GTA 6 potrebbe rappresentare uno degli ultimi grandi videogiochi realizzati con un approccio «vecchia scuola», prima che l'intelligenza artificiale trasformi in maniera strutturale i processi produttivi. È la lettura di Joe Rubino, ex senior camera artist e cinematographer di Rockstar Games che ha lavorato a titoli come GTA 5, GTA Online, Red Dead Redemption 2 e Max Payne 3.
Nel corso di un'intervista, Rubino ha paragonato la possibile direzione del nuovo Grand Theft Auto a quella dei registi che continuano a scegliere la pellicola e i formati tradizionali nonostante l'evoluzione digitale. Secondo l'artista, ci sarà sempre spazio per opere costruite con un metodo interamente umano, ma GTA 6 potrebbe essere uno degli ultimi progetti di quella scala a seguire questa filosofia.
La precisazione più importante arriva dallo stesso Rubino: non dispone di informazioni dirette sulle tecnologie impiegate oggi da Rockstar e non esclude che lo studio stia già utilizzando strumenti non noti al pubblico. La sua, quindi, è una riflessione sul futuro dello sviluppo e non un'indiscrezione sulla produzione del gioco.
Per Rubino, l'attesa che circonda il kolossal va oltre le dimensioni del progetto. Molti osservatori guarderebbero a Rockstar Games in cerca della conferma che sia ancora possibile creare grandi esperienze capaci di divertire e assorbire il pubblico. In questo senso, GTA 6 potrebbe diventare un «faro di speranza» per un settore attraversato da ristrutturazioni, pressioni economiche e cambiamenti tecnologici.
Il debutto del gioco è destinato a catalizzare l'attenzione anche sul piano commerciale. Tra le informazioni più recenti, il PlayStation Store ha già suggerito l'orario di sblocco italiano di GTA 6 su PS5, un ulteriore segnale di quanto ogni dettaglio sul lancio venga osservato dalla community.
L'ex sviluppatore ha affrontato anche il tema della distribuzione digitale. A suo parere, la progressiva scomparsa dei supporti fisici non sarebbe necessariamente una perdita: ridurre produzione, logistica e altri costi potrebbe contribuire a contenere la spesa per i giocatori, soprattutto in una fase segnata dall'inflazione. Si tratta di una posizione destinata a far discutere, perché il valore della proprietà fisica e della conservazione resta centrale per una parte del pubblico.
Quanto al roleplay, Rubino non crede che debba essere la prima priorità di Rockstar per GTA 6. Lo studio avrebbe già costruito un mondo ricco di contenuti nel quale gli utenti potranno perdersi a lungo; l'eventuale evoluzione delle esperienze di ruolo potrebbe quindi arrivare in un secondo momento, invece di definire l'offerta iniziale.
La riflessione più severa riguarda però le condizioni di lavoro. Secondo Rubino, l'industria avrebbe in parte perso la capacità di sviluppare videogiochi divertendosi durante il processo. L'ambiente sarebbe diventato più stressante soprattutto per gli aspiranti sviluppatori e per gli artisti junior, che entrano in un settore molto diverso da quello dei suoi primi anni.
Le parole dell'ex Rockstar non descrivono dunque soltanto GTA 6, ma un possibile punto di svolta. Da una parte c'è un'opera monumentale associata a un modello produttivo tradizionale; dall'altra, un'industria che cerca nell'IA nuovi margini di efficienza mentre affronta costi e pressioni crescenti. Il punto, per Rubino, non è rifiutare la tecnologia, ma preservare lo spazio creativo e umano necessario a realizzare giochi nei quali sia ancora possibile perdersi.
L'intervista completa a Joe Rubino è disponibile su Eldorado.gg.