Un funerale in piena regola, organizzato sul palco da Steve Jobs per sancire la morte di Mac OS 9. Scene come questa, all'apparenza impensabili nel mondo aziendale, fanno parte della storia vera di Apple e del suo sistema operativo più celebre. Storie che l'ultimo episodio di Tech IT Easy, il podcast di Andrea Ferrario su Spotify, porta alla luce con dieci curiosità su macOS che vanno ben oltre la superficie di un'interfaccia familiare.
Cominciamo da un equivoco che persiste ancora oggi: la X di Mac OS X non è una lettera dell'alfabeto. È il numero romano dieci. Una distinzione tutt'altro che banale, perché segnala l'arrivo di qualcosa di radicalmente diverso dai predecessori: un sistema operativo costruito su basi Unix, con il progetto Darwin come fondamenta. Non un aggiornamento, ma una rifondazione.
Proprio in quegli anni di transizione, Apple prese una decisione commerciale quantomeno insolita: mettere in vendita una versione beta del sistema a 29,95 dollari. Pagare per testare un prodotto non ancora finito è una pratica che oggi farebbe alzare più di un sopracciglio, eppure accadde davvero.
Ferry, voce del podcast, ricostruisce nell'episodio anche le origini del Dock, quell'elemento grafico diventato nel tempo uno dei simboli di macOS. La sua storia affonda le radici in NeXTSTEP, il sistema operativo sviluppato dall'azienda fondata da Jobs dopo la sua uscita da Apple. Quando Jobs tornò in Cupertino, portò con sé quell'eredità, e il Dock trovò casa nei Mac.
Meno visibile ma altrettanto ricco di sorprese è il capitolo dedicato alle scorciatoie da tastiera: quasi duecento combinazioni disseminate all'interno del sistema operativo, molte delle quali ignorate dalla maggioranza degli utenti. Così come la modalità Target Disk, una funzione poco nota che consente di trasformare un Mac in un disco esterno di grandi dimensioni, collegabile a un altro computer.
E poi c'è quel funerale. Per spingere utenti e sviluppatori ad abbandonare il vecchio sistema e abbracciare il futuro, Jobs mise in scena una cerimonia vera e propria sul palco, con Mac OS 9 nel ruolo del defunto. Un gesto teatrale, certo, ma anche una dichiarazione di intenti inequivocabile.
L'episodio dedica spazio anche alla trasformazione visiva che ha accompagnato Apple nel tempo. L'interfaccia Aqua, con le sue icone iperrealistiche e i suoi riflessi lucidi, rappresentò un'epoca precisa. Poi arrivò la semplificazione: addio al logo multicolore, benvenuto al monogramma monocromatico che oggi tutti conoscono.
Una scelta, quella del logo sui MacBook, che nasconde una logica precisa: il simbolo della mela, visibile quando il portatile è aperto, è orientato verso chi guarda dall'esterno. Ogni Mac aperto diventa così una vetrina ambulante per il marchio, un dettaglio di design pensato prima di tutto per chi non sta usando il computer.
L'ultimo tassello dell'episodio riguarda Steve Jobs in persona, o meglio, il suo celebre look fatto di maglioni neri e jeans. Dietro quella divisa quotidiana non c'era solo estetica minimalista: Jobs aveva deliberatamente eliminato la scelta dell'abbigliamento dalla propria routine, per non sprecare energia decisionale in qualcosa che riteneva irrilevante. Una filosofia applicata alla vita esattamente come al design dei prodotti.
Tech IT Easy esce ogni martedì alle 13:00 su Spotify, con episodi dedicati alla tecnologia e alle storie meno raccontate che si celano dietro i dispositivi e le piattaforme che abitano la nostra quotidianità.