciale raggiunto dall’industria non viene quindi identificato con l’esaurimento delle possibilità offerte dal mezzo.
Al contrario, il creatore della console vede l’industria davanti a un grande punto di svolta, dal quale potrebbe passare alla fase successiva della propria evoluzione. Per descrivere l’atteggiamento necessario a compiere quel passaggio, ha richiamato le ambizioni che accompagnarono il lavoro del suo gruppo alle origini del progetto.
Il team della prima PlayStation, ha ricordato, voleva «cambiare il mondo». Un obiettivo che Kutaragi collega allo spirito dell’industria di quel periodo: sviluppare tecnologie all’avanguardia, assumendo un ruolo di guida anziché seguire le direzioni già tracciate da altri. È questo l’esempio che ha portato agli sviluppatori e agli studenti presenti.
Il suo invito a guidare l’innovazione si rivolge in particolare ai più giovani. Secondo Kutaragi, le abitudini acquisite durante gli anni della formazione tendono ad accompagnare le persone anche nell’età avanzata: coltivare fin dall’inizio la disponibilità a esplorare nuove possibilità diventa quindi parte del percorso professionale.
Da qui l’avvertimento contro la perdita della curiosità, espresso con una formula netta: «Nel momento in cui perdi la curiosità e pensi che probabilmente meglio di così non si possa fare, è finita».