Il mondo di Call of Duty è tornato al centro di un dibattito che va ben oltre le meccaniche di gameplay e i bilanciamenti delle patch: un veterano della serie, membro fondatore di Infinity Ward, ha rivelato come Activision avrebbe tentato di influenzare in modo pesante lo sviluppo narrativo del franchise, spingendo per un capitolo ambientato attorno a un attacco dell'Iran contro Israele.
La rivelazione arriva in un momento di forte tensione geopolitica, innescata dalla pubblicazione sul profilo X ufficiale della Casa Bianca di un video dei bombardamenti su Teheran sovrapposto a elementi dell'interfaccia di Call of Duty, come la minimappa e le notifiche di XP, un accostamento che ha scatenato polemiche immediate nella community gaming e non solo.
A parlare è Chance Glasco, lead animator su diversi capitoli della saga e uno dei 22 sviluppatori originali che lasciarono lo studio Medal of Honor 2015 per fondare Infinity Ward nei primi anni 2000.
Glasco ha risposto direttamente al video della Casa Bianca su X, dichiarando: "Non mi sorprende. Ricordo che dopo la formazione di Respawn, Activision esercitò una pressione molto scomoda su di noi per fare il prossimo CoD sull'Iran che attacca Israele. Per fortuna, la stragrande maggioranza dei nostri sviluppatori era disgustata dall'idea e venne bloccata."
Il contesto storico è fondamentale per capire la portata di questa rivelazione. Nel 2010, i fondatori di Infinity Ward, Jason West e il compianto Vince Zampella, furono licenziati da Activision con l'accusa di "insubordinazione", evento che segnò un punto di rottura netto nella gestione del franchise.
I due andarono poi a fondare Respawn Entertainment, portando con sé molti ex sviluppatori di Infinity Ward, e Activision prese saldamente in mano le redini del suo FPS di punta. È proprio in questo clima post-rottura che, secondo Glasco, si sarebbe verificata la pressione editoriale sulla scelta del setting geopolitico.
La discussione ha rapidamente coinvolto anche uno dei momenti più controversi dell'intera storia del gaming: la missione "No Russian" di Call of Duty: Modern Warfare 2, in cui il giocatore assiste — e potenzialmente partecipa — al massacro di civili innocenti in un aeroporto.
Un utente sui social ha sfidato Glasco sul significato di quella scena, ottenendo una risposta che chiarisce la filosofia narrativa originale del team: "Nei primi CoD di IW volevamo spesso ricordare alle persone che la guerra è un inferno, non solo un videogioco."
Glasco ha anche rivelato un dettaglio che pochissimi giocatori hanno scoperto da soli: era possibile completare l'intera missione "No Russian" senza sparare a un solo civile, sparando vicino a loro per convincere i separatisti russi della propria complicità.
Una scelta di game design sottile e deliberata, pensata per offrire una via d'uscita morale al giocatore consapevole. Proprio a causa dell'impatto emotivo estremo che la sequenza produceva nei focus test, il team aggiunse l'opzione di saltare interamente il livello, una funzione che molti utenti non conobbero mai.
Questa vicenda solleva interrogativi concreti e attuali sul rapporto tra grandi publisher e i team creativi che sviluppano i giochi, un tema già al centro di molte controversie nell'industria.
La pressione di Activision per orientare la narrativa di un capitolo di Call of Duty verso un conflitto reale e attivo come quello tra Iran e Israele avrebbe avuto implicazioni enormi: non solo etiche, ma anche commerciali, considerando la distribuzione globale del franchise e la sua popolarità in mercati estremamente sensibili a quel tipo di rappresentazione.