Il mondo dei videogiochi indipendenti si trova di fronte a uno dei suoi capitoli più amari. Ashes of Creation, l'ambizioso MMORPG che aveva catalizzato le speranze di milioni di giocatori e raccolto cifre record su Kickstarter, è ufficialmente naufragato.
L'intero team di sviluppo di Intrepid Studios è stato licenziato in massa, e il progetto che prometteva di rivoluzionare il genere degli MMO si è spento in una controversia aziendale dalle tinte oscure.
La notizia è arrivata attraverso le parole dello stesso Steven Sharif, creative director del gioco e figura centrale del progetto fin dalla sua nascita. In una dichiarazione personale, Sharif ha rivelato di non avere più il controllo della società e di essersi dimesso per protesta contro decisioni del consiglio di amministrazione che definisce eticamente insostenibili.
Il designer ha sottolineato come non potesse prestare il proprio nome o la propria autorità a operazioni con cui era in profondo disaccordo.
Le dimissioni di Sharif hanno innescato una reazione a catena che ha coinvolto gran parte del management senior dell'azienda. In seguito a questo esodo dalla dirigenza, il consiglio di amministrazione ha optato per una soluzione drastica: emettere le comunicazioni previste dal WARN Act, la legge federale americana che regola i licenziamenti collettivi, e procedere con il taglio dell'intera forza lavoro.
La storia di Ashes of Creation era iniziata con ben altri auspici. La campagna Kickstarter del progetto aveva superato ogni aspettativa, raccogliendo quasi 3,3 milioni di dollari a fronte di un obiettivo iniziale di soli 750.000 dollari.
Questo successo aveva trasformato il gioco in uno dei progetti indipendenti più attesi del panorama videoludico, con una community di sostenitori estremamente coinvolta e fiduciosa.
Tuttavia, il percorso di sviluppo si è rivelato più tortuoso del previsto. La scelta strategica di Intrepid Studios di procedere senza l'appoggio di un publisher tradizionale, pur garantendo maggiore libertà creativa, ha rallentato significativamente i progressi del gioco. Questa autonomia ha avuto un costo in termini di tempi di sviluppo, alimentando nel tempo i primi dubbi sulla fattibilità concreta del progetto.
Il passaggio all'Unreal Engine 5 aveva rappresentato una boccata d'ossigeno per le aspettative della community. La migrazione al nuovo motore grafico di Epic Games sembrava offrire una seconda giovinezza al progetto, con potenzialità tecniche notevolmente superiori che promettevano di realizzare finalmente la visione originale degli sviluppatori.
Nelle sue dichiarazioni, Sharif ha espresso amarezza per la situazione che i dipendenti si trovano ad affrontare, sottolineando come abbiano lavorato in buona fede e non meritassero l'incertezza improvvisa che li ha travolti.
Il creative director ha però chiarito di non poter rivelare ulteriori dettagli a causa di questioni legali e di governance ancora in corso, lasciando molti interrogativi aperti sulle reali motivazioni che hanno portato alla chiusura del progetto.