Hearthstone – La Sfida di Rastakhan, tempo di giudizi conclusivi

Recensione
A cura di DottorKillex - 8 Gennaio 2019 - 15:30

Inutile nasconderlo: quello appena passato è stato un anno difficile per Hearthstone, tra abbandoni, scelte discutibili e un metagame sempre più stagnante.
La Sfida di Rastakhan, ultima espansione dell’anno del Corvo, aveva il difficile compito di far rialzare la testa al card game di Blizzard, che rimane, comunque, il più giocato al mondo: dopo un mese dal lancio, avendo visto tutto quello che il pacchetto aveva da offrire, siamo pronti a darvi il nostro giudizio.

hearthstone trailer

Single player
Si è fatta attendere quasi tre settimane, ma la modalità Avventura per giocatore singolo de La Sfida di Rastakhan rappresenta, probabilmente, il lato migliore dell’espansione, senza nulla togliere alle carte più efficaci tra le 135 proposte.
Il giocatore è in questo caso chiamato a sfidare otto troll di difficoltà crescente in sequenza, e ognuna delle sfide è caratterizzata da condizioni differenti, a seconda dei santuari chiamati in causa.
I santuari sono pensati appositamente per questa modalità e i loro effetti, differenti per ogni classe, si rivelano fondamentali per bilanciare gli scontri, che, a parte le prime due o tre partite, si rivelano mediamente impegnativi, a volte anche troppo se commisurati alla povera ricompensa finale, ovvero il dorso personalizzato.
Dal punto di vista della generosità nei confronti dei giocatori, comunque, c’è poco da criticare Blizzard: il colosso californiano ha regalato, come di consuetudine, un ingresso nell’arena e diverse buste sia in occasione del lancio dell’espansione, sia nei giorni successivi.
Sebbene latitino le novità, visto che questa avventura somiglia tanto a quella proposta da Coboldi e Catacombe quanto ad altre viste nei primordi del gioco, anni fa, il divertimento è assicurato, e la sufficiente differenziazione tra le varie classi assicura una buona rigiocabilità, che pure risulterebbe fine a se stessa vista la mancanza di ulteriori ricompense una volta sconfitto il boss finale.

Nuovi mazzi e metagame
A circa cinque settimane dal rilascio dell’espansione, il numero di nuovi mazzi che si è saputo imporre nel metagame è desolatamente basso, e questa è sicuramente la debolezza più evidente de La Sfida di Rastakhan: molti archetipi si sono modificati, perché alcune delle nuove carte subentrano alle vecchie amplificandone gli effetti, ma di mazzi davvero nuovi, che possano portare una ventata di aria fresca nel metagame, nemmeno l’ombra.
Spiteful e Token rimangono ancora le due varianti da giocare per la classe Druido, a meno di non voler sperimentare altre tipologie che, però, faticano già ad entrare nella top 10: nonostante questa classe non sia sempre la prescelta dai giocatori di alto livello, rimane ancora molto amata e la si incontra spesso in classificata.
Discorso simile per il Mago, raramente scelto tra i top player ma ancora a galla nelle varianti Big Spell e Odd, solo sfiorate dalle nuove carte.
Il Cacciatore, dal canto suo, rimane una delle classi più versatili e potenti, potendo contare su almeno tre differenti archetipi competitivi anche ai massimi livelli (Deathrattle, Secret e Beast), le quali, pur non brillando per originalità, riescono a garantire risultati sempre al di sopra degli standard.
I nerf successivi al lancio dell’espansione e la mancanza di nuove carte di primissimo piano sembrano aver momentaneamente indebolito il Paladino, che aveva spadroneggiato negli ultimi mesi soprattutto nella variante Odd/Aggro: adesso non rimangono che la Even e la Deathrattle, comunque nemmeno lontanamente paragonabili, per velocità ed efficacia, ai vecchi mazzi a base di reclute troppo cresciute.
Il sacerdote ha ampliato notevolmente il range delle possibili tipologie di mazzo, ma sull’efficacia di ognuna di queste si potrebbe dibattere: se, difatti, il Deathrattle convince pienamente, la lentezza delle varianti Mecha’thun e Dragon Control sembra sposarsi male con i ritmi attuali del metagame, dove prevalgono mazzi che, nelle migliori condizioni, possono portare alla vittoria in quattro o al massimo cinque turni.
Il Deathrattle è una buona soluzione anche per la classe del ladro, che, in alternativa, può optare per una improbabile rinascita del Quest, a pochi mesi dalla dismissione di questo mazzo: le opzioni, per questa sfortunata classe, non sono molte altre, al momento.
Nonostante l’immobilismo che ne ha caratterizzato le ultime settimane, derivante dallo scarso spessore delle carte di classe contenute ne La Sfida di Rastakhan, lo sciamano rimane una classe potenzialmente molto potente, che può ancora contare sulla variante legata ad Agatha e su quella elementale, non particolarmente veloci ma ideali per controllare la partita senza troppi problemi.
A nostro parere, lo stregone non esce affatto ridimensionato dai nerf nè dalla nuova espansione, potendo ancora contare su diverse tipologie di mazzo adatte alla ladder e capaci, con un pizzico di fortuna (che non guasta mai…) di fare bella figura in ogni circostanza: ci riferiamo allo Zoo, ma anche all’Even e al Cubelock, sia con sia senza l’eroe potenziato.
Chiude il quadro il guerriero, attualmente in uno strano limbo che non gli permette nè di eccellere nè di essere disprezzato: la variante Robo e quella Dragon non dispiacciono, ma è l’Odd Quest il mazzo che sembra fornire maggiori garanzie quando il gioco si fa duro.

Hearthstone Anno del Corvo

Scossoni
Con Gwent che riesce a fare bella figura anche inserito in un contesto più spiccatamente ruolistico (vedi Thronebreaker) e Magic che continua a macinare record di longevità anche in forma digitale, Hearthstone sembra aver bisogno di uno scossone quanto prima per tenere il passo della concorrenza e confermarsi nel ruolo di card game più amato e giocato in rete.
Per fare questo, il 2019 dovrà essere un anno decisamente più rivoluzionario e ricco di novità di quanto non sia stato quello del Corvo, anche a costo di sbagliare qualcosa.
Pur continuando a divertirci come ha sempre fatto, infatti, il prodotto Blizzard ci ha restituito l’impressione del primo della classe che si siede sugli allori, troppo sicuro dei propri mezzi per preoccuparsi degli inseguitori.
E se c’è un insegnamento che si può trarre dalla storia dei videogiochi, è proprio che questo atteggiamento può rivelarsi assai dannoso anche per i prodotti (e le menti dietro di essi) più brillanti.

+ Avventura divertente e focalizzata
+ Valori produttivi sempre rilevanti
- Poche carte davvero indispensabili
- Nessuno scossone al metagame
- Non riesce ad invertire la tendenza

6.9

Nemmeno La Sfida di Rastakhan è riuscita nell’improbabile compito di raddrizzare un anno, quello del Corvo, che non ha portato sostanziali modifiche ad Hearthstone, che rimane, a nostro parere, il migliore, ma inizia a sentire il fiato sul collo di una concorrenza sempre più agguerrita.

La speranza è che la cronica mancanza di idee che sembra aver attanagliato il team alle spalle del gioco si dissipi con gli ultimi giorni del 2018, e che le nuove espansioni riescano a portare lo scossone tanto atteso.




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