Il dibattito sull'intelligenza artificiale generativa continua a spaccare l'industria videoludica, e stavolta a prendere posizione in modo netto è Bruce Straley, co-director di The Last of Us e figura leggendaria di Naughty Dog.
Ora alla guida del suo studio indipendente Wildflower Interactive, Straley ha utilizzato termini durissimi per descrivere l'IA generativa, definendola "un serpente che si mangia la coda" e sottolineando come questa tecnologia stia creando confusione persino a livello terminologico con l'IA tradizionale usata da decenni nello sviluppo videoludico.
Le sue dichiarazioni arrivano in un momento particolarmente delicato, dopo che persino Larian Studios ha dovuto fare chiarezza sull'uso di strumenti IA durante lo sviluppo dei propri giochi.
In un'intervista a Polygon incentrata sul debutto del suo nuovo progetto Coven of the Chicken Foot, rivelato ai The Game Awards, Straley non ha usato mezzi termini nel descrivere i limiti dell'intelligenza artificiale generativa.
"Non può crescere e pensare autonomamente, si limita a consumare e cercare di imitare ciò che ha consumato. Questo è il massimo che può fare al momento", ha spiegato lo sviluppatore, confermando che nessuna forma di AI generativa è stata utilizzata nel suo nuovo titolo.
Il problema centrale evidenziato da Straley riguarda proprio la confusione terminologica che sta investendo l'industria. Nel gaming, il termine "IA" è stato usato per decenni in riferimento ai sistemi che controllano gli NPC e il comportamento dei personaggi non giocanti, con interi team di programmatori specializzati dedicati a questo aspetto dello sviluppo.
"È difficile persino presentare il concept di questa creatura, perché nel mio mondo gli NPC sono IA", ha dichiarato riferendosi al companion presente in Coven of the Chicken Foot.
"Adesso non posso più dire che abbiamo creato il companion IA più avanzato di sempre, perché la gente penserà che abbiamo usato machine learning e LLM. No, non abbiamo fatto niente di tutto questo. Questo è lavoro duro, problem solving e tanto pensiero creativo."
La filosofia di Straley si riflette in una visione artigianale dello sviluppo videoludico che privilegia l'imperfezione umana rispetto alla perfezione algoritmica.
"Mi piace l'arte che ha scheggiature e difetti. È come la ceramica, ha imperfezioni perché non è uscita perfetta dal forno. Questa è la parte affascinante dell'arte", ha spiegato lo sviluppatore.
Una posizione che lo porta a rifiutare categoricamente l'idea che il prompt engineering possa essere considerato una forma d'arte: "Non penso che fare prompting sia arte", ha tagliato corto.
Nonostante il tono fortemente critico, Straley ha ammesso che l'IA generativa potrebbe avere alcune applicazioni utili in contesti specifici, ma ha chiarito di non avere alcun interesse personale nel suo utilizzo.
"Senza un essere umano alla base della creazione, personalmente non ho alcun interesse a guardare uno show TV fatto da un robot. Zero interesse nel guardare arte generata da un computer", ha affermato con decisione.
Le dichiarazioni di Straley arrivano in un momento particolare per l'industria, proprio dopo la controversia che ha coinvolto Larian Studios.
Il CEO Swen Vincke aveva infatti ammesso in un'intervista a Bloomberg che lo studio utilizza IA generativa durante lo sviluppo, scatenando immediate reazioni negative dalla community.
Vincke è stato costretto a chiarire rapidamente che i concept artist non verranno sostituiti dall'IA e che gli strumenti vengono utilizzati principalmente per "esplorare riferimenti" e permettere agli sviluppatori di "sperimentare per semplificarsi la vita" su base volontaria.