Nintendo ha chiesto l'archiviazione di una causa collettiva avviata negli Stati Uniti dopo i rincari applicati ad alcune console e ad alcuni accessori. La società sostiene di non essere obbligata a trasferire ai clienti l'eventuale restituzione delle somme versate al governo statunitense per i dazi successivamente dichiarati illegali.
Al centro della class action c'è la richiesta di riconoscere ai consumatori una parte dei possibili rimborsi sui dazi. Nella documentazione depositata, Nintendo afferma che gli acquirenti hanno ricevuto esattamente i prodotti scelti al prezzo concordato. I successivi sviluppi legali sulle tariffe, secondo la compagnia, non avrebbero quindi creato automaticamente un diritto alla restituzione di denaro.
Nel 2025 la casa di Kyoto aveva aumentato negli Stati Uniti i prezzi della console originale, comprese Switch OLED e Switch Lite, insieme ad altri prodotti. I rincari avevano interessato anche accessori della nuova generazione, tra cui i controller Joy-Con 2. Il prezzo della console Nintendo Switch 2, invece, non era stato modificato in risposta a quelle tariffe.
Gli aumenti erano arrivati dopo l'introduzione di dazi statunitensi sulle importazioni provenienti da numerosi Paesi. Le misure avevano inciso su un'ampia parte dell'elettronica di consumo realizzata in poli produttivi asiatici come Cina e Vietnam. Nel 2026 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha però invalidato quelle tariffe, giudicandole illegali e aprendo la strada alle richieste di rimborso delle aziende coinvolte.
Nintendo ha avviato un'azione contro il governo statunitense nel marzo 2026 per recuperare le somme pagate. La causa collettiva dei consumatori è stata presentata il mese successivo e punta a ottenere un risarcimento per chi aveva acquistato i prodotti interessati dai rincari. Le due iniziative riguardano dunque lo stesso quadro tariffario, ma perseguono destinatari e risultati differenti.
Nella propria difesa, la compagnia afferma di non avere trasferito integralmente sui clienti il costo dei dazi. Gli adeguamenti sarebbero stati selettivi e determinati anche dal prezzo della memoria, dal lavoro e dalle spedizioni, senza una maggiorazione uniforme applicata all'intera gamma. Nintendo sostiene inoltre di avere assorbito direttamente i costi tariffari su alcuni dei prodotti principali del 2025, compresa Switch 2.
La società ritiene anche impossibile isolare con precisione la quota di ogni rincaro attribuibile ai soli dazi. Oltre alla richiesta pubblica di archiviazione, ha proposto di trasferire la controversia in un arbitrato privato. Azioni collettive simili hanno coinvolto anche Sony per prodotti PlayStation acquistati dopo gli aumenti tariffari, mentre altre aziende, tra cui FedEx, hanno scelto di restituire ai clienti parte delle somme recuperate.