Hideo Kojima ha trovato un punto di contatto sorprendente tra Digger, il nuovo film di Alejandro González Iñárritu con Tom Cruise, e Metal Gear Solid 2: Sons of Liberty. Il paragone non riguarda l'azione o l'estetica, ma il modo in cui entrambe le opere usano il presente per mettere in guardia sul futuro.
Il game designer ne ha parlato direttamente con Alejandro González Iñárritu durante una conversazione organizzata da Gizmodo Japan. Al centro del confronto c'è Digger, film attualmente nelle sale che vede Cruise nei panni di un magnate del petrolio responsabile di gravi danni ambientali e che sta facendo discutere anche per il suo difficile percorso al botteghino.
Secondo Kojima, Digger nasce dallo stesso impulso che alimentava il secondo capitolo della sua celebre saga stealth: osservare i segnali già presenti nella società e portarli alle loro conseguenze più inquietanti. Per il creatore giapponese, Metal Gear Solid 2 ragionava sul potere della tecnologia e dei social media prima che diventassero una presenza impossibile da ignorare nelle nostre vite.
Il riferimento oggi appare ancora più attuale per via dell'intelligenza artificiale generativa, capace di moltiplicare contenuti, ricostruzioni e falsità difficili da distinguere. Kojima vede in Digger una simile vena cupa: né il film né il gioco offrono una soluzione semplice, ma costringono il pubblico a confrontarsi con un sistema dal quale non sembra possibile uscire del tutto.
Non è la prima volta che il rapporto tra Kojima e la saga Konami torna al centro del dibattito: di recente anche la storica voce giapponese di Snake ha invocato un ultimo Metal Gear firmato dall'autore. In questo caso, però, il richiamo a Sons of Liberty serve soprattutto per parlare del presente e di come si formano le opinioni online.
La seconda parte della conversazione si concentra infatti sulle reazioni a Digger. Iñárritu e Kojima osservano come molte persone abbiano discusso il film senza averlo visto, costruendo giudizi a partire da frammenti, commenti e impressioni filtrate dagli algoritmi. Social media ed errori generati dall'IA possono così frammentare la percezione collettiva e rafforzare convinzioni mai verificate.
Kojima riconosce un meccanismo simile in ciò che accadde a Death Stranding. Il gioco venne rapidamente ridotto all'etichetta di “walking simulator” anche da chi non lo aveva provato, basandosi soltanto sui filmati disponibili. Quella definizione ha continuato ad accompagnarlo, alimentata da ecosistemi digitali che tendono a mostrare agli utenti opinioni già compatibili con le loro.
Il risultato è una difesa di Digger che va oltre il semplice apprezzamento personale. Kojima non chiede di ignorare le critiche, ma invita a conoscere un'opera prima di trasformarla in un bersaglio o in uno slogan. Proprio come Metal Gear Solid 2, il film di Iñárritu diventa quindi un'occasione per interrogarsi su chi seleziona le informazioni e su quanto dei nostri giudizi sia davvero autonomo.