Obbe Vermeij, ex direttore tecnico di Rockstar Games e veterano della serie Grand Theft Auto, non ha apprezzato la scelta di presentare il primo sguardo esteso a GTA 6 su Netflix. Secondo lo sviluppatore, lo studio avrebbe dovuto proteggere fino in fondo quell’alone di mistero che per anni ha accompagnato ogni nuova uscita della compagnia.
Il riferimento è a Grand Theft Auto VI: An Extended Look, trasmesso in anteprima sulla piattaforma streaming prima di arrivare sui canali ufficiali di Rockstar. Una strategia che ha trasformato la presentazione in un vero evento globale, ma che per Vermeij ha tolto al pubblico una parte importante del piacere della scoperta.
Intervistato da Thunderpick, l’ex sviluppatore ha definito la decisione «un errore». A suo giudizio, Rockstar avrebbe potuto distinguersi ancora una volta da tutti gli altri publisher, riducendo al minimo le anticipazioni e lasciando che il gioco sorprendesse direttamente i giocatori.
Vermeij è arrivato a immaginare una soluzione radicale: nessuna lunga campagna di avvicinamento e un’uscita quasi a sorpresa. È una posizione volutamente estrema, soprattutto considerando le dimensioni commerciali raggiunte dalla saga, ma riflette la nostalgia per un’epoca in cui molti dettagli di giochi come GTA: San Andreas emergevano soltanto dopo l’acquisto.
I numeri raccontano comunque l’efficacia della strategia moderna. L’Extended Look ha attirato un pubblico enorme, arrivando perfino a mettere sotto pressione Netflix durante la première, mentre le stime hanno indicato una forte accelerazione dell’interesse commerciale. La critica di Vermeij, quindi, riguarda soprattutto l’identità di Rockstar e l’esperienza dei fan, non la visibilità ottenuta dall’evento.
L’intervista ha riaperto anche il capitolo delle ambientazioni scartate. GTA: Tokyo fu discusso ai vertici dello studio, con il produttore Leslie Benzies particolarmente coinvolto nell’idea, ma il progetto non raggiunse mai una vera fase di produzione. Tra le possibilità valutate nel tempo sarebbero emerse anche Parigi, Rio de Janeiro e Mosca.
Per Vermeij, però, gli Stati Uniti restano il territorio ideale per Grand Theft Auto. La cultura americana offre eccessi, contraddizioni e simboli immediatamente riconoscibili, tutti elementi che rendono più semplice costruire la satira sociale tipica della serie senza dover spiegare da zero il contesto al pubblico internazionale.
C’è poi una ragione economica. Lo sviluppatore ha descritto un nuovo GTA come un investimento nell’ordine dei 2 miliardi: una stima personale, non un dato ufficiale sul budget, che serve a rappresentare la scala ormai raggiunta dalla produzione. Con cifre simili, scegliere un’ambientazione meno familiare sarebbe un rischio difficile da giustificare per Rockstar e Take-Two.
La stessa logica aiuterebbe a spiegare perché il prezzo base di GTA 6 non debba necessariamente inseguire ogni record. Vermeij ritiene più conveniente allargare il più possibile il pubblico e costruire ricavi nel lungo periodo attraverso contenuti scaricabili e soprattutto GTA Online, anziché alzare troppo la barriera d’ingresso.
Lo sguardo dell’ex Rockstar torna infine alle origini della saga. Tra le eredità più importanti di GTA 3 individua l’esplosione dei mondi aperti e la fantasia di interpretare un criminale in una città liberamente esplorabile. Due intuizioni che hanno influenzato l’intera industria e che continuano a sostenere l’enorme attesa per il nuovo capitolo.
Vermeij oggi lavora a Plentiful, un progetto molto più piccolo rispetto alle produzioni Rockstar. Proprio questa distanza gli permette di osservare GTA 6 da una prospettiva particolare: quella di chi ha contribuito a costruire la formula, ma teme che marketing e dimensioni colossali possano sacrificare parte della sorpresa che l’aveva resa speciale.